Torna l'appuntamento con la rubrica dedicata alla storia, agli aneddoti, alle leggende e al patrimonio storico e culturale di Varese e del Varesotto in collaborazione con l'associazione La Varese Nascosta. Ogni sabato pubblichiamo un contributo per conoscere meglio il territorio che ci circonda.
Negli anni della Repubblica sociale italiana uno dei tanti edifici di Varese requisiti dagli occupanti tedeschi fu il Collegio civico “Enrico Macchi” di via Pasubio. Nel maestoso complesso progettato in stile neobarocco nel 1928 dall’architetto Vittorio Ballio Morpurgo, ebbe sede il PlatzKommandantur “1016”, il maggior concentramento di militari germanici, che potevano contare su armi, munizioni e vettovagliamento in abbondanza.
Anche grazie a un sistema fortificato di trincee nell’ampio parco esteso sull’altura, le truppe tedesche avrebbero potuto resistere a oltranza alle esigue forze partigiane nei giorni della Liberazione ma la sanguinosa resa dei conti fu evitata grazie al dialogo tra due persone di grandi doti morali e intellettuali. Don Luigi Locatelli, canonico di San Vittore, portavoce del Comitato di liberazione nazionale, e il maggiore della Wehrmacht Anton Lebherz, comandante tedesco della Piazza, negoziarono, all’insaputa delle SS e della autorità fasciste, una resa che consentì ai militari germanici di lasciare incolumi Varese e alla città di festeggiare una pacifica Liberazione.
Al maggiore Lebherz, padre di cinque figli e insegnante di greco e di latino in una cittadina della Baviera, il Cln varesino fece avere in seguito una lettera liberatoria in cui si dava atto all’ufficiale della Wehrmach di non essersi reso responsabile di imposizioni o appropriazioni ingiuste ma, anzi, di aver favorito la popolazione anche con distribuzione di aiuti ai bisognosi e a istituti di beneficenza. In una lettera a don Locatelli, il maggiore Lebherz fece gli auguri “alla città e alla provincia di Varese che mi stavano così tanto a cuore come la mia propria patria”.
Questo e altri momenti delle per altro tragiche giornate seguite alla liberazione di Varese sono magistralmente raccontati da Franco Giannantoni nel libro “I giorni della speranza e del castigo”, editato da Emmeffe Edizioni nel 2013.














