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Territorio | 16 gennaio 2026, 22:04

Studente morto a scuola per una coltellata: «Una tragedia che deve interrogarci tutti»

Le riflessioni della dirigente dell'Ite Tosi di Busto Amanda Ferrario: «Per quello che abbiamo permesso che accadesse, in silenzio e senza clamore, in questi anni. Come società, attenzione. Come genitori, come educatori, come adulti, come media comunicativi, come stili di vita. Non come scuola. Non solo, almeno»

Studente morto a scuola per una coltellata: «Una tragedia che deve interrogarci tutti»

Una tragedia che sta scuotendo l'Italia e il mondo della scuola: la morte di uno studente diciannovenne italiano, di origine egiziana, accoltellato questa mattina da un coetaneo all'istituto Einaudi-Chiodo di La Spezia. L'aggressore è un suo coetaneo, di origine marocchina, ed è stato fermato: tutto è accaduto sembra per motivi di gelosia.

A Busto Arsizio, ha condiviso le sue riflessioni Amanda Ferrario, dirigente dell'Ite Tosi. Sui social si è interrogata così.

Quello che è successo oggi a La Spezia, in una scuola superiore, è un fatto tremendo e una tragedia che deve interrogarci tutti. Non tanto per la dinamica, per il movente, per l’arma usata o per l’epilogo terrificante e sproporzionato.

Ma per quello che abbiamo permesso che accadesse, in silenzio e senza clamore, in questi anni.

Come società, attenzione. Come genitori, come educatori, come adulti, come media comunicativi, come stili di vita. Non come scuola. Non solo, almeno.

Ogni volta che abbiamo permesso alla TV o alla rete di trasmettere tutta la spazzatura fatta di gente urlante e scomposta, ogni volta che una tiktoker ignorante sproloquiava osannata per il suo successo, ogni volta che i giornali raccontavano morbosamente dettagli macabri di vicende scabrose in nome del diritto all’informazione scambiando il voyeurismo per diritto di cronaca abbiamo abbassato l’asticella di ciò che la coscienza collettiva reputa sano e giusto.

Ogni volta che generazioni di genitori sono diventate amiche dei figli, derubricando il proprio ruolo a quello di compagni e non di esempi, ogni volta che non abbiamo insistito perché il rispetto delle regole fosse un assioma universale, senza eccezioni, neppure le nostre, abbiamo lasciato che i bambini ci guardassero e scegliessero l’utile al posto del bene.

E poi è successo: sempre una scusa, sempre un motivo per evitare la fatica, la sostituzione dei genitori ai figli per evitare la frustrazione del fallimento.

Si diventa adulti - non grandi - imparando dai propri errori. Rialzandosi quando si cade. Chiedendo scusa quando è necessario. Facendo 10 passi indietro se é il caso.

E adesso questo ragazzo è morto. Perché non c’è più una barriera che contenga il nostro ego. Perché nel gioco al massacro della realtà ipercinetica, multisensoriale, distopica, urlante e perversa vince chi è più forte e chi si impone.

E la scuola, il luogo del tempo bello, della crescita, degli errori possibili non è più un luogo scevro da queste contaminazioni.

Mala tempora currunt!

Redazione

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