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Cronaca | 03 marzo 2026, 06:58

Inchiesta "Moby Dick" della Gdf di Varese: venti condanne a oltre 70 anni di carcere e confiscati beni per 40 milioni

Le indagini della Procura Europea, condotte tra la Lombardia e Palermo e portate avanti anche dalle Fiamme Gialle della nostra provincia, avevano scoperto un’organizzazione criminale accusata di aver organizzato una frode sull'IVA per oltre mezzo miliardo di euro

Inchiesta "Moby Dick" della Gdf di Varese: venti condanne a oltre 70 anni di carcere e confiscati beni per 40 milioni

Venti persone sono state condannate a oltre 70 anni di reclusione per organizzazione e partecipazione a un’associazione a delinquere e riciclaggio di denaro, a seguito di un’indagine della Procura Europea (EPPO) di Milano e Palermo (Italia). Si tratta dei primi verdetti dell’inchiesta “Moby Dick”, che coinvolge un’organizzazione criminale sospettata di aver organizzato una frode IVA per oltre mezzo miliardo di euro.

Come precedentemente riportato, l’inchiesta “Moby Dick” riguarda un’organizzazione criminale ritenuta responsabile di una frode IVA per oltre 500 milioni di euro. Tra il 2020 e il 2023, l’organizzazione ha emesso fatture per la vendita di AirPods, laptop e altri beni elettronici per un valore di oltre 1,3 miliardi di euro.

Il 23 febbraio scorso, il Giudice dell’Udienza Preliminare del Tribunale di Milano ha emesso le condanne in uno dei procedimenti. Quindici imputati, sottoposti a misure cautelari, hanno chiesto di essere processati con il rito abbreviato, beneficiando di una riduzione di pena. Altri tre imputati hanno raggiunto accordi di patteggiamento con conseguenti pene detentive. Le condanne sono state emesse per organizzazione e partecipazione a un’associazione a delinquere, frode all’IVA e riciclaggio di denaro. Altri due imputati erano già stati condannati nel novembre 2024 per riciclaggio di denaro.

Sebbene queste sentenze rappresentino un passo significativo, altre fasi del procedimento sono ancora in corso. Il giudice ha accolto pressoché integralmente la ricostruzione dell’accusa sull’organizzazione criminale, strutturata in diverse cellule operative e operante in numerosi paesi europei e terzi. L’organizzazione operava attraverso una complessa rete di società nazionali ed estere, tra cui missing trader, broker e conduit.

Il giudice ha condannato i 15 imputati a una pena complessiva di oltre 55 anni di carcere, oltre all’interdizione permanente dai pubblici uffici e all’interdizione temporanea di due anni dall’esercizio di attività imprenditoriali. Anche i tre imputati che avevano patteggiato sono stati condannati a pene detentive. In linea con i nuovi e più restrittivi principi recentemente stabiliti dalla Corte di Cassazione in materia di quantificazione del profitto derivante da condotte criminose, il giudice ha disposto la confisca di beni per un valore di circa 30 milioni di euro, corrispondenti ai proventi di reato personalmente conseguiti dagli imputati condannati.

Nel frattempo, prosegue il processo ordinario presso il Tribunale di Milano per altri due imputati rinviati a giudizio a seguito della conclusione di questa parte del procedimento. Un’ulteriore udienza è prevista per marzo per altri sei imputati.

Il procedimento complessivo coinvolge oltre 400 persone fisiche e giuridiche come indagati. Alcuni dei soggetti interessati dai provvedimenti di sequestro hanno già saldato i propri debiti con l’Agenzia delle Entrate a seguito dell’indagine, versando circa 20 milioni di euro.

Nel novembre 2024, nell’ambito della stessa indagine, il GUP di Milano aveva già emesso una sentenza definitiva in rito abbreviato nei confronti di due esponenti di spicco del gruppo criminale per il solo reato di riciclaggio. Non avendo gli imputati presentato appello, la sentenza è divenuta definitiva, condannandoli a una pena complessiva di sette anni e otto mesi di reclusione e disponendo la confisca di beni per un valore di circa 10 milioni di euro, tra cui complessi residenziali e immobiliari.

L’indagine è il frutto di due filoni di procedimenti condotti dalla Guardia di Finanza di Varese e Milano e dalla Polizia di Stato - Squadra Mobile di Palermo e SISCO - insieme al Servizio Centrale Operativo e al Nucleo PEF di Palermo. I due procedimenti sono stati successivamente riuniti, sotto la direzione degli uffici dell’EPPO di Milano e Palermo.

La Procura Europea (EPPO) è l’ufficio indipendente della Procura pubblica dell’Unione Europea. È responsabile delle indagini, del perseguimento e del rinvio a giudizio per i reati che ledono gli interessi finanziari dell’UE. La sentenza del 23 febbraio, tuttavia, è l’epilogo del primo grado di giudizio e non è ancora passata in giudicato. Pertanto, è necessario tenere conto della presunzione di non colpevolezza degli imputati sino al giudizio definitivo.

Comunicato Stampa Guardia di Finanza

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