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Varese | 25 agosto 2022, 18:10

Papà Maurizio Fiori ricorda il suo Marco: «Il 25 agosto mi alzo sempre alle 7.12... Sua figlia Rebecca a 8 anni pattina sul ghiaccio, ce l'ha nel dna»

Nel 7° anniversario della morte di Marco Fiori e Nicolò De Peverelli, il ricordo del papà del giocatore dei Mastini: «Piano piano pensavamo di trovarci soli, e invece in tanti non dimenticano. Il 25 agosto di 7 anni fa non ci arrivò né un telegramma né una telefonata dagli enti preposti, ebbi la conferma di ciò che accadde da un amico giornalista. Ogni giorno vado al cimitero di Casbeno da lui e, se sono via, metto la sua foto sul comodino. Avrebbe meritato di giocare con questi Mastini... lo starà facendo da un'altra parte. Oggi mi direbbe di affrontare la vita nelle avversità: ho solo da imparare»

Papà Maurizio Fiori ricorda il suo Marco: «Il 25 agosto mi alzo sempre alle 7.12... Sua figlia Rebecca a 8 anni pattina sul ghiaccio, ce l'ha nel dna»

«Ci sono abituato per modo di dire... Sono abituato a svegliarmi ogni mattina del 25 agosto poco prima delle 7.12 senza bisogno di nessuna sveglia perché è come se mi arrivasse qualcosa da dentro...» dice papà Maurizio Fiori ricordando il suo Marco, portato via per sempre a 22 anni da un incidente d'auto in Puglia insieme all'amico Nicolò De Peverelli, che di anni ne aveva 20, alle 7.12 del 25 agosto 2015 («Da quel giorno in realtà penso di non avere mai dormito più di due ore a notte»).

«Mi aspettavo che, passando il tempo, piano piano ci saremmo trovati soli e, invece, un anno fa e credo anche stasera nella chiesa di Masnago per la messa in ricordo di Marco e Nicolò (prevista alle 21: leggi QUI) c'erano e ci saranno tanti amici e tantissimi ragazzi - prosegue Maurizio - Non è una vicinanza di facciata perché nessuno li obbliga a venire: questo affetto dura nel tempo, ogni giorno, da 7 anni perché i nostri due ragazzi qualcosa hanno lasciato».

La messa di stasera, gli amici dell'hockey («Se mancasse l'hockey, mi mancherebbe un pezzo di mio figlio») e la gente di Varese «ci hanno aiutato a tirare avanti, restituendo quella vicinanza e quella sensibilità che evidentemente Marco aveva profuso» ma tutto questo venne dopo perché allora non arrivò neppure un telegramma dagli enti preposti: «Fu un amico di mia figlia a chiamarla dopo molte ore dicendole delicatamente "guarda che c'è una notizia sui giornali che forse riguarderebbe alcuni ragazzi di Varese...". Chiamai subito Damiano Franzetti di VareseNews, amico carissimo, ed ebbi la conferma da lui: erano quasi le 12 e nessuno di quelli che avrebbe dovuto avvisarci l'aveva fatto, né l'avrebbe mai fatto».

«Mia moglie Mariangela vive tutto più interiormente, io non ci riesco - dice Maurizio - Vado ogni giorno al cimitero di Casbeno e, quando non posso farlo perché sono via, come negli ultimi giorni, faccio fatica... allora porto una foto di mio figlio con me e la metto sul comodino. A mia figlia Michela manca l'altra metà, lei e Marco erano più che fratello e sorella».

Poi ci sono Wilma, la compagna di Marco, e la figlia Rebecca: «Oggi la mia nipotina ha 8 anni, è furba e svelta come era suo padre, ed è brava a pattinare... ce l'ha nel dna. Mi chiede da due anni: "Quando riapre il palaghiaccio?". Penso che abbia voglia di riprovare un'avventura sul ghiaccio. Gli assomiglia tanto».

Rebecca sarà presto accontentata: da lunedì prossimo alle 9 riapre il nuovo Palalbani (leggi QUI), dove non mancherà la maglia numero 57 del suo papà Marco Fiori. «Quella che scendeva dal tetto ora ce l'abbiamo noi: Matteo Cesarini, che si occupa della gestione dell'impianto, mi ha già detto che la ricollocheranno. E sulle maglie giallonere dei Mastini, Marco ci sarà sempre come mi hanno promesso sia Torchio per il vivaio, sia Bino per la prima squadra».
 
Cosa direbbe oggi Marco? «Era molto più pratico e spiccio di me, andava diretto alle cose. Si è rimboccato le maniche quando ha avuto la bambina, si è trovato un lavoro... Guardava avanti, mai indietro. Credo che gli avrebbe fatto piacere far parte dei Mastini degli ultimi anni e anche di questi: sarebbe stata una bella esperienza giocare insieme a Perna, Franchini e a gente di livello. Si meritava di giocare in questa squadra, adesso lo starà facendo da un'altra parte».

Poi, quando l'intervista sembra finita, a papà Maurizio - che si scusa con il capitano dei Mastini, Andrea Vanetti, per avergli fatto in ritardo gli auguri («È il 25 agosto, mi spiace...») - escono altre parole. Le parole di Marco: «Poco prima dell'incidente, mio figlio scrisse questa frase in un post: "Non importa quanto sia duro e difficile questo mondo perché questa vita è perfetta se si ha il coraggio di affrontarla nelle sue avversità". Credo sintetizzi il modo in cui lui avrebbe affrontato questi sette anni: io ho solo da imparare».

Andrea Confalonieri

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