È una testimonianza sconvolgente quella di un 23enne di Domodossola, che lavora in un locale a Crans-Montana, a pochi metri dal bar Le Constellation, distrutto dall’incendio nella notte di Capodanno (QUI gli aggiornamenti). Il giovane non si trovava all’interno del locale al momento della tragedia, ma è arrivato sul posto nei minuti immediatamente successivi, trovandosi davanti a una scena che difficilmente potrà dimenticare.
«Dovevo entrare anch’io con alcuni amici – racconta – ma mi sono fermato un attimo perché un mio amico mi aveva lasciato le chiavi dell’auto per cambiarmi». Una decisione casuale, che probabilmente gli ha salvato la vita. Dopo essersi cambiato in fretta, il ragazzo si è incamminato verso il locale per capire cosa stesse succedendo.
Nei primi metri, però, qualcosa non torna. «Ho iniziato a vedere ragazzi che piangevano, altri che si tenevano tra loro. C’era un clima irreale». Avvicinandosi all’area del locale, all’angolo di una banca poco distante dall’ingresso, il giovane nota una persona seduta a terra. «Mi sono avvicinato per chiedergli se stesse bene. Quando ha alzato lo sguardo, ho visto che aveva mezza faccia ustionata».
Pochi passi più in là, lo scenario diventa ancora più drammatico. «C’erano persone sdraiate a terra davanti all’entrata, un ragazzo continuava a chiamare l’ambulanza. Era il caos totale». Il 23enne racconta anche di aver visto uscire dal locale una persona completamente avvolta dalle fiamme. «Una scena pesantissima. Una cosa che non riesci a elaborare sul momento».
Oggi, a distanza di ore, la voce è ancora scossa. «È difficile da mandare giù, da assimilare. Sono immagini che restano addosso». Una testimonianza che restituisce, più di qualsiasi numero, la dimensione umana e devastante della tragedia che ha colpito Crans-Montana e che ha coinvolto anche tanti lavoratori italiani presenti nella località svizzera.










