Se pensate che per vedere qualcosa di davvero sorprendente occorra sempre prendere un treno ad Alta Velocità o prenotare un volo, questa rubrica nasce proprio per contraddirvi, con garbo. Perché l’Insubria - quella fascia di laghi e Prealpi che si stende tra Varese, Como, Lecco, Novara, il Verbano-Cusio-Ossola e il Canton Ticino - è uno di quei territori che ci regala capolavori e storie d’arte spesso a pochi minuti da casa, ma con un difetto, se così si può dire: non ama mettersi in mostra. E allora “Territori d’Arte”, alla sua prima uscita, prova a fare una cosa semplice e (spero) utile: puntare un faro su quei luoghi dove passiamo distratti, e dirci, ogni volta, “aspetta un attimo: qui c’è molto più di quel che sembra”.
Io sono Laura Facchin, insegno Storia dell’Arte Moderna e Museologia all’Università dell’Insubria e direttrice del Centro Internazionale di Ricerca per le Storie Locali e le Diversità Culturali : di mestiere, quindi, lavoro con i giovani e studio opere d'arte e d'architettura, personalità, collezioni e luoghi attraverso sopralluoghi, immagini e documenti. Fin dall’inizio, mi sono occupata di ricerca, didattica e, perché no, anche di divulgazione, con l’idea che l’arte e le diverse espressioni culturali non debbano essere un sancta sanctorum disponibile per pochi, ma un modo concreto di leggere il mondo e la storia. Per tale ragione, questa rubrica uscirà su VareseNoi.it tre volte al mese e ha l’ambizione di essere strumento per un viaggio dentro l’arte e la cultura del territorio insubre, una (macro)regione non “amministrativa” in senso stretto, ma storica e culturale, che attraversa confini e abitudini: comprende territori che lambiscono due regioni italiane (Lombardia e Piemonte, con le cinque province di Varese, Como, Lecco Novara e Verbano Cusio Ossola) e coprono anche due Stati, perché tra le sponde dei laghi e oltre la frontiera- in Canton Ticino - la storia dell’arte, da secoli, non chiede il passaporto. È anche questo il senso del nome “Insubria”: non un’etichetta, ma una chiave per capire quanto questa terra sia fatta di scambi, influenze e identità intrecciate.
E, per capirci subito, va detto che scrivere di “tesori nascosti e non” si deve intendere, al di là di ogni scontata retorica, per ciò che è effettivamente: raccontare, con consapevolezza e correttezza scientifiche un linguaggio accessibile a tutti, siti e opere che si devono considerare veri e propri patrimoni della nostra comunità, della nostra Nazione e, più in grande, della macro regione insubrica. Può apparire forse scontato ricordare che questo territorio, tra i tanti "primati" da riscoprire, vanta ben cinque Sacri Monti riconosciuti dall'UNESCO: da quello, più vicino di Varese, dedicato alla Vergine, dove l’arte diventa paesaggio e racconto, a quello sul lago d'Orta, intitolato a San Francesco, patrono d'Italia, che sta a due passi e sembra lontanissimo solo perché non lo guardiamo abbastanza. È un'area punteggiata di ville di delizia e giardini, spesso “da romanzo” - si ricordi solamente la Valsolda di Fogazzaro - con le loro collezioni d'arte antica o contemporanea incastonate all'interno di dimore dall'alto valore storico, ma è anche terra che può offrire interni inattesi di tante, tantissime chiese, impossibile anche solo citarne un paio ad esempio, dove a volte un altare, una pala o un affresco raccontano ambizioni e ricchezze che non ti aspetti. Un 'area dove sono stati fondati dall'Ottocento a oggi numerosi musei che “non fanno rumore”, ma hanno cose importantissime, archivi che custodiscono la memoria di famiglie, artisti e collezionisti, senza dimenticare di trattare di mostre, libri, eventi: non solo ciò che è già noto, ma anche quello che merita di diventarlo.
In pratica, “Territori d’Arte” si propone di alternare il commento e la segnalazione di mete celebri a scoperte laterali, di offrire contesto senza appesantire, suggerire visite e letture senza trasformarsi in una guida turistica e, soprattutto, provare a dare un senso a siti, oggetti, personalità, perché una località vale per quello che racconta, per quali fili collega tra una sponda e l’altra, tra passato e presente. Se la promessa funziona, dopo qualche uscita succederà una cosa: comincerete a guardare diversamente luoghi e spazi che credevate di conoscere a memoria. Ed è, in fondo, il modo più bello di viaggiare restando vicino.
Laura Facchin, Professore Associato di Storia dell’Arte Moderna presso l’Università degli Studi dell’Insubria (Varese-Como)





