Amministratori locali, associazioni del terzo settore, cittadini: sala Tramogge stracolma a Busto Arsizio, venerdì, per la serata con il ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli organizzata dal consigliere regionale leghista Emanuele Monti.
L’esponente del governo Meloni ha prima ascoltato le testimonianze di chi quotidianamente si occupa di disabilità come familiare, caregiver, volontario, esponente delle istituzioni.
Poi ha preso la parola, soffermandosi sulla riforma che introduce il “Progetto di vita” con l’obiettivo di superare un approccio esclusivamente sanitario e includere anche gli aspetti sociali e di partecipazione alla vita quotidiana. Un cambiamento «epocale» per il quale il ministro, ha rivelato, talvolta ha anche dovuto «battere i pugni» in alcuni contesti.
L’appuntamento di Busto rientra nel ciclo di incontri dal titolo “Lombardia grande terra mia” promosso, nel ricordo dell’indimenticato governatore Roberto Maroni, da Monti, presidente della commissione Welfare del Pirellone.
Un ministro, due “ex” e tanti amministratori
Alessandra Locatelli è arriva puntualissima ai Molini Marzoli e il sindaco Emanuele Antonelli è stato tra i primi a riceverla. «Grazie per l’accoglienza», ha detto il ministro al primo cittadino. «Se la merita», la risposta di quest’ultimo.
Con la stampa, la leghista ha parlato di volontari, caregiver, stanziamenti ai Comuni («Il fondo per l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione è aumentato da 200 a 330 milioni»), Olimpiadi e Paralimpiadi.
A salutare Locatelli anche due ex ministri, Francesco Speroni e Marco Bussetti. Presente ovviamente tanta Lega: il segretario provinciale Andrea Cassani, quello bustocco Alessandro Albani e l’omologo di Varese Marco Bordonaro; gli assessori “di casa” Paola Reguzzoni e Manuela Maffioli, i consiglieri Simone Orsi e Vincenzo Marra, l’assessore gallaratese Claudia Mazzetti. Oltre a loro, anche l’assessore bustocca quota lista Antonelli Chiara Colombo e diversi amministratori del territorio.
In platea anche l’ex senatrice Laura Bignami, alla quale il ministro ha riconosciuto la "primogenitura" dell’impegno per il riconoscimento dei caregiver.
Il primo intervento istituzionale è stato del sindaco Antonelli, che ha voluto ringraziare i volontari. Riconoscendo che senza di loro, sebbene il capitolo dei Servizi sociali sia quello più “pesante” del bilancio di Busto, il Comune non ce la farebbe. Ai suoi complimenti per l’attività del ministro Locatelli si sono uniti quelli di Albani e Cassani, che hanno ricordato come il suo impegno per le persone con disabilità venga da lontano: dall’esperienza da assessore regionale e, ancora prima, da un’innata attenzione per le esigenze dei più fragili.
«Stasera la città dimostra quanto forte, concreta e radicata sia la sua rete sociale – il messaggio dell’eurodeputata Isabella Tovaglieri –. Porto questa esperienza anche a Bruxelles, perché le politiche comunitarie devono sostenere concretamente il terzo settore. L’Europa non può essere distante dai territori».
Il caso di Busto e l’appello di una mamma
Il dibattito, moderato dalla giornalista Alice Mometti e tradotto nella lingua dei segni, ha visto protagonisti rappresentanti delle istituzioni, realtà che si occupano di disabilità sul territorio e soprattutto cittadini con le loro testimonianze.
L’assessore all'Inclusione sociale Paola Reguzzoni ha illustrato, insieme a Pietro Segata (cooperativa Dolce) e Domenico Pietrantonio (cooperativa sociale Solidarietà e Servizi), il caso di Busto, con i progetti dedicati ad autonomia e futuro delle persone con disabilità.
«Il Comune ha vinto 800mila euro di finanziamenti Pnrr per progetti di vita indipendente – ha spiegato Reguzzoni –. Ne abbiamo già avviati dodici su altrettanti soggetti, mandandoli a vivere in maniera autonoma con un educatore. E con progetti di inserimenti lavorativi. Arriveremo a più di venti persone, ma è solo l’inizio, anche perché a Busto abbiamo in carico oltre 600 disabili. Ma questi progetti per i Servizi sociali sono un cambiamento epocale».
Lavoro e sport come motore inclusivo sono stati al centro delle testimonianze di Mattia Prato (che ha raccontato la propria storia di disabilità acquisita dopo un incidente in viaggio di nozze), Silvano Trupia (Cuffie Colorate) e Vanna Barca (Fondazione Bellora Gallarate).
Della rete composta da caregiver, famiglie e terzo settore hanno parlato Doriana Tavernari (mamma caregiver), Jhonny Daverio (Fondazione Renato Piatti), Franco Castiglioni (Aias Busto), Emilio Rota (Anffas Lombardia). Sentita la richiesta di Doriana, che si prende cura a tempo pieno di suo figlio, oltre che di una pensione, di un «riconoscimento istituzionale» della figura del caregiver: «Quando dovevo rinnovare la carta identità, mi è stato detto che il database del Comune non prevede questa professione. Ma io non sono casalinga, io mi occupo della salute di mio figlio. È lavoro, anche se per ora lo stipendio è fatto solo di sorrisi».
Riforma innovativa. Per i caregiver un primo passo
Dopo aver preso appunti, Alessandra Locatelli è intervenuta partendo dai ringraziamenti. Rivolti anche a Matteo Salvini e alla Lega: «Senza la loro spinta non sarei qui e non ci sarebbe un ministero per le Disabilità, di cui per altro spero che un giorno non ci sia più bisogno».
Quel giorno, però, non sembra essere dietro l’angolo. Al punto che Locatelli non ha nascosto di dover «pestare i pugni per farmi ascoltare da tante persone». Ma nonostante le difficoltà, «insieme stiamo facendo qualcosa di importante. I tempi sono cambiati: anche se qualcuno non l’ha capito, siamo passati da un sistema del welfare basato solo sull’assistenzialismo a un sistema che guarda alle persone e vuole promuovere competenze e capacità, non focalizzarsi sui limiti».
La riforma sulla disabilità, legata al Pnrr e che il primo gennaio 2027 entrerà in vigore a pieno regime, «è innovativa ed epocale nella sua spinta al cambiamento. Non perché rivediamo il funzionamento delle commissioni per l’invalidità civile; un po’ per il Progetto di vita, ma soprattutto perché obblighiamo il mondo sociale a dialogare con quello sanitario. Ne parliamo da trent’anni ma oggi queste realtà non si fanno neanche una telefonata. Con la riforma ci si siede tutti al tavolo con la persona interessata scrivendo insieme le risposte ai bisogni».
Di fronte a un cambiamento «epocale», c’è chi esista, chi chiede di rallentare: «Il cambiamento non ci fa paura – ha scandito il ministro –. Sulla riforma indietro non si torna. Non si rallenta e non si stralciano province». Anche per questa riforma, talvolta, «ho dovuto battere i pugni». Ma oggi può rivendicare dei risultati. Come l’eliminazione delle visite di rivedibilità per patologie croniche o non migliorabili, il cui annuncio è stato accolto dall’applauso della sala.
Sui caregiver familiari: «Ho già detto che sono contenta ma non contentissima. Ma ho avuto il coraggio di decidere. Gli oltre 31 progetti di legge precedenti non sono mai andati a buon fine. Ora ci sono risorse certe ed è stato trovato un punto di caduta necessario se vogliamo dare risposta di dignità e di ruolo. C’è chi mi dice che i 257 milioni previsti sono pochi. Qualcuno aveva fatto proposte prevedendo 30 milioni per interventi che richiedono due miliardi. Si potrà fare meglio nei prossimi anni. Non mi accontento, ma dico “iniziamo”».























