Io, tifoso dei Mastini, ho un sogno nel cassetto che, magari, un giorno si realizzerà. Ma se anche così non fosse, resterà semplicemente un bellissimo sogno di queste notti di primavera che profumano d'estate.
Il sogno è un sogno e non deve avverarsi perché acquisti forza, bellezza e faccia battere il cuore. Lo fa a prescindere.
A volte, però, è bello sognare così come è bello farlo un minuto, un giorno, un anno o molti anni prima che possa verificarsi. Chissà.
Sognavo di vedere lo scudetto della Pallacanestro Varese spingendo la carrozzina di Alfredo Luini strombazzante in mezzo al delirio di diecimila persone nel centro della città impazzito di gioia, sognavo di rivedere il Varese in serie B per una promessa fatta da piccolo a papà dopo che se ne era andato (e su tutti i campi da Parabiago a Cremona, dal 2004 al 2010, è stato un viaggio da sogno insieme a Sean e Ricky Sogliano), così come sognavo di rivedere vincere i Mastini quando erano lontani anni luce dal poterlo anche solo immaginare, c'era solo una squadra giovanile con poche decine di tifosi al palaghiaccio, eppure in palestra al Bellavista capitan Vanetti - quando veniva ad allenarsi mentre giocava nel Lugano - sognava insieme a me: "Un giorno, Confa, riempiremo ancora il palaghiaccio e torneremo a piangere di gioia». Il sogno è attesa, intuito, immaginazione, fede. È il bello dell'essere tifosi senza alcun interesse che non sia quello, appunto, di sognare.
E allora io, come accadeva con Vanets e Sean, sogno di vedere Edoardo Raimondi allenatore dei Mastini. Perché non ci sarebbe nulla di più giusto, e di più grande, di un giocatore che è sempre stato anche un allenatore. Un visionario. Un motivatore. Un "mentalista". Un Mastino nei fatti e nelle parole. Un predestinato. Un uomo che il colore giallonero, e l'amore per l'hockey, ce l'ha nelle vene. Un grande coach con i più piccoli, al Lugano, ma anche con i grandi. Un uomo di parola a cui è difficile dire "no", anche quando ti chiede di compiere il sacrificio più alto. E, anche se è un professionista in Svizzera, sogno comunque di vederlo sul pancone di via Albani insieme a qualcuno di fiducia e di altrettanta fede hockeistica, un capitano-allenatore, un allenatore compagno, complice, amico. Io ce lo vedo, Edo ad aprire la strada, accanto al numero "16" che, in pista e anche fuori, è un punto di riferimento per tutti e con tutti, e ai nostri senatori. Ecco, così non avrei paura del futuro, come non l'ho avuta del passato: sarebbe come aprire un nuovo ciclo. Esaltando la varesinità, la bravura, la passione che quando si uniscono, non hanno rivali.
Un sogno, però, tira l'altro. E, allora, insieme ad Andrea Vanetti (mvp dell'ultima gara ad Aosta dopo un anno senza hockey giocato), Marcello Borghi (e Pietro), Michael Mazzacane (ed Erik), Alessio Piroso, Andrea Schina, Alex Bertin, ma io rivorrei anche Tommaso Terzago e Gianluca Tilaro, perché sì, sogno anche di vedere, anzi rivedere un giocatore che non solo a parole ha "Varese nel cuore". E quindi vorrei capire cosa succederebbe se Thomas Larkin, che ha appena svestito i panni di capitano della nazionale e di giocatore capace di fare la differenza in tutte le sue squadre, indossasse per un'altra volta e un'ultima stagione la maglia della squadra e della società che l'ha visto crescere.
«Un giorno tornerò» disse Sean Sogliano dopo aver lasciato il Varese a un passo dalla serie A. Così come fece Andrea Vanetti quel giorno in una palestra di Gazzada Schianno di tantissimi anni fa. O come ha fatto Giancarlo Ferrero con la Pallacanestro Varese quando gli fu fatta svestire la maglia che amava e che ama. Ma lo disse anche Thomas, dotato di un bagaglio tecnico e di conoscenza (e conoscenze) con pochi eguali che sarebbero un volano e un'opportunità unica per i Mastini. E, allora, lasciatemi sognare.
FINALE GARA 5
Un'infinita finale. Gara 5 va al Caldaro, che vince all'overtime come in gara 1, dopo 75 minuti di intensità assoluta (nei 15 minuti di supplementare più possesso e tiri altoatesini, con un Perla mostruoso, anche se gli aostani hanno due clamorose occasioni): Lucci avanti 3-2 nella serie, giovedì avranno il match ball in Val d'Aosta.
Calovi e Oberhoeller, pescati per rinforzare la difesa in Germania da Giovinazzo, portano avanti due volte l'Aosta alla Raiffeisen Arena (1-0 e 2-1), poi McNally ci prova ancora (3-2) ma il Caldaro non muore mai e rimonta tre volte con Cappuccio (1-1), Erlacher (2-2) e Alanne (3-3), prima di essere bloccato da Perla a fine tempi regolamentari.
All'overtime decide Alanne, davvero "assassino" e nostro mvp insieme ai portieri, dopo un'azione in contropiede in velocità altoatesina una sfida tra due squadre diverse ma, si sa, con i due portieri migliori del campionato.
Caldaro-Aosta 4-3 all'overtime (1-1, 1-2, 1-0). Serie: 3-2
Reti: 13'23" Calovi (McNally, Fraschetta) 0-1, 13'48" Cappuccio (Massar, Oberrauch) 1-1; 24'45" Oberhoeller (Nimenko) 1-2, 31'59" Erlacher (Cappuccio) 2-2, 39'27" McNally (Nardella, De Santi) 2-3; 42'30" Alanne (Wieser) 3-3 in sup; 75'03" Alanne (Selva) 4-3
Arbitri: Mirco Fabrizio Da Pian, Fabio Lottaroli (Anna Callovini, Lorenzo Dell'amico)
Note - Tiri Cal 42, Ao 26. Penalità Cal 8', Ao 32' (penalità partita a De Santi a gara finita). Spettatori: 790.
Gara 6: giovedì, ore 20, Aosta-Caldaro
Eventuale gara 7: sabato, ore 19.30, Caldaro-Aosta
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Hockey | 07 aprile 2026, 23:22
Il sogno di un tifoso dei Mastini? Raimondi in panchina, Larkin in pista. Il Caldaro batte l'Aosta all'overtime dopo 75' (4-3)
Mentre gara 5 porta gli altoatesini (3-2 nella serie) a una vittoria dal titolo, in questa primavera che profuma di estate e di novità ci piace sognare anche se il sogno è "solo" un sogno e non deve realizzarsi per forza perché acquisti forza, bellezza e faccia battere il cuore. Lo fa a prescindere

Larkin, a sinistra, e Raimondi a destra in panchina con capitan Vanetti. Sotto in gallery Thomas ed Edo nelle foto Bernasconi e Galbiati
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