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Hockey | 08 febbraio 2025, 06:59

LETTERA AL MASTINO CHE HO NEL CUORE Vinci. Perdi. Lotta. Piangi. Ma non cambiare. Ora sciarpa al collo e "Forza Varese": me lo hai insegnato tu

Vorrei dirti che ti amo. Vorrei dirti che ti odio. Vorrei dirti che mi fai paura. Paura di perdere e di perderti. Vorrei dirti che sono geloso di chi è arrivato dopo e non sa nulla. Vorrei dirti che non è vero niente e che, qualunque cosa accadrà ci sarà sempre la stessa persona là dove te l’aspetti, e ci sarà sempre Andrea Vanetti a ricordarci da dove siamo venuti e chi siamo stati. Adesso è ora: mi annodo la sciarpa, mi sistemo il cappello, arrivo. Verrò a gridare a ogni gol segnato, verrò a gridare “Forza Varese” (esiste un grido più bello?), verrò a gridare che ti amo per quello che sei

LETTERA AL MASTINO CHE HO NEL CUORE Vinci. Perdi. Lotta. Piangi. Ma non cambiare. Ora sciarpa al collo e "Forza Varese": me lo hai insegnato tu

E allora eccoci qua, Mastino che ho nel cuore e che dal cuore non se ne va mai. Vissuto qui dentro fin dal primo giorno e non per scelta, ma per l’aria respirata e per il sangue trasmesso. Eccoci qua, ancora una volta, a ritrovarci prima di una sfida sul ghiaccio con la voglia di vincere e di combattere per vedere come andrà a finire.

Eccoci qua, Mastino che ho nel cuore e che dal cuore non se ne va mai: perché ho qualcosa da dirti. Qualcosa di serio.

Vorrei dirti che ti amo. Perché solo così, solo con la parola “amore” si può rispondere a chi si chiede come mai a Varese si viva di hockey sempre e comunque, nonostante la gloria passata sia sempre più passata e nonostante gli anni difficili siano stati troppi. A chi si chiede il motivo di un palaghiaccio sempre pieno, ancora pieno: di gente, di anime, di passione. Per amore, solo per amore.

Vorrei dirti che ti odio. Perché mi fai stare male come può stare male solo un tifoso davanti a una sconfitta, davanti a un fallimento, davanti alla possibilità di non farcela. Mi tieni sveglio la notte, mi fai spendere tempo e chilometri, mi fai litigare con chi non capisce perché preferisco una trasferta da sei ore di pullman ad Alleghe o Dobbiaco a una serata sul divano a guardare una serie tv.

Vorrei dirti che mi fai paura. Paura di perdere e paura di perderti. Paura di vederti cambiare tanto, così tanto da diventare qualcosa di troppo diverso da quello che amavo più di ogni altra cosa, paura di non riuscire comunque a lasciarti andare.

Vorrei dirti che sono geloso, geloso marcio. Di chi è arrivato dopo e non sa nulla: non sa del palaghiaccio freddo e semideserto, non sa delle lacrime al funerale di un ragazzo morto, non sa dei giorni passati a rimpiangere l’hockey vero e a invidiare gli altri, non sa cosa voglia dire non averti.

Vorrei dirti che non è vero niente. Che qualunque cosa accadrà ci sarà sempre la stessa persona là dove te l’aspetti, e ci sarà sempre Andrea Vanetti a ricordarci da dove siamo venuti e chi siamo stati, con buona pace di chi pensa che “non guardare in faccia a nessuno” sia una dimostrazione di forza quando in realtà è solo il rifugio di chi non sa più che fare.

Caro Mastino che ho nel cuore e che dal cuore non se n’è mai andato: guardami in faccia. E poi guardati attorno. La gente di oggi è qui perché qualcuno è riuscito soffiando sotto la cenere a riaccendere una scintilla che covava da tempo: l’ha fatto con la forza delle persone che hanno vinto prima di vincere. Hanno vinto riportando qui quelle quattro o cinque facce che aspettavano solo un segnale per tornare, hanno vinto conquistando la passione dell’unico giornalista di Varese capace di leggere le grandi storie prima che accadano (troppo facile, farlo dopo).

Sei cresciuto. Ma non sarai mai abbastanza grande per poter fare a meno di tutto questo. Hai pensato, anche solo per un secondo, di poterlo fare: lo so, noi ce ne siamo accorti.

Caro Mastino che ho nel cuore: continua a correre sulle tue gambe, ma non farlo da solo. E non permettere a nessuno di dirti dove andare. Sarebbe l’inizio di una fine che per me, per noi, avrebbe le sembianze della morte di un amico.

Vinci. Perdi. Lotta. Piangi. Ma non cambiare. Adesso è ora: mi annodo la sciarpa, mi sistemo il cappello, arrivo. Verrò a gridare a ogni gol segnato, verrò a gridare “Forza Varese” (esiste un grido più bello?), verrò a gridare che ti amo per quello che sei.

Varese, è questo: fatevene una ragione. Vi piaccia, o no.

Final Four Coppa Italia di Varese

Sabato 8 febbraio, semifinali

Ore 15: Aosta-Feltre Ore 19: Caldaro-Varese

Domenica 9 febbraio, finale, ore 19.30

Biglietti I tagliandi sono acquistabili solo su Liveticket. Cliccando QUI è possibile prenotare la manciata di posti rimasti per la semifinale Caldaro-Varese. Sempre su Liveticket è possibile acquistare i biglietti della finale cliccando QUI

Prezzi biglietti Tribuna Centrale 36 euro - Tribuna Laterale 26 euro - Curva Gold 20 euro - Curva 16 euro

Diretta su Radio Village Network e Fisg.tv Diretta testuale su VareseNoi.it Parcheggi all'UnaHotels di via Albani

Francesco Caielli


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