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Politica | 08 febbraio 2023, 18:42

Sanità lombarda, i sindacati mettono sotto torchio alcuni candidati. Ecco le risposte

Samuele Astuti (centrosinistra), Romana Dell’Erba (centrodestra), Gigi Farioli (Terzo Polo) e Giuseppe Musolino (Unione Popolare) i protagonisti di due ore di dibattito organizzato da CGIL CISL e UIL. Tanti in temi toccati, dall'equiparazione tra pubblico e privato alle liste d'attesa e alla carenza del personale sanitario

Sanità lombarda, i sindacati mettono sotto torchio alcuni candidati. Ecco le risposte

La sanità al centro del dibattito nella Varese che si avvicina alle elezioni regionali del 12-13 febbraio.

Questo pomeriggio i sindacati CGIL CISL e UIL, anche nelle loro partizioni che rappresentano la categoria dei pensionati, hanno messo sotto torchio quattro candidati che correranno per un posto in Consiglio Regionale, uno per ogni coalizione.

A rispondere alle domande «su uno dei temi più caldi e sul quale vogliamo delle risposte chiare», per dirla con il segretario CGIL Stefania Filetti, si sono presentati Samuele Astuti (centrosinistra), Romana Dell’Erba (centrodestra), Gigi Farioli (Terzo Polo) e Giuseppe Musolino (Unione Popolare).

Tanti i temi affrontati, a partire dall’equiparazione nella sanità lombarda tra pubblico e privato, una condizione da cui nemmeno la riforma Moratti si è discostata e che, secondo le sigle sindacali, sta portando sempre più lombardi a una difficoltà di accesso alle cure se non alla rinuncia alle stesse, per impossibilità di pagarne i costi.

«È vero - ha risposto in merito Astuti - e la situazione sta anche peggiorando. Ci vuole un’immediata inversione di tendenza, bisogna tornare all’universalità del servizio e a una programmazione che non si affidi al mercato, bensì alle vere esigenze della salute. Pubblico e privato non devono essere equivalenti: è un’iniquità».

«Il diritto alla salute è un diritto di tutti - ha esordito Romana Dell’Erba, chiamata in voce della parte politica che rappresenta il governo uscente pur senza averne fatto effettivamente parte - Iniziamo ad agire davvero sulle liste di attesa, il primo ostacolo che porta poi i cittadini a dover mettere mano al portafoglio. Nel 2018 Regione Lombardia aveva deliberato una manovra per la presa in carico della cronicità, provvedimento che poi ha subito una battuta d’arresto anche a causa del Covid: ripartiamo da quello e da un riordino pianificato dei piani cura».

«La ricetta sarebbe quella che Calenda aveva proposto anche nel penultimo governo: gli investimenti - attacca Farioli - La sanità non è una merce, sono d’accordo anch’io: i privati devono concorrere all’erogazione di un servizio che però deve rimanere pubblico. Sono peraltro inorridito da come è stata gestita la sanità lombarda in questi anni».

Sulla carenza del numero dei medici di medicina generale, una condizione che persevera nonostante la loro figura sia stata affermata come centrale nell’ultima riforma sanitaria lombarda, Farioli dice: «Il problema va affrontato a livello nazionale. Anche qui la soluzione sono gli investimenti. La riforma Moratti? Apprezzabile, ma forse bisogna investire di più sulle professionalità mediche e non solo sulle strutture». Dell’Erba: «La questione è sentita, anche dall’associazione che li rappresenta. Oltre che pensare ai numeri e alle mancanze, però, ragioniamo anche su come mettere i MMG nelle condizioni di lavorare al meglio, con un miglior collegamento con le neonate case di comunità e con gli ospedali e aumentando le loro possibilità digitali». Astuti: «La carenza del personale riguarda tutte le categorie sanitarie, anche quella degli infermieri: mancano 9500 infermieri, forse la mancanza di cui la Regione soffre di più, e 1200 medici di medicina generale. Il medico di medicina generale in Lombardia passa in media il 45% del proprio tempo in attività amministrativa, come può sostenere il suo lavoro? Le case di Comunità possono essere una risposta, ma sono state inaugurate troppo in fretta e senza servizi adeguati».

Nel dibattito anche le liste di attesa: «Mi ripeto: la presa in carico della cronicità e la diversificazione delle agende comporterebbe una miglior programmazione e sarebbe l’inizio della risoluzione del problema - è la ricetta di Romana Dell’Erba - Questa sarà la mia prima proposta in caso di approdo in Consiglio Regionale. A medio e lungo termine bisogna favorire una miglior collaborazione tra pubblico e privato con l’aggiunta del Terzo Settore». Astuti: «Fontana ha detto: “taglio le liste di attesa, ma lo ha fatto solo per 66 mila prestazioni, quando quelle che vanno oltre il tempo stabilito sono milioni. Sul tema bisogna essere netti: accedere alle cure è un diritto. Majorino promette una riduzione del 50% nei primi cento giorni di governo, agendo in primis sui Cup». Farioli: «Il tema è drammatico è simboleggia il fallimento nella gestione del servizio sanitario pubblico. Sulle liste di attesa non si è governato: va invece fatto con un sistema di incentivi e con la creazione di un portale unico fra pubblico e privato».

Nel complesso critici se non distruttivi dello status quo ma, a onor del vero, meno ricchi di proposte, gli interventi di Musolino: «La sanità lombarda è un muro di gomma inscalfibile e il cambiamento non può avvenire né con il centrodestra, né con il centrosinistra, che viaggiano a braccetto. Noi siamo contro la mercificazione della salute e siamo per l’abolizione totale della sanità privata. Le Case di Comunità? La gestione sia solo pubblica e comporti la partecipazione di municipi e distretti, così come della cittadinanza. Le liste di attesa? Occorre un’agenda regionale unica. Andiamo contro la privatocrazia. La facoltà di medicina? Aboliamo il numero chiuso».

Sotto la lente di ingrandimento dei quattro candidati anche il tema dei “gettonisti”, cioè dei medici che lasciano il pubblico per il privato e della migrazione del personale sanitario locale nella vicina Svizzera.

F. Gan.


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