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Politica | 28 maggio 2024, 08:00

Federica Barbero (Fratelli d’Italia): Tra sovranità nazionale e sovranità europea, il futuro dell'Unione dopo 70 anni di pace

La candidata per FdI alle elezioni per il Parlamento europeo nella circoscrizione nord-ovest (Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta e Lombardia): "Immagino un’Unione che persegua politiche di concorrenza eque fra tutti gli Stati membri che tuteli le nostre produzioni tipiche, contro il rischio dell’immissione nel mercato interno di merci extra-UE a basso costo"

Federica Barbero (Fratelli d’Italia): Tra sovranità nazionale e sovranità europea, il futuro dell'Unione dopo 70 anni di pace

Federica Barbero, architetto, è la responsabile regionale, per Fratelli d’Italia, del Dipartimento per la valorizzazione del territorio. 

È candidata nelle liste di Fratelli d’Italia, per le elezioni europee nella circoscrizione nord-ovest (Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta e Lombardia).

In virtù della sua candidatura alle europee, Federica Barbero, riflette sull’Unione Europea che si trova ad un bivio. Crisi economiche, sanitarie e geopolitiche hanno messo a dura prova la coesione europea, sollevando interrogativi sul suo futuro.

Il lungo periodo di stabilità che ha accompagnato gli ultimi 70 anni della nostra storia di Europei, ci ha probabilmente indotti a non concentrarci opportunamente sulla fisionomia che avremmo voluto dare all’Unione europea.

È pur vero che molte crisi si sono susseguite, ma esse hanno avuto per lo più carattere economico-finanziario o, da ultimo, sanitario e non hanno mai comportato un ricorso alle armi, se si eccettua la crisi nella ex-Jugoslavia e la guerra ucraina.

Oggi siamo giunti ad un bivio: spingerci verso un federalismo drastico, cedendo al “Super-Stato” europeo tutte le competenze che ancora permangono in mano ai singoli Paesi membri, oppure ripensare il modello di integrazione, limitando la pervasività della legislazione europea e dell’apparato burocratico, mettendo al centro gli Stati e i loro cittadini, evitando la rincorsa di ideologie non in linea con la nostra storia millenaria.

Immagino, dunque, un’Unione europea in cui gli attuali 27 Stati membri (ai quali dovranno auspicabilmente aggiungersi i Paesi balcanici, l’Ucraina, la Moldavia e la Georgia) collaborino attivamente per la difesa delle frontiere esterne nei confronti di migrazioni incontrollate che riduca lo spreco di denaro pubblico, per un miglior impiego delle risorse, anche attraverso un taglio delle spese per l’apparato burocratico europeo, da razionalizzarsi.

Immagino un’Unione che persegua politiche di concorrenza eque fra tutti gli Stati membri che tuteli le nostre produzioni tipiche, contro il rischio dell’immissione nel mercato interno di merci extra-UE a basso costo, che minacciano i nostri prodotti manifatturieri, agricoli, alimentari, un’Unione che applichi effettivamente il principio di sussidiarietà, per avvicinare le istituzioni ai cittadini”.

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