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Hockey | 15 settembre 2023, 20:25

Chiudi la porta e vai a Varese, Niklas: «Qui per vincere. Cortina? Divertiamoci dando tutto»

Cambiare vita a 57 anni non è da tutti: coach Czarnecki («Come si pronuncia? “Scianezchi”) lo ha fatto, ha sposato la causa dei Mastini e ora è davanti al suo primo importante impegno: «Faremo il nostro meglio, poi guarderemo il risultato». Sulla squadra: «C’è tanto da fare ancora, ma i ragazzi mi ascoltano. E hanno capito che la cosa più importante è il gruppo». Sulla città: «Mi piace molto, voglio connettermi con il vostro mondo»

Coach Niklas Czarnecki, dalla Svezia alla panchina dei Mastini (foto Alessandro Umberto Galbiati)

Coach Niklas Czarnecki, dalla Svezia alla panchina dei Mastini (foto Alessandro Umberto Galbiati)

Cambiare vita a 57 anni non è da tutti. Per farlo, nei cassetti di quell’anima che guida il corpo in ogni movimento, ci deve essere un misto di curiosità, voglia di vivere e inquietudine che fuse insieme diventano un motore potente, capace di superare l’irta montagna della comodità e dei riferimenti sovrapposti nel tempo.

Niklas Czarnecki, lo racconta lui stesso, in Svezia, casa sua, ha fatto tutto quello che c’era da fare. E allora ha deciso di levare l’ancora alla sua barca esistenziale ed è salpato verso gli antipodi. Climatici, sportivi, sociali. Ha chiuso la porta e ha stravolto la sua esistenza.

Alla vigilia del suo primo e illustre impegno sulla panchina giallonera - la Supercoppa contro il Cortina - ce n'é per essere curiosi, ce n’è per voler esplorare il “b-side” di questo scandinavo dall’aria molto scandiva che però, dentro, ha evidentemente già germogliato un bozzolo di fiore mediterraneo. Sorprendendo tutti…

Infatti coach, partiamo dalla fine: sabato scorso, dopo la partita contro il Fassa, l’abbiamo vista scendere sul ghiaccio e applaudire il pubblico sia della curva che del resto dell’Arena insieme alla squadra, alzando ripetutamente le mani unite al cielo. Perché quel gesto, non così usuale per un allenatore?

«Voglio connettermi con il “mondo” Varese, che vive per la sua squadra di hockey: la gente viene qui persino a vedere gli allenamenti per supportarci, oltre che alle partite. Questo è il motivo di quel gesto ed è anche ciò che mi guida nella quotidianità: quando ho deciso di venire qui in Italia dalla Svezia e di diventare coach dei Mastini, ho pensato che potesse essere l’occasione buona per aprirmi al mondo e per conoscere persone nuove. Voglio incontrare i fans, parlare con loro, prendere un caffè con loro, confrontarmi con loro anche non solo sull’hockey».

Varese gliel'avevano descritta così come l'ha trovata? C'è qualcosa che l'ha stupita o magari qualcosa che si aspettava diverso da come l'ha trovato?

Detto che tutto è differente rispetto alla Svezia, Varese è proprio come me l’aveva descritta Matteo (Malfatti ndr). E mi piace molto: la città, le persone, tutte così amichevoli. E il club, che si è preso cura di me. Tutto è perfetto».

Parliamo di hockey. Come sono andate queste prime settimane di preparazione? Cosa funziona e cosa ancora non va? E soprattutto cosa manca per vedere la squadra che Niklas Czarnecki ha in mente?

«Abbiamo ancora tante cose da fare, perché stiamo insieme solo da tre settimane. Ma sono felice di aver visto da subito i ragazzi provare a fare quello che chiedo in allenamento: parliamo ogni giorno, ci incontriamo, mi ascoltano. Ci vorrà del tempo, ma stiamo facendo passi in avanti in ogni occasione, tutti rispondono bene».

Qual è l’obiettivo più importante di questa preparazione?

«Oltre a me ci sono dieci giocatori nuovi: siamo quindi undici persone che non si conoscevano fra loro. E allora dobbiamo innanzitutto imparare a conoscerci e a rispettaci. Il mio obiettivo è creare un gruppo forte, l’ho detto ai ragazzi: è la cosa più importante per diventare una squadra vincente. Ne parliamo ogni giorno e i veterani sanno quanto sia fondamentale, perché non avrebbero ottenuto tutto quello che hanno ottenuto l’anno scorso se non lo sapessero. Il gruppo è molto più importante della tattica, è più importante di tutto».

Come affronterà la Supercoppa? Divertiamoci senza pressione contro un avversario di categoria superiore oppure guardiamo al risultato finale e proviamo a vincere?

«Molto più la prima: divertiamoci, godiamoci questo appuntamento e facciamo il meglio che possiamo. Se riusciremo a dare tutto quello che è nelle nostre possibilità, potremo essere soddisfatti: solo a quel punto vedremo il risultato dei 60 minuti. Voglio che i miei ragazzi tornino negli spogliatoi svuotati di ogni energia: questo è il “goal” da fare».

Ci saranno 200-300 tifosi del Varese a Cortina: cosa si sente di dire o promettere loro?

«È meraviglioso che così tanta gente decida di fare così tanta strada per supportarci, per darci energia. E sarà bello vederli all’Olimpico: ci daranno una gran mano. Penso che non ci potesse essere inizio migliore per la nostra stagione».

Rispetto alla Svezia, dove l'hockey si vive da professionisti al 100%, lei come vive e vivrà i Mastini? Come una sfida, come un arricchimento, come un modo per restituire qualcosa della sua esperienza ad alto livello o in che altra maniera?

«Sono qui innanzitutto per difendere i titoli conquistati l’anno scorso: questa è la prima ragione. La seconda ragione è personale: voglio immergermi in una cultura diversa e in un modo diverso di intendere l’hockey. In Svezia ho fatto tutto quello che c’era da fare, davvero tutto: ora ho voluto cogliere questa opportunità. E infine sì, davvero vorrei mettere la mia esperienza a disposizione del club».

Qualche curiosità: dove vive qui in città?

«Vivo a Luvinate, vicino al golf club: il golf è tra l’altro una delle mie più grandi passioni. Lì sto benissimo: si vedono paesaggi meravigliosi».

Cibo preferito?

«Qui in Italia mi piacciono soprattutto i formaggi e i salumi che ho assaggiato: davvero superlativi. E poi la pasta, ovviamente. Sono tante le cose che in realtà mi ingolosiscono: se non sto attento, rischio di ingrassare molto con queste prelibatezze…»

La sua famiglia la raggiungerà a Varese?

«Sì arriveranno, ma non so ancora quando riusciranno…»

Infine, a beneficio nostro e di tutti i tifosi dei Mastini, ci dice come si pronuncia correttamente il suo “impossibile” cognome?

«“Scianezchi”».

Fabio Gandini e Andrea Confalonieri


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