"Confesso che ho vespato", potrebbe essere il motto di Alberto Bortoluzzi, uno che per amore dello scooter Piaggio ha girato l’Italia soltanto per ambientare dodici scatti fotografici, uno per ogni mese dell’anno, con vespe prodotte dal 1946 al 2017, modellini in scala 1:18 che, grazie alla sua straordinaria abilità, appaiono più veri del vero. La Vespa la si ama alla follia o la si odia, per i freni scarsi e le ruotine - almeno nei modelli d’epoca - ma Alberto la adora, con la sua esce di casa con ogni tempo e in ogni stagione, ci ha scritto un libro e adesso ha pubblicato questo incredibile calendario 2025 dal titolo emblematico di “Vespa my love”, che ha inizio con la Vespa 946 “Bellissima” del 2014, su una strada dell’immediata periferia di Milano.
Non pago di ridare vita a modellini di plastica, Bortoluzzi inserisce in ogni fotografia il suo avatar realizzato in 3D, lui in scala con la macchina fotografica al collo, una sorta di turista itinerante per le regioni italiane, che non manca di fare una capatina all’Autodromo di Monza per lanciarsi idealmente con la Vespa 98 Corsa del 1947, ovviamente rosso fiammante.
«Andare in Vespa è qualcosa di diverso che andare con una moto, ancora diverso dall’utilizzare uno scooter. Andare in Vespa è andare in Vespa», spiega il fotografo e scrittore nella presentazione del calendario da tavolo, che ha il patrocinio di Ilford e di Fondazione Piaggio. «Quell’estetica tutta sua, quella guida che richiede sempre una speciale attenzione, come per una fidanzata a volte capricciosa, che talvolta costringe a manovre da funambolo per non farsi disarcionare, la rendono ancora più desiderata e amata».
Il tour di Bortoluzzi per l’Italia dopo Milano tocca Torino, con febbraio e la Vespa Rally 200 del 1972, targata Varese - perché le targhe dell’epoca le confeziona al computer e rigorosamente in scala, l’amico Lorenzo Franchini - e parcheggiata in vista Mole Antonelliana. In marzo si va a Paestum con la Vespa 150 Sprint del 1965, naturalmente con targa napoletana, mentre Venezia, splendida in aprile, si raggiunge con la Vespa 125 del 1948. Non potevano mancare i Sassi di Matera, in maggio e con la Vespa GS 150 del 1960, una delle più belle e desiderate, mentre a San Quirico d’Orcia a giugno c’è la “6 Giorni” del 2017.
Tanta luce e i pinnacoli dei trulli di Alberobello in un luglio affocato che solo la Vespa 75 del 1967 renderebbe più lieve, mentre al mare di Rimini, noblesse oblige, ci si va con la Vespa sidecar del 1955 alla ricerca di atmosfere tondelliane. Serve invece una particolare Vespa “Hoffmann” 125 del 1953 per valicare il Passo Sella in Trentino Alto Adige, mentre la storica 125 “Arcobaleno” del 1984 del compianto vespista giramondo Giorgio Bettinelli è parcheggiata, in ottobre, nientemeno che davanti al Colosseo.
La fantasia di Alberto non ha limite, e così novembre ci porta addirittura sull’Etna, con una Vespa che chi scrive ha posseduto per una manciata di anni e poi ceduto con il cuore spezzato, la 150 “Struzzo” del 1955. Dicembre con la neve? Ma certo, la Vespa 50 del 1963 arriva fino al Castello di Fenis, in Valle d’Aosta, impettita nel suo azzurrino pallido che fa parte dei ricordi lieti della nostra giovinezza, lo stesso della gloriosa Fiat 127.
«Chi Vespa mangia le mele», recitava uno slogan del tempo, e Alberto ne deve aver fatto indigestione - se non altro di chilometri - per regalarci un piccolo capolavoro di ironia e tecnica fotografica che incomincia a stuzzicarci fina dalla copertina, con la Vespa “6 Giorni” del 1951 parcheggiata nella Piazza dei Miracoli di Pisa, con il Bortoluzzi miniaturizzato che contempla la Torre e un turista vero a grandezza naturale a scattare una fotografia al gioiellino della Piaggio. E come sempre accade, nemmeno il nostro fotografo è profeta in patria, i migliori complimenti per l’opera vespistica gli sono arrivati da un mostro sacro del cinema francese, Patrice Leconte che, ricevuto in dono “Vespa my love”, gli ha scritto: «Il calendario 2025 è appena arrivato. È molto bello. Tutte queste Vespe mi fanno sognare. Grazie per la tua lealtà, la tua amicizia e il tuo talento». C’è di che montare in Vespa e andare a Parigi ad ambientare davanti alla Tour Eiffel il primo scatto per l’anno 2026.



















