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La Varese Nascosta | 15 agosto 2026, 07:11

LA VARESE NASCOSTA. Le sorgenti dell’Olona: tra necropoli, mulini, vivai e leggende di streghe

L’Olona nasce nella Val di Rasa, ai piedi del monte Legnone e del Chiusarella, nel Parco regionale Campo dei Fiori. Ecco un po' di storia e alcune curiosità su uno dei fiumi simbolo del nostro territorio

(foto La Varese Nascosta)

(foto La Varese Nascosta)

Torna l'appuntamento con la rubrica dedicata alla storia, agli aneddoti, alle leggende e al patrimonio storico e culturale di Varese e del Varesotto in collaborazione con l'associazione La Varese Nascosta. Ogni sabato pubblichiamo un contributo per conoscere meglio il territorio che ci circonda

Le sorgenti dell’Olona: tra necropoli, mulini, vivai e leggende di streghe

L’Olona nasce nella Val di Rasa, ai piedi del monte Legnone e del Chiusarella, nel Parco regionale Campo dei Fiori, a 548 metri sul livello del mare, nel territorio della Rasa di Varese.

Le acque filtrano dalla roccia e sono alimentate anche da piccole fonti in Val di Rasa e Valganna; il ramo principale scende dalla Rasa e si unisce a quello della Valganna presso Bregazzana. Accanto alle sorgenti, nei Prati della Riana, all’inizio del Novecento emerse una necropoli romana.

Gli scavi del 1915 portarono alla luce quarantadue tombe: trentuno a inumazione e undici a cremazione, databili tra il II e il IV-V secolo dopo Cristo. I corredi, con vasellame comune, monete di bronzo, cesoie da tosatura e pochi ornamenti, raccontano una comunità rurale legata ad agricoltura e allevamento. I materiali sono custoditi al Museo Civico Archeologico di Villa Mirabello a Varese. La toponomastica della Riana potrebbe richiamare l’antico sepolcreto, inserito in un territorio crocevia tra culture di Golasecca, presenze celtiche e romanizzazione.

Prima dell’industrializzazione le acque ospitavano trote, gamberi di fiume, rane e altre specie.

Fino al 1670 esistevano i “vivari” o “vivai”, strutture di pietre e ciottoli per allevare avannotti, costruite in agosto-settembre e smantellate prima di Quaresima.

Il Consorzio del fiume Olona rilasciava licenze di pesca; il documento più antico che ne proibisce la pratica senza permesso risale al 1602.

Con gli scarichi industriali a metà Ottocento la pesca declinò e scomparve quasi del tutto prima della Seconda guerra mondiale.

I versanti sono coperti da boschi di pioppi, querce, castagni, frassini e robinie; nei fondovalle e nelle zone umide crescono salici, rovi, biancospini e sambuchi. In primavera spuntano bucaneve, ciclamini, primule e mughetti. Nel tratto alto si incontrano caprioli, scoiattoli, volpi, tassi e diverse specie di pipistrelli, tra cui il pipistrello nano, il pipistrello albolimbato e il vespertilio smarginato.

Tra gli anfibi figurano tritoni, rospi e rane di Lataste; tra gli uccelli germani reali, gallinelle d’acqua, aironi e qualche rapace.

L’ittiofauna comprendeva un tempo trota fario, scazzone, barbo, cavedano, vairone e alborella.

Subito dopo la Rasa, il fiume entra nella zona di Sant’Ambrogio e incontra i Mulini Grassi, documentati almeno dal Seicento e in parte più antichi, con meridiane e un affresco del 1675.

I mulini lungo l’Olona furono centinaia:

nel Seicento se ne contavano oltre cento solo fino a Milano. La valle, scavata dal ghiacciaio e poi dal fiume, fu da sempre via di comunicazione: abitati sulle colline al riparo dalle piene, fondo valle che collegava Varese a Malnate, Castiglione Olona, Legnano e Milano. Strade romane e medievali seguivano o costeggiavano il corso; Castelseprio divenne un polo di potere. Il fiume non era navigabile in modo continuativo, ma muoveva le ruote e irrigava i campi.

Vicino al canyon dell’Olona, tra Varese e Malnate, si trova il masso erratico noto come “masso delle streghe”, legato a racconti di forze soprannaturali o di streghe e un tempo usato come punto di culto o di leggenda.

Secondo la tradizione, sotto il masso c’era una porticina segreta che dava accesso a un anfratto dove di notte pernottava la stria de la Fòlla: addormentava marito e figli e faceva la guardia al sentiero. Nelle notti di luna piena si cospargeva di polvere magica, si trasformava in un grosso serpente e terrorizzava i viandanti. Una notte un temporale lavò via la polvere durante il sabba e la strega tornò umana e nuda ai piedi del masso, venendo riconosciuta come una semplice lavandaia del paese.

Con l’industrializzazione dell’Ottocento e del Novecento, tintorie, cotonifici e scarichi civili trasformarono l’Olona in uno dei fiumi più inquinati d’Italia. Tra gli anni Cinquanta e Settanta le acque erano acide, colorate e coperte di schiuma; flora e fauna scomparvero quasi del tutto.

Oggi il percorso dalle sorgenti conserva memoria di tutto questo: le tombe silenziose, i mulini di pietra, le fabbriche riconvertite, i ricordi di chi da ragazzo prendeva ancora i gamberi e di antiche leggende…un fiume che, nonostante i proclami, resta ancora ferito e in gran parte morto: monito di quello che abbiamo combinato e di quanto resta da fare per non lasciarlo così.

Davide Sottocasa

da La Varese Nascosta

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