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Varese | 14 marzo 2026, 14:31

“Il maestro del Maestro” di Mainardi racconta musica ed emozioni

Il libro del musicologo varesino, pubblicato da Zecchini Editore, ripercorre vita, arte e capricci di Giovanni Anfossi, maestro del celebre Arturo Benedetti Michelangeli. Un volume appassionato e appassionante, che si legge come un romanzo

Da sinistra: Mainardi, la copertina del libro e Anfossi

Da sinistra: Mainardi, la copertina del libro e Anfossi

Questo libro è il frutto di una lontana fascinazione, di una casualità necessaria, forse pilotata dal destino, che spinse un diciottenne a rimanere vittima di un sortilegio musicale esercitato da un pianista mago tra i più grandi ed enigmatici di ogni tempo, Arturo Benedetti Michelangeli, ABM per allievi e colleghi, Ciro per moglie e amici intimi. Matteo Mainardi, l’allora quasi diciottenne in questione, è oggi apprezzato clarinettista e musicologo e insegna Storia della musica al Civico Liceo musicale “Riccardo Malipiero” di Varese, ma non ha mai abbandonato la lontana traccia che lo ha condotto a indagare sull’artefice della maestria digitale di ABM, il suo primo vero insegnante, quel Giovanni Anfossi che lo plasmò assieme a un altro talento purtroppo incompiuto, Renato Cohen, ebreo morto ad Auschwitz dopo essere stato catturato a Milano e deportato dai nazisti.

“Il maestro del Maestro”, pubblicato da Zecchini Editore di Varese (pp. 148, euro 29) e dedicato alla moglie dell’autore, Cristina Cozzi, scomparsa prematuramente, nasce dalla curiosità per la storia del territorio da parte di Mainardi, e dalla conoscenza del critico Sergio Rebora, discendente di Anfossi, che gli ha messo a disposizione l’archivio del bisnonno e una serie di informazioni preziose sul rapporto del maestro con l’allievo Arturo, amico tra l’altro del padre di Rebora, col quale compiva lunghe camminate in montagna.

Detto, fatto. Mainardi scava nelle sudate carte e tratteggia la figura di Anfossi, egocentrico, poseur, ma eccellente didatta e tanto innamorato di sé stesso da conservare interi faldoni con i ritagli degli articoli di giornale che lo riguardavano. Figura multiforme, fu insegnante, pianista, compositore, critico musicale nonché grande amante della montagna, Anfossi prende per mano Benedetti Michelangeli fanciullo dapprima allievo del padre Giuseppe e quindi di Paolo Chimeri che ne intuisce le doti straordinarie. Anfossi brilla della luce riflessa dai suoi due allievi più cari -ne ebbe in carriera oltre 400- che ne imitano le pose da gentleman inglese, e li considera parte della sua famiglia, scegliendo accuratamente il repertorio concertistico e guidandoli nei concorsi internazionali più prestigiosi. ABM vince il concorso di Ginevra è incomincia la carriera che tutti conosciamo, mente Cohen, eliminato allo “Chopin” di Varsavia, andrà incontro al suo tragico destino.

Della Scuola Anfossi fece anche parte Luisa Baccara, pianista veneziana musa e amante di d’Annunzio, legata da un affetto profondo ad Anfossi, come è testimoniato da alcuni bei ritratti fotografici regalati al maestro, che amava ritirarsi con gli allievi all’Alpe Tina, dove possedeva una grande casa progettata dall’architetto Bagatti Valsecchi, amico di famiglia. Ma il capriccioso Ciro, una volta spiccato il volo, si allontanò dal suo mentore, non partecipando nemmeno ai suoi funerali, dopo la scomparsa avvenuta il 16 novembre 1946.

Il libro si legge come un romanzo ed è consigliato anche ai non musicisti, conta su dieci capitoli che informano sulla vita di Anfossi e le sue attività, sulla scuola e gli allievi, sul rapporto con ABM, oltre ad appendici dedicate ai concerti del grande pianista, alle fotografie che ritraggono il didatta con la famiglia e gli allievi, e l’incredibile elenco di questi ultimi, con nomi di rampolli dei famiglie dell’alta aristocrazia milanese accanto ad altri di pianisti famosi, come Carlo Vidusso, Enrica Cavallo o Agostino Orizio, o di sconosciuti che non fecero mai una carriera concertistica.

Mario Chiodetti

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