Fermiamo il tempo, qui e ora: ci serve per capire da dove si è partiti e dove si è arrivati.
Questa sera, sabato 3 gennaio 2026, Varese è sesta in classifica, mai così in alto dai tempi degli Immarcabili di coach Matt Brase, anno di grazia 2022/2023. Ma che differenza tra allora e oggi…
La stessa che passa tra il “regalato” e il costruito”, tra il viaggio di “mogoliana” memoria - quello che evita le “buche più dure” - e una scalata che parte dal basso, piena di inciampi, di cadute, di ripartenze. Irregolare, difficile, vissuta.
Il primo, un sesto posto frutto di una squadra azzeccata fin dal mercato estivo, telecomandata dal dio del basket, sciolta, forte. Il secondo, un sesto posto che profuma di lavoro, cambiamenti, elevazione, errori che insegnano, fatica.
La stessa fatica che oggi è stata necessaria per battere Napoli in una partita di scacchi e di nervi che ci ha rubato il cuore. Scriviamolo, per una volta senza remore: è stata una gran vittoria. Di quelle che ti lasciano dentro il sapore della conquista al prezzo della sofferenza. È stata un rompicapo risolto, questa battaglia, prima contro la zona di Magro, poi contro l'assurda velocità degli esterni avversari, quindi contro alcuni limiti intrinseci che continuano a emergere ma sempre meno frequentemente...
Vinto. Vinto. Vinto. Con la chicca finale che sottolinea lo zampino di Ioannis Kastritis accanto a quello fragoroso di Moore e bidimensionale di Nkamhoua. Renfro compie il suo quarto fallo prestissimo, al 22’ minuto: il coach greco è costretto prima a gestirlo, poi lo ributta dentro definitivamente al 37’, al momento giusto e nel posto giusto, vicino al finlandese.
Scacco matto.
È la mossa che chiude l’area alle penetrazioni ospiti quel tanto che basta per poter alzare le braccia, è rischio e intelligenza insieme, è consapevolezza dei mezzi dei propri giocatori, è un allenatore che alza la mano e un gruppo che risponde presente.
Sesto posto, per una sera. Falso come Giuda, purtroppo. Ma la colpa è lontano da qui.
Trapani non si presenta a Bologna, nel probabile penultimo atto di una fine annunciata che con ogni probabilità si consumerà fra sette giorni, con un altro “no show”. Per il basket italiano è un fallimento da qualunque parte lo si guardi; per Varese, invece, è un’ingiustizia, perché significa che il ratto ottenuto in Sicilia - autentico, gagliardo - le verrà sottratto.
Una buona notizia per chi guarda in basso (a una zona retrocessione che si allontana e a una Sassari che perderà anch’essa due punti), meno buona per chi invece ora vorrebbe finalmente rompere le colonne d’Ercole dell’abitudine al piccolo cabotaggio e provare a sognare un po’.
In un campionato normale alla Openjobmetis basterebbe molto probabilmente una vittoria a Treviso per raggiungere le Final Eight di Coppa Italia, un traguardo tagliato solo 6 volte negli ultimi 27 anni. In un campionato anormale, invece, fare calcoli adesso è troppo prematuro: la dipartita agonistica del fu squadrone di Valerio Antonini di certo libera un posto, ma tra le formazioni in corsa solo Varese e appunto la Dinamo perderanno due punti.
Le carte in regola per lottare, però, ce le teniamo strette: sono la sostanza più fragrante ereditata da questa bella serata d’altri tempi a Masnago.














