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io_viaggio_leggero | 10 ottobre 2026, 07:00

Da Como a Brunate: in quota per scoprire una prospettiva diversa

In questa rubrica troverete interviste a viaggiatori e racconti di viaggio vissuti in prima persona. Luoghi da scoprire, avventure emozionanti e storie di vita. Se hai un’esperienza da raccontare scrivi a : ioviaggioleggero@gmail.com

Da Como a Brunate: in quota per scoprire una prospettiva diversa

Per guardare meglio un luogo, qualche volta bisogna allontanarsi. A Como basta alzare gli occhi: sopra i tetti, oltre il verde che riveste la montagna, Brunate suggerisce una deviazione. Una giornata comincia così, con l’idea di lasciare per qualche ora il lungolago e cercare un punto di vista insolito. 

In basso le passerelle degli approdi disegnano ombre lunghe, mentre la cupola del Duomo spunta alle spalle dei palazzi. L’acqua ha piccole increspature. Un manifesto pubblicitario invita a noleggiare una barca e propone perfino una Fiat 500 galleggiante. Sorrido davanti a questa automobile pronta a navigare. Oggi, però, il viaggio prende quota: mi aspettano due rotaie e una carrozza rossa. La stazione ha mattoni a vista, legno intagliato e una finestra rotonda sotto il tetto. All’interno, la scala accanto alla vettura mostra senza spiegazioni quanto sarà ripida la salita. Si aspetta c’è coda, si entra, si cerca un posto vicino al vetro. Poi tutto comincia lentamente a diventare molto piccolo. Inaugurata nel 1894, la funicolare racconta un’epoca in cui salire così sul monte era quasi fantascienza. Oggi conserva quel sapore di astratto: raggiungere in pochi minuti un luogo capace di essere altro. Guardo i binari, i muri di pietra, la vegetazione vicina e penso che opera grandiosa. All’arrivo su in alto viene voglia di fotografare subito tutto. Scelgo invece di camminare, lasciando che il panorama aspetti. Brunate si scopre anche così, attraverso una cancellata, una curva, una facciata color ocra con decorazioni antiche. Alcune ville custodiscono il fascino della borghesia tra Ottocento e Novecento, quando trascorrere l’estate in collina significava cercare frescura e manifestare il proprio rango nella società. Basta passarci davanti per coglierne ancora l’eleganza. Una targa mi trattiene più del previsto. Ricorda Pencio Slavejkov, poeta bulgaro morto qui nel 1912. Il ritratto in rilievo, le parole in due lingue, il riferimento alla patria lontana aprono una parentesi dentro la passeggiata. Penso a quante storie attraversiamo senza accorgercene, occupati a raggiungere il punto segnato sulla mappa. Viaggiare leggero significa anche concedersi queste deviazioni: pochi minuti dedicati a qualcuno di cui, fino a un istante prima, ignoravamo l’esistenza.

Verso San Maurizio il passo rallenta e la salita si fa sentire. Il Faro Voltiano compare sopra gli alberi, chiaro contro il cielo. Fu costruito nel 1927, a cent’anni dalla morte di Alessandro Volta. Nato a Como, ha lasciato un nome che incontriamo sui libri di scuola e ritroviamo qui, ovunque in questa terra. In realtà non inventò solo la pila, in senso stretto, ma contribuì ad un nuovo approccio dell’uomo al mondo. Una corrente elettrica trasportabile e ricaricabile ha cambiato tutto. Nella stessa giornata si incontrano l’intuizione scientifica, la storia dei trasporti e il piacere molto concreto di immergersi nella natura. Sul piazzale delle tre croci qualcuno fotografa, altri riposano sulle panchine. Poco lontano, un cannocchiale invita a cercare particolari. Lascio correre gli occhi: le sponde, le case, i rilievi che si sovrappongono. Como entra ed esce dal campo visivo. Tra i rami riconosco persino lo stadio, un frammento di modernità dentro un paesaggio che rischieremmo di considerare soltanto una visione. Rimango ancora qualche minuto. Da quassù si capisce quanto l’acqua e la montagna si tengano vicine, quanto poco spazio abbia trovato l’uomo. La distanza rende visibili legami che sulla riva sfuggivano. Non ho bisogno di dare un nome a ogni cima: mi basta seguire le linee, fermarmi e godere dove lo sguardo indugia. Al ritorno guardo le rotaie scendere verso il lago. Como riprende le sue dimensioni reali. In basso ritrovo l’acqua all’altezza degli occhi e sollevo lo sguardo verso un altro Brunate. Adesso, dentro quel verde, ci sono una rotaia storica, un poeta, una passeggiata e un pranzo al sole in buona compagnia. 

Forse succede anche con ciò che ci riguarda personalmente: a volte siamo così dentro alle situazioni da non distinguerne i particolari. E un po' di distanza permette di vedere anche che cosa li tiene insieme. Ogni tanto, cambiare prospettiva rende la geografia che conosciamo una nuova scoperta.

Marco Di Masci

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