«Negli ultimi mesi il tema della sicurezza è tornato con forza nel dibattito pubblico, anche in una città come Busto Arsizio, che non è una metropoli ma dove sempre più giovani raccontano di vivere gli spazi quotidiani con cautela e allerta. Episodi di violenza, baby gang e degrado percepito si intrecciano con la scarsa illuminazione, l’assenza di presidi visibili e un centro che la sera si svuota invece di accogliere». Questa la sintesi della nota di Busto Rinasce. Da qui è partito il lavoro di ascolto promosso dal progetto che coinvolge l’ex assessore alla Sicurezza e alla Mobilità Salvatore Loschiavo, che ha raccolto testimonianze dirette di studenti e giovani lavoratori, restituendo l’immagine di una città che si attraversa con cautela, che rinuncia per paura di ciò che potrebbe accadere e che, sempre più spesso, viene «evitata anziché vissuta».
Il tema sarà al centro dell’incontro aperto di venerdì 30 gennaio, nel Salone di piazza Manzoni, alle 19.30.
La nota. «I giovani raccontano una città buia, vuota, da attraversare in fretta»
«Negli ultimi mesi il tema della sicurezza è tornato al centro del dibattito pubblico nazionale. Baby gang, gruppi di maranza, episodi di violenza giovanile, armi improvvisate: fenomeni diversi, ma legati da un’unica costante, la paura che si insinua nella vita quotidiana. Ma cosa succede quando queste dinamiche arrivano - o vengono percepite come presenti - in una città come Busto Arsizio, che non è una metropoli e non dovrebbe costringere i suoi giovani a muoversi con strategie di difesa?
Abbiamo deciso di ascoltarli. Studenti, giovani lavoratori, ragazze e ragazzi che si spostano la sera per uscire, rientrare a casa, andare da amici, incontrare la persona con cui stanno. Le loro risposte raccontano una città molto diversa da quella descritta nei comunicati ufficiali. Una città evitata, non vissuta. Le zone che emergono con maggiore frequenza sono sempre le stesse.
Le stazioni ferroviarie, l’area intorno al McDonald’s, i portici BNL, Piazza Garibaldi, le vie parallele di Corso Europa, alcune zone di Borsano e quartieri percepiti come isolati. Non si tratta di episodi isolati, ma di abitudini consolidate: “Cammino guardandomi le spalle”. “Evito alcune strade anche se sarebbero le più brevi”. “Cambio percorso pur di non attraversare il centro”.
Il centro, che dovrebbe essere luogo di incontro, la sera viene descritto come vuoto, buio, poco presidiato. Una città spenta, dove la mancanza di persone amplifica la percezione di insicurezza. Luci fioche, controlli lontani Un punto ritorna con forza in quasi tutte le testimonianze: l’illuminazione. Troppo debole, discontinua, insufficiente nei percorsi più frequentati dai giovani.
Alla scarsa illuminazione si aggiunge la percezione di controlli distanti dalla vita reale: “Le pattuglie passano, ma non si fermano”. “Sempre gli stessi giri, sempre le stesse strade”. “Le auto attraversano le zone pedonali, ma a piedi non c’è presenza”. Non è una richiesta di repressione. È una richiesta di presenza visibile, di prossimità, di normalità. Vivere in allerta, anche senza episodi diretti.
Una delle testimonianze più forti arriva da chi vive in centro: “Uscire la sera non è più un gesto spensierato. È una scelta calcolata”.
C’è chi evita intere aree, chi rinuncia a indossare gioielli anche di bigiotteria, chi accelera il passo, chi rientra prima del previsto. Tutto questo in una città di provincia, non in una grande capitale europea. La sicurezza, per questi giovani, non è solo ciò che accade. È soprattutto ciò che si evita per paura che possa accadere.
Mappa delle aree percepite come insicure (secondo i giovani)
Dalle testimonianze raccolte emergono con chiarezza alcune aree critiche:
• Stazioni ferroviarie (FS e Nord)
• Piazza Garibaldi e vie limitrofe
• Zona McDonald’s – portici BNL – piazzetta adiacente
• Vie parallele a Corso Europa
• Centro storico nelle ore serali (zone buie e vuote)
• Borsano (alcune vie e fermate)
• Aree verdi poco illuminate di sera (es. Parco Ugo Foscolo).
Questa non è una mappa della paura. È una mappa dell’esperienza vissuta. Ascoltare prima di decidere.
La domanda che emerge non è solo “chi ha paura?”, ma perché una parte della città non si sente più protetta nei luoghi che vive ogni giorno. La sicurezza non riguarda solo l’ordine pubblico. Riguarda illuminazione, presenza, vitalità urbana, ascolto di chi attraversa gli spazi reali.
Per questo il tema sarà al centro del primo AMA pubblico gratuito di Busto Rinasce: venerdì 30 gennaio - ore 19.30 - Salone Piazza Manzoni, 5.
Per info e prenotazioni bustorinasce.it.
Un incontro aperto di ascolto: domande libere, testimonianze dirette, nessun copione. Chi vorrà potrà semplicemente ascoltare. Chi vorrà parlare potrà portare la propria esperienza. Insieme verrà costruita una mappa condivisa delle aree sicure e non sicure, a partire da ciò che le persone vivono davvero. Perché una città che vuole sentirsi sicura, prima di tutto, deve imparare ad ascoltare».














