(Adnkronos) - La fucilazione di Nidal Hasan, l’autore della strage di Fort Hood, "sarà pubblica. Ci assicureremo che le persone possano assistere. Perché la gente deve capire che azioni di questo tipo comportano conseguenze molto gravi. Sarà fucilato da un plotone di soldati. Come è giusto che sia". Si susseguono le reazioni all'annuncio del segretario alla Difesa, Pete Hegseth.
“Una barbarie”, denuncia senza mezzi termini mons. Francesco Savino, vice presidente della Conferenza episcopale italiana per il settore meridionale. “La condanna di Nidal Hasan - osserva Savino - porta la data del 2013 e la firma di una corte marziale. Quello che il segretario alla Difesa ha aggiunto in questi giorni è il pubblico: il 3 dicembre, a Fort Hood, un plotone di soldati, gli americani ammessi ad assistere e una diretta streaming. L'aggiunta cambia la natura dell'atto e lo porta da sentenza eseguita a lezione impartita con un corpo”.
"L'ultima esecuzione pubblica americana si tenne a Owensboro, in Kentucky, nel 1936, davanti a ventimila persone arrivate come a una sagra", dice Savino. “Un elemento resta inedito - sottolinea - e riguarda lo streaming. La folla di Owensboro era un corpo riunito in un luogo, esposto allo sguardo dei vicini e capace di vergognarsi. Un pubblico collegato da casa si conta in visualizzazioni e resta anonimo. Una esecuzione che diventa contenuto entra nella concorrenza per l'attenzione, e quello che entra in quella concorrenza finisce per essere confezionato in modo guardabile. Qui sta il passaggio che mi preoccupa più della fucilazione stessa. Il segretario alla Difesa ha spiegato il senso dell'iniziativa: la gente deve capire che certe azioni hanno conseguenze gravi. Assegna così all'esecuzione un compito pedagogico, e in quel momento il condannato diventa lo strumento di una lezione rivolta ad altri. Kant, che la pena di morte la difendeva, ci ha lasciato la formula che smonta questa scena: un essere umano va trattato come fine. Un uomo ucciso per educare gli spettatori viene trattato come mezzo”.
Il capo dei Vescovi Usa parla di "promozione barbara della cultura della morte", in merito all'annuncio da parte del capo del Pentagono della fucilazione pubblica di Hasan. “Il nostro Dio è il Dio della vita: in nessun modo le azioni di Hassan possono essere giustificate ma questa decisione è una promozione barbara di una cultura di morte e deve essere riconsiderata", sottolinea ai media vaticani mons. Paul Stagg Coakley.
Il presidente dei vescovi degli Stati Uniti afferma di aver appreso "con choc e grande dolore" la decisione del Dipartimento della guerra degli Usa. "La parola di Dio ci esorta: 'non rendete a nessuno male per male' - prosegue l'arcivescovo Coakley - L'esecuzione pubblica, anche di uno che ha commesso un grave danno, non farà che danneggiare ulteriormente il tessuto morale della nostra nazione e sarà ruggine sulla coscienza del suo popolo".
"Una forma di tortura". Così l'alto commissario per i diritti umani dell'Onu definisce la decisione del Pentagono, annunciata dal segretario alla Difesa Pete Hegseth, di trasmettere in diretta streaming la fucilazione dell'autore della strage di Fort Hood. "Come ha sottolineato l'Alto Commissario in risposta alle esecuzioni pubbliche in Afghanistan e Iran, le esecuzioni pubbliche costituiscono una forma di trattamento o punizione crudele, inumana o degradante. Trasmettere in diretta streaming un'esecuzione equivale a un'esecuzione pubblica e violerebbe il divieto assoluto di tortura", ha dichiarato l'Ufficio dell'Alto Commissario in un messaggio all'Afp.
"Non bastava l'orrore fresco di appena una settimana dell'agonia terrificante di Christa Pike, si è aggiunto oggi un orrore, se possibile, ancora peggiore con l'annuncio di una fucilazione in diretta streaming". Lo afferma all'Adnkronos Riccardo Noury, il portavoce di Amnesty International Italia. Un annuncio, osserva Noury, "dal sapore prevalentemente elettorale tenuto conto che è ben possibile che, con i ricorsi che ha a disposizione il condannato a morte, sopravviva a quella data e che l'esecuzione sia rinviata".
"Se gli Stati Uniti vogliono eguagliare i primati dell'Iran e dell'Afghanistan, che eseguono condanne a morte in pubblico terrorizzando la popolazione e dando questo messaggio brutalizzante - che la violenza è qualcosa di così banale che può essere trasmesso in diretta Tv - sarà veramente un orrore - sottolinea - Esibire questa violenza rischia di produrre violenza diffusa all'interno della comunità" cioè il messaggio: "'Se lo fa lo Stato allora posso farlo anche io'".
A differenza di Iran e Afghanistan "negli Stati Uniti c'è la possibilità di evitare tutto questo con i ricorsi ai vari Tribunali federali, con l'indignazione dell'opinione pubblica e anche dei mezzi di informazione. Però il messaggio è simile a quello che arriva dalle autorità iraniane e afghane cioè esibire la brutalità dello Stato in maniera 'bullesca', un'esibizione di crudeltà che ha un effetto brutalizzante nei confronti di un'intera popolazione". C'è poi la questione della "dignità del condannato a morte che, qualunque cosa abbia fatto, non va tolta". E infine, conclude Noury, resta "l'ipocrisia di voler proteggere i minori dalla violenza social ma mandare in diretta una fucilazione. Chiederanno ai genitori di non farla vedere ai bambini?".
Per Sergio D'Elia, segretario dell'associazione 'Nessuno tocchi Caino', "c'è un ritorno al passato, al Far West". Secondo D'Elia ormai in America "per quanto riguarda l'amministrazione della giustizia si ritorna all'Antico Testamento, all''occhio per occhio' e, per la sicurezza in generale, al fucile", afferma all'Adnkronos. D'Elia ricorda che "gli Stati Uniti d'America hanno avuto nell'ottavo emendamento della Costituzione un punto di riferimento che vietava le punizioni crudeli e inusuali" mentre ora "si ritorna non solo al passato di una crudeltà della pratica della pena di morte ma anche alla sua inusualità". " Confido - prosegue - che la Corte Suprema, alla quale andranno sicuramente gli avvocati dell'omicida, fermi questa regressione anacronistica".
"Una fucilazione pubblica non avviene da quasi un secolo negli Stati Uniti: è crudele, inusuale", prosegue D'Elia che stenta "a riconoscere gli Stati Uniti d'America della speranza, della nuova frontiera, della libertà, della civiltà". "Lo Stato democratico si misura anche nell'amministrazione della giustizia rispetto al pericolo più grave che possa affrontare una comunità - conclude D'Elia - Se l'amministrazione della giustizia nega i fondamenti della civiltà, dobbiamo prendere atto che c'è un passo indietro che spero sia soltanto transitorio e si esaurisca con questa amministrazione".
"Le parole di Hegseth potrebbero essere solo una sua aspirazione". Così Il Death Penalty Information Center getta dei dubbi sul fatto che l'esecuzione pubblica e in diretta streaming di Nidal Hassan sia effettivamente realizzabile nell'ambito delle leggi civili e militari americane esistenti. "Al momento non ci sono regolamenti o precedenti di un esecuzione resa accessibile su Internet o aperta in altro modo al pubblico", ha spiegato al Guardian Robin Maher, direttrice esecutiva del centro che ha oltre 30 anni raccoglie informazioni e dati sulla pena di morte negli Stati Uniti. "Le esecuzioni pubbliche avvengono tipicamente in Paesi autoritari per instillare paura nella popolazione e per mostrare il potere il controllo del governo", ha poi aggiunto.
Inoltre il Centro ricorda che dopo che il presidente Trump ha approvato la condanna a morte inflitta da una corte marziale, tramite appunto fucilazione, Hasan - che è uno dei quattro detenuti nel braccio della morte militare e sarebbe il primo mandato a morte in 65 anni - ha il diritto costituzionale di fare ricorso contro la pena capitale presso le corti federali civili, mossa che sospenderebbe a tempo indeterminato l'esecuzione".














