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Basket | 26 novembre 2023, 21:11

IL COMMENTO DI FABIO GANDINI - Qui Varese, G-League: quand’è la prossima?

Nell’ottica di questa società - temiamo - non è così utile interrogarsi sui perché della vergognosa sconfitta del PalaLeonessa: qui si è messo in conto di prendere certe sberle, altrimenti le scelte sarebbero state diverse, altrimenti certi allarmi sarebbero già suonati. Non funziona più in un certo modo sotto al Sacred Mountain…

IL COMMENTO DI FABIO GANDINI - Qui Varese, G-League: quand’è la prossima?

È tutto molto semplice, in realtà.

Primo: ringraziamo Brescia, l’emozione dei suoi ragazzini in campo nel finale e Zhao (che non sappiamo ancora quanto valga, vista la sua giovane età, ma di sicuro non così poco da essere mandato in campo sul -50…) per aver lasciato intatto il record del 18 marzo 1999: Treviso-Varese, -47.

Secondo: chi darà la colpa all’assenza di McDermott e di Librizzi o al viaggio della speranza a Tbilisi guarderà il dito e non la luna: con la squadra al completo, oggi sarebbe finita ugualmente con una sconfitta nettissima.

Terzo: pensiamo alla prossima, subito. Perché interrogarsi troppo sulla vergognosa sconfitta del PalaLeonessa non è tanto utile come si possa credere - temiamo - nell’ottica di questa nuova società. E cerchiamo immediatamente di spiegarvi il perché.

L’autentica debacle bresciana è semplicemente, banalmente, inesorabilmente nel DNA della Varese 2023/2024. Bologna, Venezia, oggi: tre indizi per una prova che nemmeno serve. Contro le squadre fisiche, contro le difese fisiche, la squadra di coach Bialaszewski non ha diritto di cittadinanza, non è costituzionalmente in grado di reggere nemmeno lo stesso metro di confronto.

Non ci sono percentuali che tengano, né prestazioni incidentalmente negative a determinare il risultato e forse nemmeno la sua ampiezza: contro Brescia, Venezia, Bologna, pensiamo anche Milano, e vedremo se mancherà ancora qualcuno all’appello, la Openjobmetis non può nemmeno condividere lo stesso campo di gioco.

Sai che novità, penserà pincopallo, sono lustri che ciò accade. Vero, ma qui si sta trattando di qualcosa di diverso, non del fatto che alla fine vince sempre chi è più forte e chi ha più soldi: nel caso di specie si tratta di un’impossibilità che non ammette eccezioni, nemmeno nella singola partita.

E chi ha costruito il tutto lo sa, lo ha messo in conto. 

Altrimenti non avrebbe edificato una casa così leggera, così atipica, così destrutturata per certe battaglie. Altrimenti non avrebbe scelto elementi così inesperti, così a digiuno di Europa e di Italia, così giovani, così proni - quindi - agli alti e ai bassi che più bassi non si può. Altrimenti non seguirebbe un sistema che vale più di tutto: più dei giocatori - che dall’anno scorso a quest’anno sono stati considerati praticamente intercambiabili - più dell’allenatore, più anche del solo pensare a un minimo tentativo di correzione o di uscita dallo spartito durante le gare. Altrimenti non si affiderebbe così tanto allo studio dei numeri, considerati però su gruppi di partite: il singolo evento non conta nulla per le analytics, sappiatelo.

La Varese sventrata e umiliata oggi è la stessa che ha vinto contro Scafati e Sassari, che ha fatto soffrire Napoli, che ha passato il turno in Coppa, che ha portato all’ultimo tiro Tortona e Trento, che dall’inizio della stagione ha fatto dei piccoli passi avanti, tutti sottolineati con fiducia. Che problema c’è se ne prende 40 a Brescia o al PalaDozza?

 Solo noi, in questo ossessivo Stivale, in questa vecchia Europa, diamo importanza al qui e ora, alla singola partita, al singolo -40, alla pancia e non alla testa. Non funziona più così, sotto al Sacred Mountain (Sacro Monte, pardon…). Perché se fosse ancora così, invece, allora questa sconfitta e altre prima avrebbero fatto scattare allarmi che quasi sicuramente non scatteranno nemmeno stavolta. 

Qui Varese, G-League: quand’è la prossima?

Fabio Gandini


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