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Calcio | 23 luglio 2026, 10:14

Patrizia Testa dice addio a Busto Arsizio: «Sono disgustata, cambio residenza»

A poche ore dal passaggio societario, la storica patron della Pro Patria rompe con la città. Rivelato un ulteriore esborso per sbloccare l'intesa tra Travagin e Bassi, ma l'amarezza per le offese ricevute spinge la dirigente all'addio definitivo a Busto. «Voglio tornare a vivere la mia vita, fiera di aver mantenuto la schiena dritta»

Patrizia Testa

Patrizia Testa

Un addio doloroso dopo l'ultimo intervento per la Pro Patria. A poche ore dal closing che permetterà il passaggio del 51% delle quote da Giancarlo Travagin a Estrella Football Group (leggi QUI) e la costituzione di una "squadra" societaria più unita, parla Patrizia Testa, per oltre una decade, anima e polmone finanziario della Pro Patria, che annuncia l’addio non solo ai colori biancoblù, ma alla sua stessa città. La rottura con l'ambiente locale è ormai insanabile, consumata tra amarezze personali, contestazioni e uno scontro societario logorante. L’ormai ex presidentessa rivela la sua decisione: «Sono disgustata. L'anno prossimo, allo scadere del mandato del sindaco Emanuele Antonelli, porterò via la residenza da Busto Arsizio».

La decisione matura al culmine della complessa trattativa per il passaggio del 51% delle quote della società biancoblù. Chiamata in causa proprio dal primo cittadino, con cui ha condiviso l'ultima avventura elettorale comunale, Patrizia Testa si è adoperata in prima persona affinché la trattativa andasse in porto. Per sbloccare lo stallo, l'ex patron non ha esitato a farsi carico di un ulteriore e pesante onere finanziario. Una cifra consistente che Testa rivendica come una scelta d’amore assoluto, ma non dovuta: «Non ero obbligata a farlo, ma l’ho fatto solo per il bene della Pro Patria. Eppure, c'è chi sputa fango sui miei sacrifici, che hanno tolto benessere persino alla mia famiglia».

L'amarezza si trasforma in aperta accusa nei confronti di una parte della piazza bustocca e di una parte del tifo: «Quello che ho ricevuto nell'ultimo anno a Busto Arsizio è di uno squallore e di una bassezza unici. Se il "popolino" calpesta undici anni di storia, io preferisco andarmene in buon ordine». Nelle sue dichiarazioni, l’ex presidentessa si scaglia duramente anche contro determinati atteggiamenti ostili subiti di recente sul territorio (leggi QUI). «I vigliacchi si comportano così, aizzati da altri».

In questo doloroso commiato, l’ex proprietaria analizza anche i rapporti societari con la minoranza guidata da Luca Bassi, sottolineando un errore di valutazione condiviso con lo storico collaboratore Sandro Turotti: «Sento Turotti quotidianamente. Abbiamo sopravvalutato la parola altrui. Non ho scheletri nell'armadio, non ho padroni e mantengo sempre quello che prometto. Ora voglio solo tornare a vivere la mia vita, fiera di aver mantenuto la schiena dritta fino all'ultimo giorno».

Giovanni Ferrario


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