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Hockey | 17 settembre 2023, 10:11

IL COMMENTO - Il miracolo del Varese nella notte più triste dell’hockey italiano

Non c’è storia a Cortina: il tifo dei Mastini non ha rivali e lancia un chiaro messaggio alla Federazione e a chi non capisce che con certe scelte si sta distruggendo uno degli sport più belli

IL COMMENTO - Il miracolo del Varese nella notte più triste dell’hockey italiano

Miracolo del Varese a Cortina: avversari distrutti, annichiliti.

No, non scriviamo di ghiaccio, purtroppo almeno per tutti coloro che i sogni li vogliono cullare fino all’ultimo, anche se vanno contro ogni logica, anche se sono impossibili, anche se risiedono solo nella fantasia di chi ama (e quindi, appunto, sogna). 

Scriviamo di tifo. Nella capitale italiana dell’hockey, o almeno dell’hockey che non si meticcia con squadre di altri Paesi, è andato in scena un match senza alcuna storia: 100 (dai 120… siamo generosi) suppporter dei bianco-celesti locali contro almeno 250 (se non 300) gialloneri. Una curva vuota, al netto di qualche irriducibile, e disadorna contro una curva ruggente, compatta e colorata. Un brusio di soddisfazione ai quattro gol segnati contro un incitamento incessante lungo 60 minuti e contro un boato che si è sentito pure in cima alle Tofane, in occasione dell’unico gol varesino, quello di Borghi.

La passione per una squadra di “Serie B” ha surclassato quella per una squadra che è arrivata in finale di Alps, la lega sovranazionale, non solo campione d’Italia. Lo ha fatto nel giorno in cui si assegnava un trofeo. Lo ha fatto nella casa di quelli della “Serie A”, a 450 e spicci chilometri di distanza dalla casa di quelli della “Serie B”. Lo ha fatto in un luogo che, per amor del cielo, ha 13 volte in meno gli abitanti di Varese, ma serba l’hockey come una tradizione, ospiterà fra 3 anni le Olimpiadi Invernali e, sci a parte, non ha altri svaghi sportivi concorrenti.

Lo ha fatto da società che due anni fa non aveva nemmeno più una casa e oggi si ferma appena sotto un empireo inimmaginabile, con pure qualche ragione per rammaricarsi: quel secondo periodo - dopo il gol sblocca timore, reverenza, paura del buio e dell’ignoto - giocato alla pari ha davvero spaventato il Cortina. E va esibito come una medaglia.

Cosa non torna, dunque? Lo facciamo dire al capitano, Andrea Vanetti, la voce più autorevole di tutte (leggi QUI): «Varese è la dimostrazione che se si vuole si può creare qualcosa di grande: la nostra società sta facendo un ottimo lavoro. E oggi (ieri ndr), con tutti questi tifosi portati qui, ha mandato un messaggio forte alla Federazione: ha fatto capire che c’è qualcosa che non funziona».

Traduciamo, anche se non ce ne sarebbe così bisogno. Non esiste al mondo che una realtà come Varese, con il suo patrimonio fatto di anime e cuori appassionati, non possa competere in un vero e massimo campionato nazionale insieme allo stesso Cortina, al Merano e a tutte le altre squadre contro le quali alimenterebbe quelle sane rivalità che sono il sale dello sport (e del botteghino). Non è credibile che una formazione di IHL faccia più pubblico di una formazione di Alps, e va quindi compreso che la lega trasnazionale, che attira le società con maggiori introiti, non ha pressoché alcun tipo di appeal sul pubblico. 

Il divide et impera ha ucciso l’hockey.

Varese è un miracolo sul ghiaccio, ma da sola non basta: questa notte di cori che durano 10 minuti consecutivi, di volti sorridenti nonostante la sconfitta, questa notte di passione, di esodi e di ricordi, questa notte di gioia così magnificamente giallonera… è in realtà una notte molto triste per uno degli sport più belli.

Fabio Gandini


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