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Economia | 09 luglio 2022, 08:58

«Le mie fodere sono come i miei figli. Settant'anni dopo le produco con la stessa passione di papà»

VIDEO. A Oggiona Santo Stefano l'azienda Ezio Ghiringhelli, oggi guidata da Franco, ha oltre 50 dipendenti e dopo l'impatto con il Covid guarda al futuro. «Un mercato completamente diverso da quello dell'inizio, in gran parte estero. Ma quando vogliono qualcosa di speciale, vengono da noi». Parola chiave responsabilità e adesso anche la politica ha bussato: dal 2021 Franco è infatti sindaco

Franco Ghiringhelli in azienda a Oggiona Santo Stefano: ci è entrato a 26 anni

Franco Ghiringhelli in azienda a Oggiona Santo Stefano: ci è entrato a 26 anni

I primi telai in cantina e la voglia di tracciare la propria strada dopo aver fatto esperienza in un’azienda tessile. Il coraggio di Ezio Ghiringhelli oltre settant’anni fa è specchio di quello di altri imprenditori del territorio: il desiderio di avviare la propria attività, la scintilla.

Responsabilità, non possesso

Se oggi il figlio Franco porta avanti con la medesima passione in un scenario rivoluzionato la “Ezio Ghiringhelli” ad Oggiona Santo Stefano, è perché quella fiamma, la avverte ancora. «Le mie fodere, sono come i miei figli» spiega. E la sua non è una rivendicazione di possesso, bensì di responsabilità. Quella che ogni giorno impone massima attenzione per ciò che fai, che implica il rispetto per i clienti e il prendersi cura dei dipendenti. «Li conosco tutti per nome», spiega Franco Ghiringhelli. Anche se sono una cinquantina.

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Nel 1951 inizia questa storia e ha attraversato momenti favorevoli e altri oscuri, come quello del Covid. Anche tra le sfide più dure, c’era una certezza: «Mantenere la produzione qui».

È il cuore del made in Italy, anzi made in Varese, che batte. È la consapevolezza del fatto che sia importante tenere il controllo per dare la qualità. Anche se i tempi sono cambiati: «Oggi noi andiamo a cercarli, i nostri clienti, a contenderceli per portare a casa gli ordini». E ancora, quando papà – un perito tessile, classe ’25 - fondava l’azienda, il mercato era domestico, mentre dagli anni Novanta si è fatto strada quello estero: oggi il fatturato vi è legato per il 75%.

«L’azienda si è sviluppata negli anni Sessanta – spiega Franco – incentrata essenzialmente sul lavoro nazionale, sì, e sui grossisti in grandissima parte. All’epoca c’era molta domanda, erano i clienti che venivano a bussare alla porta. Io sono entrato nell’81, dopo la laurea in Economia aziendale, e ho cominciato ad aprire sull’estero, all’inizio con contatti francesi, che in parte papà già aveva, successivamente con la Germania. Lo sviluppo geografico è stato immediato e molto positivo. Per parecchi anni ci siamo concentrati sull’Europa. Attualmente invece abbiamo esportazioni negli Stati Uniti, in Canada, Corea, Giappone».

La via cinese non è stata percorsa, perché richiedeva una presenza anche in loco. Il correre del tempo si esemplifica in un altro dato: «Era un mondo completamente diverso, mio padre aveva 5 articoli e 20 colori, importante era avere sempre la merce pronta perché i clienti si ricordavano all’ultimo momento che avevano bisogno della fodera. Noi abbiamo 10mila articoli e un numero infinito di colori, la maggior parte dei quali sono a campione. È veramente una dimensione molto più complicata, ma è quello che pensiamo possa difendere un po’ la nostra azienda».

I costi che salgono

Oggi si respira un poco, ma i due anni di Covid hanno gravato fino a portare a un calo di oltre il 40% per il fatturato. «Mantenere la struttura, non fare chiusure o ridimensionamenti è stato molto pesante». Poi, arriva la ripresa, ma il cielo non è sereno: si addensano le nubi spaventose dei costi dell’energia: «Ci stanno massacrando… Ora a giugno il fatturato è pari al 2021, ci aspettiamo di tornare ai livelli prepandemici… ma attenzione, con una diminuzione dei quantitativi e un aumento dei prezzi. C’è stato un aumento vorticoso delle quotazioni delle materie prime e dei costi energetici da settembre, ottobre… non si capisce mai se si riesce a stare dietro. Il solo aumento del fatturato non è garanzia del risultato».

L’anno scorso, il 75% è venuto dal mercato estero, nel 2022 ha ripreso un po’ di quota l’Italia per via di una diversificazione con un cliente.  «Se non fosse stato per l’energia, sarebbe stato un aumento fantastico» rileva Ghiringhelli. Tradotto in cifre, i costi energetici hanno subìto un rincaro del 460%. In questa tempesta, la prima cosa che salta è l’investimento, storicamente cuore dell’azienda: «Ne abbiamo sempre fatti, aggiornando parecchie macchine, ma negli ultimi tre anni ci si è dovuti fermare».

È una lotta, costante, tra nicchie, specialità e lavorazioni particolari. «Quando i clienti vogliono qualcosa di speciale, vengono da noi».

Conoscere per nome

Eliminare la produzione e fare solo da converter? «Io francamente non riesco a immedesimarmi in questa tipologia di lavoro» osserva l’imprenditore. La molla per continuare a tessere questa storia? «La responsabilità – risponde – Conosco ancora tutti i miei dipendenti per nome e per me è un vanto.  La stragrande maggioranza è dedicatissima all’azienda… meritano tutto».  Ci sono anche più persone della stessa famiglia che lavorano per la Ezio Ghiringhelli, marito e moglie, oppure il figlio dello storico dipendente.  

Piccoli quantitativi e velocità: sono due elementi che non si possono fare con le importazioni, ma affidandosi ad aziende come queste. Come un segnale positivo potrebbe essere il reshoring, l’accorciamento della filiera.«Anche tutto il discorso della responsabilità sociale e dei valori Esg – spiega - dobbiamo continuare a distribuire quel carico di lavoro sui dipendenti, non potendone avere uno dedicato. Gestita in maniera seria, potrebbe essere un vantaggio per le aziende locali. Faccio veramente fatica a capire come facciano a svolgere indagini accurate su produzioni in Vietnam o in Cina».

Marcia spedita invece la legislazione sulla Germania, con l’obbligo delle etichettature «Se si riusciranno a comunicare ai clienti, potrebbero cambiare le cose. La trasparenza, la tracciabilità, sono fondamentali». Tant’è che la Ghiringhelli si è offerta di partecipare alla sperimentazione sulla blockchain.  

Ancora il territorio

Oggi sull’azienda di Oggiona si affaccia la terza generazione e se la sfida numero uno riguarda la marginalità, si conosce l’asticella: la qualità non si tocca, solo così si può avere un cliente principale fin dagli anni Novanta. È la responsabilità, che resta il faro e ha spinto Franco Ghiringhelli in un periodo così delicato ad affiancare un’altra strada: quella dell’impegno civico che diventa politico. È stato eletto sindaco, in una lista civica l'anno scorso: «Farò il meglio che posso, come con il lavoro, non vorrei fare brutta figura. Parliamo di un buon Comune, ma la difficoltà maggiore  è aver trovato una serie di problemi trascurati da decenni. Mentre penso che bisogna almeno inquadrarli e avviare le soluzioni».

Su questo, come su ogni passo in azienda, la luce viene gettata da una delle virtù incarnate da papà Ezio. Quella luce che è stata fondamentale nel periodo nerissimo della pandemia: «Avevamo ordini, dovevamo consegnare, fatturare… l’obbligo della chiusura è stato una mannaia. Difficile da digerire». Diamo nome, alla luce, allora: «La costanza. Il desiderio di portare a termine le cose. Non mollare mai». E quando viene un po' di magone, com'è lecito, via ad ascoltare il rumore dei telai. La musica, che infonde coraggio.

Marilena Lualdi

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