Esplode la cassa straordinaria in Lombardia nel primo trimestre 2026 in Lombardia che fa registrare un aumento del 71,1%, passando da 7,4 milioni a 12,7 milioni di ore autorizzate. È questo il dato che emerge con forza dal 2° Rapporto UIL Lombardia e UIL Milano sulla cassa integrazione gennaio-marzo 2025/2026.
Complessivamente le ore di cassa scendono del 4,0% rispetto allo stesso periodo del 2025, passando da 28,9 milioni a 27,8 milioni, Va evidenziato che la cassa straordinaria viene normalmente utilizzata nelle situazioni di crisi aziendale, riorganizzazione, riconversione produttiva. Per questo la sua crescita in Lombardia rappresenta, un campanello d’allarme molto serio sullo stato di salute del sistema produttivo regionale.
Anche sul versante occupazionale il quadro resta critico. I lavoratori complessivamente interessati dalla cassa integrazione in Lombardia passano da 56.696 a 54.436, con una lieve riduzione del totale pari a 2.260 unità. Ma dentro questo dato complessivo si registra uno spostamento molto pesante: i lavoratori coinvolti nella CIG ordinaria diminuiscono di 12.573 unità, mentre quelli interessati dalla CIG straordinaria aumentano di 10.360 unità. In sostanza, cala la parte più connessa alle flessioni temporanee e cresce quella legata alle situazioni più strutturate e problematiche.
Le province lombarde: Varese è il caso più grave
Il quadro territoriale mostra una Lombardia a più velocità, ma con alcuni punti di fortissima criticità. Il caso più preoccupante è Varese, dove le ore complessive di cassa integrazione salgono da 3,8 milioni a 8,9 milioni, con un incremento del 135,5%. Ancora più impressionante il dato della straordinaria, che cresce del 984,9%. Sul piano sociale, i lavoratori stimati coinvolti passano da 7.441 a 17.521, con un aumento di 10.080 unità.
Un dato che da solo impone attenzione immediata da parte delle istituzioni e delle parti sociali. Crescono in modo rilevante anche: Cremona, con un aumento complessivo del 128,8% e +813 lavoratori stimati coinvolti; Lecco, con +46,6% di ore complessive e +1.041 lavoratori; Como, con +6,5% di ore complessive, ma soprattutto con una crescita della straordinaria del 72,8% e +327 lavoratori stimati.
In calo invece Bergamo (-28,4%), Brescia (-36,8%), Lodi (-41,4%), Mantova (-22,6%), Monza Brianza (-22,8%), Pavia (- 50,8%) e Sondrio (-17,3%). Ma anche in questi territori il dato non può essere letto in modo semplicistico, perché la riduzione del totale non esclude la presenza di tensioni produttive e occupazionali, né attenua il tema della perdita di reddito per i lavoratori coinvolti.
Industria ancora sotto pressione
L’industria continua a rappresentare il cuore del ricorso alla cassa integrazione in Lombardia: nel primo trimestre 2026 concentra ancora oltre 26,3 milioni di ore, con una riduzione contenuta del 4,7%, molto meno marcata rispetto al dato nazionale. A livello provinciale, i dati più critici sul fronte industriale si registrano ancora una volta a Varese (+140,2%), Cremona (+137,7%), Lecco (+46,7%) e Como (+2,1%). Segnali che confermano come le tensioni si concentrino nelle aree a più forte vocazione manifatturiera, oggi particolarmente esposte agli shock internazionali, ai costi produttivi e ai processi di riorganizzazione.
Fondo di solidarietà in crescita
A conferma di un quadro che resta delicato, cresce in Lombardia anche il Fondo di Solidarietà, che passa da 437.832 a 554.338 ore (+26,6%). L’incremento è trainato dal commercio, che sale del 27,8%. I lavoratori stimati coinvolti passano da 858 a 1.087, con un aumento di 228 unità. Anche questo dato segnala una tensione persistente sul fronte del lavoro e del reddito.
«Il dato lombardo – evidenzia Salvatore Monteduro, Segretario Confederale UIL Lombardia – va letto con grande attenzione. Il calo complessivo delle ore di cassa integrazione non basta a rassicurare, perché cresce in modo molto forte la cassa straordinaria, che è quella utilizzata nelle crisi aziendali e nei processi di riorganizzazione. Questo significa che, dietro una lieve riduzione del totale, si nasconde un peggioramento della qualità della crisi. La situazione di Varese è, senza giri di parole, quella più preoccupante. Ma segnali pesanti arrivano anche da Como, Cremona e Lecco. Quando cresce la cassa integrazione straordinaria, cresce anche il rischio che la riduzione dell’attività lavorativa si trasformi in perdita del posto di lavoro. Resta inoltre fortissima la preoccupazione per gli effetti del conflitto in atto in Medio Oriente, che continua a produrre instabilità sui mercati, sui costi energetici e sulle filiere produttive. In una regione manifatturiera come la Lombardia, questi fattori possono tradursi rapidamente in nuove difficoltà industriali e occupazionali».














