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Calcio | 18 settembre 2023, 20:58

Filippo Brusa torna al Franco Ossola in buona compagnia: «Il Varese ha avuto cuore e palle. Con Lazaar e Furlan ci sarebbe da divertirsi»

Intervista al compagno di mille avventure biancorosse che domenica è tornato a casa insieme ai figli Nicolae Enrico e Lorenzo, oltre a due ex mai davvero ex. «Achraf e il gol alla Roma con la Primavera, Federico ragazzo modello. Tremavo rientrando allo stadio e ricordando che il 17 settembre di 34 anni fa iniziò la cavalcata verso la C1: chissà che quest'anno si possa vivere un nuovo 1989/90. Mio figlio maggiore alla fine mi ha detto: "Quante ore mancano alla prossima partita del Varese?"»

Una domenica di ritorni al Franco Ossola: da sinistra Furlan, Nicolae Enrico e Lorenzo Brusa, figli dell'amico giornalista Filippo, quindi Lazaar

Una domenica di ritorni al Franco Ossola: da sinistra Furlan, Nicolae Enrico e Lorenzo Brusa, figli dell'amico giornalista Filippo, quindi Lazaar

La vita, anche quella di chi ama il Varese, è un brivido. A volte basta poco per ritrovarsi in un vortice di emozioni. Basta sfiorare un'immagine per spalancare una porta sul presente e su un futuro che non potrà mai essere uguale al passato, ma chissà...

A volte basta una fotografia per riportare il Varese nel cuore, se non della storia - quello accadrà in serie C e in B - ma anche per capire come le persone facciano la differenza, ad ogni livello, così come il legame con questa piazza e questa maglia. Un richiamo della foresta a cui non ci si può opporre ma bisogna abbandonarsi.

Nella foto che vedete ci sono due giocatori che vogliono bene al Varese come Achraf Lazaar e Federico Furlan, che da qui sono partiti per carriere tra i professionisti, e che qui tornano non solo in attesa di capire la prossima tappa della loro vita, ma anche perché la via di casa riporta sempre a quei colori che restano sotto la pelle. 

Ci sono poi anche due nuove leve del tifo biancorosso come Nicolae Enrico e Lorenzo che non potevano che sentire il fascino del Franco Ossola, là dove papà Filippo Brusa, prima da tifoso e poi da giornalista, è diventato grande. 

Proprio con Filippo, che domenica è tornato allo stadio, cioè a casa, da tifoso, pagandosi il suo biglietto per vedere il Varese vincere contro la Lavagnese, riannodiamo i fili della storia a quelli del presente e del futuro. Partendo da quella foto.

Mi racconti come è nata la foto e chi sono i protagonisti?
Alla fine della partita è stata una sorpresa e una gioia rivedere Lazaar e riconoscere Furlan, per cui i miei bambini, che avevano incominciato a giocare a pallone sul sintetico dietro alla tribuna, si sono fiondati a conoscerli e hanno voluto la foto.

Chi è per te Lazaar?
Con Lazaar ho un rapporto molto vero. Quando mi mandavi allo stadio per seguire quotidianamente gli allenamenti del Varese, guardavo anche le giovanili e mi entusiasmavo vedendo allenatori di estrema qualità, come Moreno Ferrario e Stefano Bettinelli, per fare solo due nomi. C’erano, come sai, anche ragazzi di grande qualità, come De Luca o Giovio ma io avevo un debole per questo esterno molto veloce e solare. Alla fine degli allenamenti lo vedevo alla fermata del pullman e mi è capitato di offrirgli qualche passaggio per le Ferrovie Nord, dove lui prendeva l’omnibus per Venegono.
Ho seguito i suoi primi passi tra i professionisti, lanciato da Sannino nella Coppa Italia di C 2009-2010, l’anno della promozione in B. E ho celebrato sulla Gazzetta, oltre che sulla Provincia, il suo primo gol da professionista, in Coppa nel 2-2 casalingo col Pergocrema: che sinistro aveva scaraventato in porta per il momentaneo 1-0. Mi aveva fatto tenerezza alla fine, dedicando il gol a mamma Sadia e papà Mohammed.
Un gol pesante lo ha dedicato anche a me: a Pistoia, la sera della finale del campionato Primavera 2010-2011 fra il Varese e la Roma. Prima della partita l’ho incontrato fuori dell’albergo a Montecatini e gli ho detto: «Stasera segni». Lui aveva gli occhi stralunati, mi fissava incredulo mentre gli dicevo: «Però me lo devi dedicare». Intorno al 20’, Achraf, che era soprannominato Cristiano, per la sua somiglianza (vera o presunta? Beh, era una suggestione da ragazzi molto calzante) con Ronaldo, fa la magia e con un sorprendente colpo di testa infila l’1-0 nel sette della porta dei romanisti capaci di vincere 3-2 ai supplementari. Ma quella sera Lazaar aveva dato tutto. Lui sembrava un gioiello, non Florenzi o Politano.
Al mercato di gennaio del 2014 eravamo stati noi ad annunciare la sua cessione al Palermo.

E Furlan?
Furlan è stato poco al Varese, magari è un segnale perché in futuro possa esserci molto di più: ci siamo incrociati poco ma l’ho conosciuto come un ragazzo serio, un modello in tutto.

Che effetto fa tornare a vedere il Varese, passando ovviamente dalla biglietteria come ai bei tempi?
Tremavo ricordando che io e te avevamo gli abbonamenti 1 e 2 della stagione magica della promozione in C1 del Varese di Peo Maroso. E soprattutto ricordando che anche il 17 settembre 1989 era domenica: una calda domenica di sole in cui Tattigol con una doppietta aveva steso il Ravenna (2-0). Ero al Franco Ossola con la speranza di vivere un nuovo 1989-1990. Pagare il biglietto è gratificante perché mi dà l’idea di dare un minuscolo contributo alla causa… Certo nel cuore ho il sogno di tornare al mio posto in tribuna stampa e prima o poi lo farò diventare realtà. 

Impressioni sul Varese?
Mi sembra che abbia buon carattere. Ha regalato l’1-0 alla Lavagnese ma poi è riuscito a rimontare. Ha dimostrato di avere cuore e palle. Non si è scomposto nella difficoltà ma ha tirato diritto: sapeva di dover vincere all’esordio in casa e ci è riuscito con tenacia. Certo che se Rosati scritturasse Lazaar e Furlan, ci sarebbe da divertirsi.

Chi ti ha trascinato ieri allo stadio e con che frase ti ha convinto a esserci?
I miei figli, a cui ho trasmesso tutto l’amore possibile per il Varese. Hanno letto Unici durante l’estate, sanno tutto della storia del Varese e amano i colori biancorossi. Certo, il Varese per me è sempre una fede. Quando la domenica sono in giro per gli ippodromi italiani, il pensiero va sempre al Varese. Da Merano a Napoli, da Roma a Milano, fra una corsa e l’altra, fra un’intervista al tondino e una in premiazione, secondo te che cosa faccio? Mano al telefono per seguire la diretta su Varesenoi: in fondo se ci sei tu è come se ci fossi anch’io. O no? E il Varese vola, come quella volta a Vado…

Un'ultima cosa, Filippo: cosa ti ha detto tuo figlio maggiore dopo la partita?

"Quante ore mancano la prossima partita del Varese?". Merito anche della squadra che lo ho già fatto innamorare ribaltando il risultato. E poi mi ha anche detto: "Come faccio a stare una settimana senza vedere il Varese?".

Andrea Confalonieri


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