«Non siamo archistar ma architetti». Paolo Zilli, direttore dello studio che porta il nome di Zaha Hadid, ha iniziato così la presentazione, a Malpensafiere, del progetto per il nuovo ospedale che sorgerà al confine tra Busto e Gallarate, il Grande Ospedale della Malpensa. Una rivendicazione alla quale ha accostato l’emozione per il momento e per il risultato ottenuto. Oltre a una parola-cardine, “umanità”, concetto intorno al quale la squadra di professionisti, la sua squadra, ha ideato, riflettuto, selezionato. Sì, selezionato, perché non c’è stata solo la ventina di progetti, provenienti da tutto il mondo, che ha partecipato al concorso per dare forma e sostanza al futuro nosocomio, o la selezione di proposte, cinque, arrivate a un passo dal traguardo. Lo stesso studio ha ipotizzato tre diverse soluzioni, scegliendo quella che alla fine è risultata vincente.
«L’ospedale – ha affermato Zilli – viene generalmente visto come una macchina. Ma la macchina al centro ha l’uomo ed è governata dall’uomo. Non solo, in questo caso attorno ha un bosco che esiste ed è bello, anche se magari non sempre è celebrato o rispettato». Di qui la volontà di compromettere il meno possibile il luogo: «Non volevamo creare una cesura, abbiamo voluto mantenere un “ponte biologico”». Un principio declinato anche nella definizione di ambienti pervasi da luce e aria.
Struttura monoblocco, nelle parole di Zilli utile a mettere la persona al centro. «In un poliblocco – ha aggiunto – la maggior parte delle stanze guarda verso altre stanze. In questo caso ci sono stanze che guardano verso le montagne, altre verso il verde interno». Nelle intenzioni dei progettisti è marcata anche la vocazione all’accoglienza: «Abbiamo pensato a una parte verde, un piccolo parco, aperto alla comunità».
Elementi colti dalla commissione guidata da Cristina Masella: «La struttura ha carattere fluido e integrato di funzioni, giardini, terrazze verdi, corte interna. Pazienti e operatori possono usufruire delle aree sentendosi protetti dall'architettura che li cinge. La grande terrazza è una vera e propria promenade panoramica». Ulteriori punti forti: correlazione tra aree e servizi, camere ampie, versatilità impiantistica (eventualmente utile per cluster epidemico), ottimizzazione dei consumi e degli interventi manutentivi, vincoli strutturali tali da consentire una grande adattabilità.
Stefano Campolongo, professore ordinario del Dipartimento di Architettura del Politecnico di Milano: «Un modello da replicare in Regione. Meglio cento ospedali nuovi che mille vecchi, innanzitutto per i costi connessi. Gli ospedali hanno un ciclo di vita, destinato a terminare. Questo guarda al futuro».














