Banca Generali con Anemos Italia accende i riflettori sui temi della discriminazione economica di genere a Varese, con il convegno ‘Discriminazione economica e parità di genere: tra diritti negati e strumenti di riscatto’. L’incontro, promosso da Banca Generali Private in collaborazione con Fidelity International e l’associazione, avrà luogo il 1° ottobre 2025 presso il Salone Estense. L’evento, patrocinato dal Comune di Varese, è reso possibile dall’iniziativa dei private banker della filiale varesina di Banca Generali, in particolare attraverso l’impegno dell’Executive Manager Mario Comelli e dei private banker Nicoletta Marialuisa Eumei ed Enrica Cattaneo.
Interverranno esponenti delle istituzioni, tra cui l’onorevole Martina Semenzato, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, il sindaco di Varese Davide Galimberti e l’assessora alla Cultura della Regione Lombardia. Dopo gli interventi istituzionali si alterneranno sul palco Anna Danesi, Consigliera di Parità della Provincia di Varese, Grazie Biondi, Presidente Associazione Nazionale Manden, Paola Lanza, Presidente Associazione Giuriste Varese, Paola Biavaschi, Professoressa dell’Università degli Studi dell’Insubria - Delegata Pari Opportunità e Giuseppe Parlà di Fidelity International, approfondendo diversi aspetti del fenomeno della discriminazione economica di genere. Il convegno si concluderà con una tavola rotonda di assoluto rilievo.
L’iniziativa arriva a quasi un anno dall’inaugurazione del nuovo sportello bancario di via Sacco 2 e rappresenta un nuovo elemento di vicinanza alla comunità e impegno per il territorio varesino, un’area in continua crescita, centrale all’interno del progetto di sviluppo di Banca Generali Private. La provincia di Varese, area dove batte ancora forte il cuore produttivo italiano, ha visto negli ultimi 12 mesi una crescita dei patrimoni in gestione di circa il 15%, arrivando a 1,45 miliardi di euro a settembre. Allargando l’orizzonte agli ultimi 5 anni, da fine 2020 l’aumento delle masse gestite è di oltre il 40%, grazie all’impegno di una squadra di private banker che a sua volta si è rafforzata passando da 23 a 27 professionisti, attivi nei due presidi sul territorio: la filiale bancaria del capoluogo e il centro private di Gallarate. Una presenza sempre più capillare a sostegno delle famiglie e delle PMI che rappresentano un elemento fondante del tessuto imprenditoriale e industriale varesino. Nell’intera Lombardia la raccolta nella regione è aumentata da fine 2020 a oggi di oltre il 50%, raggiungendo un valore di masse in gestione di circa 30 miliardi di euro. Banca Generali è presente nella regione con 33 agenzie: oltre allo sportello di Varese sono presenti quelli di Milano (3), Bergamo, Brescia, Como e Monza; mentre gli uffici di consulenza sono 25 in sedici località.
Oltre all’impegno diretto, Banca Generali è vicina alla comunità e al territorio varesini, la cui economia è strettamente legata a quella svizzera, attraverso la sua controllata elvetica BG Suisse Private Bank e in particolare il progetto BG International. Un modello unico in Italia di consulenza finanziaria cross-border che permette di offrire ai clienti italiani che già detengono patrimoni nella Confederazione di essere seguiti da un unico banker di fiducia su entrambi i lati del confine.
«Siamo felici di sostenere un’iniziativa importante e significativa come questo convegno, un segnale del nostro impegno a fianco della comunità in un territorio di grande importanza per la nostra rete. Come Banca attenta alle tematiche sociali, siamo consapevoli dell’importanza del nostro ruolo, che va oltre la consulenza e la protezione patrimoniale al centro della nostra mission, e si declina anche in iniziative come questa. Crediamo nell’importanza della consapevolezza e dell’informazione per un cambiamento culturale in grado di creare una società realmente inclusiva e fondata su valori della parità» ha commentato Massimiliano Melegari, Sales Manager di Rete di Banca Generali.
La discriminazione economica rappresenta una delle forme più persistenti di disuguaglianza di genere, che permea tuttora le società di tutto il mondo e si manifesta, per esempio, nel gender pay gap, il divario retributivo di genere, che vede le donne guadagnare mediamente meno degli uomini anche a parità di ruolo, competenze e responsabilità. In base agli ultimi dati Eurostat, le donne lavoratrici nell’UE guadagnano in media il 12% in meno all’ora rispetto agli uomini. L’Italia fa meglio della media del Vecchio Continente, ma il divario rimane significativo: in base ai dati Istat aggiornati al 2022, la retribuzione oraria media delle donne (15,9 euro) è del 5,6% inferiore a quella degli uomini (16,8 euro). Un gap acuito dalla maggiore diffusione di contratti con orario part-time nel genere femminile: le ore retribuite per le donne sono inferiori a quelle degli uomini del 15,1% e nelle imprese con almeno 10 dipendenti, la percentuale di lavoratrici part-time, sul totale degli occupati, è più che doppia rispetto a quella degli uomini (12,3%, contro 5,2%).
La discriminazione economica di genere può assumere, all’interno del contesti familiare, i tratti della violenza, nella limitazione dell’accesso alle risorse finanziarie, all’istruzione o al mercato del lavoro, o mancato rispetto di responsabilità economiche. Un fenomeno meno appariscente rispetto ad altre forme di abuso, ma che dai pochi dati disponibili appare assai diffuso: in base alle rilevazioni della Rete nazionale dei Centri antiviolenza, la violenza economica incide per oltre il 35% delle oltre 20mila donne che vengono incontrate e accolte, in media ogni anno, dalle 107 organizzazioni di donne che gestiscono i centri antiviolenza. L’associazione ha denunciato anche come quasi una donna su tre, tra quelle venute in contatto con loro, non ha soldi propri, e solo il 36,7% può contare su un reddito sicuro. Il restante 33,3% ha lavori precari e saltuari.
Anna Marsella, Presidente dell’associazione Anemos Italia odv, ha dichiarato: «Con questo incontro Anemos Italia odv conferma il proprio impegno per una cultura di consapevolezza, prevenzione e riscatto nella convinzione che la libertà delle donne passi anche dalla loro indipendenza economica».












