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Territori d'Arte | 13 febbraio 2026, 07:30

Un faro sui tesori nascosti della nostra Insubria

Un faro sui tesori nascosti della nostra Insubria

Se pensate che per vedere qualcosa di davvero sorprendente occorra sempre prendere un treno ad Alta Velocità o prenotare un volo, questa rubrica nasce proprio per contraddirvi, con garbo. Perché l’Insubria - quella fascia di laghi e Prealpi che si stende tra Varese, Como, Lecco, Novara, il Verbano-Cusio-Ossola e il Canton Ticino - è uno di quei territori che ci regala capolavori e storie d’arte spesso a pochi minuti da casa, ma con un difetto, se così si può dire: non ama mettersi in mostra. E allora “Territori d’Arte”, alla sua prima uscita, prova a fare una cosa semplice e (spero) utile: puntare un faro su quei luoghi dove passiamo distratti, e dirci, ogni volta, “aspetta un attimo: qui c’è molto più di quel che sembra”.

Io sono Laura Facchin, insegno Storia dell’Arte Moderna e Museologia all’Università dell’Insubria e direttrice del Centro Internazionale di Ricerca per le Storie Locali e le Diversità Culturali : di mestiere, quindi, lavoro con i giovani e studio opere d'arte e d'architettura, personalità, collezioni e luoghi attraverso sopralluoghi, immagini e documenti. Fin dall’inizio, mi sono occupata di ricerca, didattica e, perché no, anche di divulgazione, con l’idea che l’arte e le diverse espressioni culturali non debbano essere un sancta sanctorum disponibile per pochi, ma un modo concreto di leggere il mondo e la storia. Per tale ragione, questa rubrica uscirà su VareseNoi.it tre volte al mese e ha l’ambizione di essere strumento per un viaggio dentro l’arte e la cultura del territorio insubre, una (macro)regione non “amministrativa” in senso stretto, ma storica e culturale, che attraversa confini e abitudini: comprende territori che lambiscono due regioni italiane (Lombardia e Piemonte, con le cinque province di Varese, Como, Lecco Novara e Verbano Cusio Ossola) e coprono anche due Stati, perché tra le sponde dei laghi e oltre la frontiera- in Canton Ticino - la storia dell’arte, da secoli, non chiede il passaporto. È anche questo il senso del nome “Insubria”: non un’etichetta, ma una chiave per capire quanto questa terra sia fatta di scambi, influenze e identità intrecciate.

E, per capirci subito, va detto che scrivere di “tesori nascosti e non” si deve intendere, al di là di ogni scontata retorica, per ciò che è effettivamente: raccontare, con consapevolezza e correttezza scientifiche un linguaggio accessibile a tutti, siti e opere che si devono considerare veri e propri patrimoni della nostra comunità, della nostra Nazione e, più in grande, della macro regione insubrica. Può apparire forse scontato ricordare che questo territorio, tra i tanti "primati" da riscoprire, vanta ben cinque Sacri Monti riconosciuti dall'UNESCO: da quello, più vicino di Varese, dedicato alla Vergine, dove l’arte diventa paesaggio e racconto, a quello sul lago d'Orta, intitolato a San Francesco, patrono d'Italia, che sta a due passi e sembra lontanissimo solo perché non lo guardiamo abbastanza. È un'area punteggiata di ville di delizia e giardini, spesso “da romanzo” - si ricordi solamente la Valsolda di Fogazzaro - con le loro collezioni d'arte antica o contemporanea incastonate all'interno di dimore dall'alto valore storico, ma è anche terra che può offrire interni inattesi di tante, tantissime chiese, impossibile anche solo citarne un paio ad esempio, dove a volte un altare, una pala o un affresco raccontano ambizioni e ricchezze che non ti aspetti. Un 'area dove sono stati fondati dall'Ottocento a oggi numerosi musei che “non fanno rumore”, ma hanno cose importantissime, archivi che custodiscono la memoria di famiglie, artisti e collezionisti, senza dimenticare di trattare di mostre, libri, eventi: non solo ciò che è già noto, ma anche quello che merita di diventarlo.

In pratica, “Territori d’Arte” si propone di alternare il commento e la segnalazione di mete celebri a scoperte laterali, di offrire contesto senza appesantire, suggerire visite e letture senza trasformarsi in una guida turistica e, soprattutto, provare a dare un senso a siti, oggetti, personalità, perché una località vale per quello che racconta, per quali fili collega tra una sponda e l’altra, tra passato e presente. Se la promessa funziona, dopo qualche uscita succederà una cosa: comincerete a guardare diversamente luoghi e spazi che credevate di conoscere a memoria. Ed è, in fondo, il modo più bello di viaggiare restando vicino.

Laura Facchin, Professore Associato di Storia dell’Arte Moderna presso l’Università degli Studi dell’Insubria (Varese-Como)

Laura Facchin

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