Ore otto del mattino di un giorno da cani(cola), piazzale Kennedy, in fondo, a ridosso della rimessa dei pullman. Sto per arrivare a casa dopo la consueta pedalata quotidiana, stavolta breve per via del maledetto cammello africano che picchierà fino a 35 gradi nel “dopodisnà”. Passo sotto il ponte della ferrovia, curvo, e un fotogramma di “Cinico tv” mi colpisce la vista. Il “punctum”, come direbbe Roland Barthes, è lo straordinario nastro isolante rosso fuoco, che attira immediatamente l’attenzione, prima ancora delle due sconsolate sedie anni ‘90 un tempo bianche e dello straordinario messaggio scritto a pennarello: «Chi vuole le sedie se le prendesse.» Punto. Più che un invito, un diktat.
Da dove spuntano le sedie? Un rimasuglio del cantiere secolare del nuovo piazzale? Il frutto di un repulisti casalingo di Ferragosto? Di certo hanno preso acqua per un bel po’, come dimostrano le tracce di calcare sul sedile, ma in fondo con un po’ di pazienza si potrebbero anche rimettere in sesto, qualora «chi vuole se le prendesse.»
Le strisce di nastro rosso appena appoggiate allo schienale (forse per una forma postuma di rispetto per la sedia, su cui magari l’autore sedeva nel cantiere) a tener fermo l’avviso, sono l’avanguardia della generosità del donatore, davvero desideroso che qualche anima buona si voglia caricare la coppia in macchina e via.
Nel deserto del piazzale, sotto il sole a picco, le due povere sedie di plastica sono il rimasuglio di un’Italia spicciola, quella del faidate, dell’aiuto reciproco, del dono purchessia, del «basta che porti via ed è tuo», atti di generosità che di solito arrivano dalle persone più umili. Smaltimento casalingo a chilometro zero.
Ma se appena capovolgiamo la situazione e ci mettiamo un pizzico di fantasia, sedie, nastro rosso e cartello potrebbero essere l’installazione di un artista sconosciuto, un Cattelan dei poverissimi che, non avendo frutta in casa e un muro libero, ha piazzato due seggiole e morta lì, magari passasse qualche critico o influencer e «se le prendesse», postando l’opera online come fenomeno di arte spontanea e facendo i soldoni. Poi l’asta da Sotheby’s eccetera eccetera…Chi è Banksy in fondo?
Un’altra idea potrebbe essere quella di lasciarle lì e improvvisare un set fotografico intitolato “Insediati”, con modelle e modelli presi dai passanti e fatti accomodare come davanti allo schermo di un drive-in, e poi organizzare una bella mostra con gli scatti migliori. Ma, magari, nel frattempo, chi ha voluto se le è prese e buonanotte, in fondo sono solo due sedie, tutto il resto è letteratura.
















