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Economia | 28 ottobre 2025, 07:00

Presse per rifiuti speciali: come trattare polistirolo e bottiglie in azienda

Nel backstage di molte filiere produttive si gioca una partita fatta di spazio, tempi e costi: quella della gestione dei rifiuti speciali.

Presse per rifiuti speciali: come trattare polistirolo e bottiglie in azienda

Tra i materiali più ingombranti figurano polistirolo espanso (EPS) e bottiglie in PET, due flussi con caratteristiche opposte ma una sfida comune: ridurre il volume, mantenere alta la qualità merceologica e rispettare le regole.

 Qui entrano in scena le presse per rifiuti, attrezzature che trasformano un problema logistico in risorsa, soprattutto quando integrate in soluzioni per il trattamento di rifiuti non convenzionali. L’obiettivo è chiaro: comprimere, tracciare, avviare a recupero e riciclo con processi sicuri e misurabili.

In questo articolo verranno analizzati i principali aspetti tecnici e organizzativi legati all’uso di presse e densificatori per la gestione di EPS e PET in azienda. Saranno illustrate le tecnologie più efficaci, i criteri di scelta in base ai volumi e al layout produttivo, oltre ai vantaggi in termini di logistica e redditività.

Un approfondimento pensato per chi desidera trasformare un obbligo normativo in un’opportunità concreta di ottimizzazione e valore.

Cosa si intende per rifiuti speciali in azienda

Nel lessico normativo italiano, i rifiuti speciali comprendono gli scarti da attività industriali, artigianali, commerciali e di servizio, con obblighi di gestione distinti rispetto ai rifiuti urbani. Questo perimetro—definito dal D.Lgs. 152/2006—colloca imballaggi e scarti di processo in un quadro che privilegia il recupero rispetto allo smaltimento, richiedendo corretta classificazione e conferimento a operatori autorizzati.

 Per chi tratta imballaggi plastici, inoltre, la qualità del conferimento è essenziale per la filiera consortile.

Presse per rifiuti: polistirolo espanso (EPS) senza volumi improduttivi

L’EPS è composto fino al 98% di aria: ciò spiega perché pochi chilogrammi occupino metri cubi preziosi in magazzino e in logistica. Le classiche presse verticali non sono sempre la risposta ideale: nel caso dell’EPS risultano decisivi i densificatori (a vite o a caldo) che compattano il materiale in blocchi ad alta densità, con rapporti di riduzione tipici fino a 50:1. Il risultato è duplice: si tagliano i viaggi (da decine a uno) e si ottiene una pezzatura coerente con le esigenze del riciclo meccanico a valle.

 Per i settori dove l’EPS abbonda—come imballaggi di elettronica o casse per ittico—questa scelta tecnica libera spazi e migliora la redditività del conferimento.

Presse per rifiuti: bottiglie in PET tra qualità di balla e tracciabilità

Il PET richiede accortezze diverse rispetto all’EPS. Qui le presse verticali per bottiglie consentono di ottenere balle stabili, con pesi indicativi nell’ordine di 60–180 kg (e oltre a seconda del modello), favorendo stoccaggio razionale e movimentazione più sicura.

 La qualità della balla incide direttamente sulla valorizzazione economica: ridurre le contaminazioni, separare i polimeri eterogenei e preparare correttamente il materiale sono passaggi che migliorano l’accettazione da parte della filiera del riciclo.

 Sul fronte sicurezza, l’adozione di presse conformi allo standard europeo EN 16500—con dispositivi, segnali e procedure adeguate—riduce i rischi operativi e i fermi impianto; è altrettanto decisivo affiancare protocolli antincendio, aree di stoccaggio ventilate e routine di pulizia, come ricordano alcuni episodi di cronaca recente che hanno riportato l’attenzione sulla prevenzione nelle aree di compattazione.

 In azienda tutto questo si traduce in ripetibilità del processo, tracciabilità dei pesi e abbattimento degli imprevisti lungo la catena di gestione.

Costi, spazi e roi: cosa considerare prima di scegliere

La scelta tra pressa verticale, densificatore EPS o soluzioni ibride passa da tre variabili: mix dei rifiuti, volumi e layout. Un sito con flussi misti potrà privilegiare presse multicamera o linee con alimentazione frontale per cambiare rapidamente materiale; un hub con grandi quantità di EPS trarrà invece massimo beneficio da un densificatore con rapporto di riduzione elevato e blocchi uniformi, pronti per il mercato del riciclato.

 Importano anche manutenzione, assistenza e disponibilità ricambi, insieme alla conformità EN 16500 per l’area presse e alle procedure di pesatura per tracciare KPI come balle al giorno, peso per balla e tonnellate mensili.

Un’analisi preventiva del TCO—costo macchina, consumi, formazione, fermo impianto—evita sorprese e ottimizza il payback.

Un reparto che adotta presse per rifiuti coerenti con i propri flussi—e che forma il personale su sicurezza e qualità del conferimento—accorcia la distanza tra cantiere interno e economia circolare.

 Con EPS densificato e PET pressato in balle pulite, la logistica smette di essere un collo di bottiglia e diventa una leva misurabile: meno viaggi, più ordine, più valore al chilogrammo.

 In un contesto in cui le aziende sono chiamate a dimostrare attenzione agli obiettivi ESG e a migliorare l’efficienza interna, la differenza tra “gestire scarti” e “gestire risorse” passa sempre più attraverso scelte impiantistiche mirate e un’organizzazione capace di valorizzare ogni passaggio, dal magazzino alla filiera del riciclo.












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