Torna l'appuntamento con la rubrica dedicata alla storia, agli aneddoti, alle leggende e al patrimonio storico e culturale di Varese e del Varesotto in collaborazione con l'associazione La Varese Nascosta. Ogni sabato pubblichiamo un contributo per conoscere meglio il territorio che ci circonda.
BOSTO
L’antica castellanza ha il privilegio di una doppia vista: da un lato può guardare Varese dall'alto in basso; dall'altro lo sguardo spazia sulla conca del lago nella cornice delle Alpi. Con queste risorse, Bosto ha sviluppato nei secoli una vocazione residenziale e un'identità, che in passato si era sostanziata in una certa autonomia amministrativa ed ecclesiastica, che faceva dire ai bostesi, fino a pochi decenni fa, "vado a Varese" come se andassero in una località diversa dalla propria.
Luogo di ville e di dimore signorili, la castellanza non ha e non ha mai avuto, a differenza per esempio di Biumo Inferiore, un nucleo storico vero e proprio. Le sue antiche strade, via Ravasi, via Nifontano e la piazza Buzzi, con il minuscolo sagrato della chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo, sono ormai solo luoghi di transito per gli automobilisti varesini.
La chiesa fu eretta nel Settecento nel luogo in cui, due secoli prima, era stata costruita la cappella di un monastero di clausura. Le antiche case di vicolo Mera, un tempo abitazioni popolari, sono state ristrutturate e trasformate in dimore di pregio.
La leggenda vuole che il giovane Imerio, ferito a morte in Valganna da banditi uboldesi, sia venuto a rendere l'anima a Dio sul colle di Bosto. A lui è dedicata la chiesa costruita nell'XI secolo nel luogo di una preesistente cappella longobarda intitolata a San Michele Arcangelo, che oggi dà il nome alla chiesa parrocchiale. Dell'edificio romanico, dopo l'ampliamento della zona presbiteriale nei secoli XIV e XV e altre aggiunte seicente-sche, resta la parete meridionale, contraddistinta da una tessitura costituita da ciottoli di fiume, in parte disposti a spina di pesce, pietre non squadrate e da tre monofore a doppio strombo.
Tra il 1979 e il 1997, un accurato restauro curato dal compianto architetto Carlo Segre e dall'architetto Claudia Vignolo Villa riportò alla luce quanto restava dell'edificio originario, ponendo rimedio all'intervento del 1928/29, nel corso del quale avvenne la scoperta delle spoglie di Imerio.
Nel giugno del 2016, il completamento di un altro ciclo di restauri compiuti dalla dottoressa Marialuisa Lucini ha fatto emergere, tra alcuni affreschi del XIV secolo coperti da spessi strati di calce, un volto di Dio padre in mandorla di cui era ignota l'esistenza. In occasione della festa di Sant'Imerio, nel secondo fine settimana di febbraio, la chiesa è stata meta di una processione partita da San Vittore di cui ricorreva il seicentesimo anniversario. La domenica mattina ha avuto luogo la benedizione dell'Olio di Sant'Imerio, prodotto a scopo benefico nel Parco degli ulivi sul Monte Bernasco.
Non lontano dalla chiesa di Sant'Imerio, lungo la via San Michele, ha inizio il lungo viale che conduce alla Villa San Pedrino Edificata verso la fine del XVII secolo dalla nobile famiglia dei De Cristoforis sul colle in cui sorgevano, attorno all'Anno Mille, una chiesa dedicata a San Pietro e un convento, assunse la configurazione attuale attorno al 1770.
Nella seconda metà del XIX secolo la villa venne venduta a due notabili varesini, Giovanni Gabaglio e Giuseppe Franzi, che nel 1888 vi aprirono il "Collegio San Pedrino", convitto residenziale e sede del primo liceo classico di Varese fino al 1908.
Ai piedi del colle, ai confini meridionali della castellanza, sorge la piccola frazione del Nifontano dove, nel 1173, Alberto da Brignano fondò il primo ospedale varesino, costruito nei pressi delle nove fonti un tempo esistenti. Dell'edificio, sostituito da case di origine rurale oggi visibili dal viale Europa, non restano tracce significative. Al Nifontano è stata eretta negli Anni Sessanta, prima dell'apertura del viale, la terza chiesa di Bosto, dedicata a Maria Immacolata.
Dal 2011, sul sovrastante Monte Bernasco, è aperto il Parco degli ulivi con i cui frutti si produce ogni anno l'Olio di Sant'Imerio, la vendita del quale è destinata a finanziare opere caritative.
Il Nifontano è l'ultima frazione rimasta a Bosto che, al momento dell'erezione a par-rocchia, nel 1575, comprendeva, oltre alla castellanza di Giubiano, anche le località di Bustecca, Bustecca Bossi, Mentastina e Rosario fino al confine con Bizzozero.
Tratto da “La Grande Varese ha novant’anni“ di Fausto Bonoldi

















