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Economia | 27 gennaio 2023, 18:36

La lavorazione dei metalli, dal Neolitico ai giorni nostri

La lavorazione dei metalli ha origini antichissime

La lavorazione dei metalli, dal Neolitico ai giorni nostri

La lavorazione dei metalli ha origini antichissime. Si può dire che abbia accompagnato l’uomo dalla notte dei tempi, risalendo addirittura a 6000 anni fa. Parliamo di un’epoca assai remota, di cui non restano attestazioni scritte se non per sporadiche pitture rupestri, sopravvissute fino a noi.

Poiché l’abilità di fondere e manipolare i metalli è stata determinante per l’evoluzione della tecnologia, vale la pena ripercorrere alcune delle tappe fondamentali che ne hanno segnato la storia.

L’età dei metalli: le origini della lavorazione

Nella realizzazione di armi e oggetti, l’antesignano del metallo è la pietra. Durante il Paleolitico i primi uomini spaccavano rocce per ricavarne rudimentali strumenti: una tecnica evoluta, che tuttavia presentava difficoltà significative. Oltre a padroneggiare una grande abilità manuale era necessario possedere una discreta forza fisica; abbastanza elevata da spezzare un materiale duro con precisione.

La situazione è rimasta immutata fino alla fase finale del Neolitico, quando iniziano le prime lavorazioni con i metalli. Il periodo che viene subito dopo è noto proprio come Età dei Metalli, un nome che ben esplica l’importanza epocale di tale scoperta. Di certo non si può dire sia stata l’unica rivoluzione del tempo, dato che quasi in contemporanea si verifica il passaggio dalla Preistoria alla Storia, segnato dall’introduzione delle prime forme di scrittura.

I tre periodi in cui si articola questa nuova fase sono l’età del rame, l’età del bronzo e l’età del ferro. Come si può notare, prendono il nome dal materiale principe di ogni arco temporale. A dare il via a tale momento di svolta è la scoperta della fusione del rame sottoposto a calore: bastava utilizzare dei forni e degli stampi appositamente creati per realizzare punte di frecce, utensili e armi.

Una tale ripartizione cronologica si intreccia con quella elaborata nel Settecento dal francese Nicolas Mahude, successivamente ripresa e confermata dall’archeologo Christian Jürgensen Thomsen un’ottantina di anni dopo. Con la nuova teoria, nota come “sistema delle tre età”, la storia viene periodizzata in età della pietra, del bronzo e del ferro. Come tutte le classificazioni, tuttavia, presenta limiti intrinseci, non essendo in grado di rendere conto delle specificità geografiche della prima metallurgia.

Come si è evoluta la lavorazione dei metalli

Appurata l’origine antichissima della metallurgia, è evidente l’importanza di tale pratica per l’uomo. Con l’avanzamento tecnologico protagonista degli ultimi secoli, le lavorazioni sono divenute sempre più complesse, fino ad arrivare a prodotti meccanici altamente accurati. Nel Novecento fioriscono le officine meccaniche di precisione, con macchinari avanzati e tecniche all’avanguardia. Nel 1946, ad esempio, nasce Bonanomi, importante realtà che nel corso del tempo è riuscita a muoversi sia nel panorama italiano che estero.

Per arrivare a questo punto sono necessari secoli di storia, che vedono gli uomini specializzarsi sempre di più nella creazione di armi e armature. Nel Medioevo, leghe di ferro e carbonio vengono utilizzate per forgiare spade e pugnali, indispensabili per le incessanti guerre di conquista del tempo. Non era possibile determinare con esattezza la concentrazione di carbonio ideale, ma i fabbri tentavano di raggiungere la composizione perfetta: un materiale troppo duro avrebbe finito per spezzarsi con più facilità rispetto a uno maggiormente malleabile e resistente alla trazione.

Avanzando nel tempo si arriva a quella che lo storico Fernand Braudel definisce “prima rivoluzione industriale”, coincidente col periodo rinascimentale. Nascono le prime macchine per lo sfruttamento delle miniere e la metallurgia diviene una disciplina a tutti gli effetti con il De re metallica (1556) del mineralogista tedesco Georg Agricola.

Fino alla metà del Settecento è il trattato scientifico di riferimento per la metallurgia; vera colonna portante di tutto ciò che verrà dopo. Si susseguono studi e saggi di eminenti eruditi, che portano la materia nelle università, dapprima di Svezia, Germania e Francia. Lo sfruttamento minerario massivo inizia a legarsi a problemi di deforestazione, finché il legno non viene sostituito dal carbone.

Da qui sarà un crescendo di progressi teorici e tecnologici, sospinti dall’interesse di chimici del calibro di Lavoisier.

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