Semplicemente unica. Basta il nome, d'estate o d'inverno, per sentirne la mancanza: Alpe Devero. Se poi si ha la fortuna di unire il sole praticamente estivo alla neve e di ritrovarsi in quella piana, i colori, il paesaggio e una sensazione d'irripetibile meritano di essere condivisi con tutti.
Due giorni pasquali a Baceno tra Premia e le sue terme, Orridi di Uriezzo e Alpe Devero possono trasformarsi nel viaggio più bello del mondo a due passi da casa e dalla provincia di Varese. Soprattutto di fronte al panorama che vi proponiamo, con la neve battuta sull'anello della piana del Devero, schiacciata tra l'azzurro-blu-mare del cielo, il bianco immacolato della fenomenale nevicata di due settimane fa che continua a sommergere tetti e sentieri, cime giustamente inarrivabili eppure quasi a portata di mano: basta l'ombra lunga di una passeggiata, tra il riflesso di colori abbacinanti, per poterle toccare.
E poi il risveglio dei ruscelli, il sottofondo degli ultimi sci sul manto bianco, il fumo dei comignoli, la carcassa del grand hotel bruciato più di dieci anni fa che osserva guardinga, silente e misteriosa (qui un po' tutto lo è), una bottiglia fuori dalla finestrella di una baita in pietra incastrata al fresco di una coltre accatastata, gli gnocchi all'Ossolana, il Fiore del Devero e le piccole grandi cose segrete di chiunque ami le valli Antigorio, Divedro e Formazza, perfino un canestro appeso a un balcone di legno tra cumuli di neve che lo rendono irraggiungibile, una meridiana e poche parole in cui c'è l'essenza di uno dei pochi luogi che unisce sostanza ad apparenza: "Muta io son pur dico in mia favella che l'ora di polenta è la più bella".
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