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| 07 marzo 2022, 07:00

«Li prendiamo con noi». In ricordo di un piccolo kosovaro suor Marcella apre le porte di casa Lelia agli ucraini

La missionaria di Busto Arsizio non potrà portare i bimbi di Haiti qui. Ha preso una decisione, sulla scia di un incontro che fece 24 anni fa quand'era in Albania e arrivavano i profughi dal Kosovo. Compreso un piccolo, tutto solo, con un foglietto in tasca: «Mi chiamo Ramel, mia mamma e mio papà sono rimasti a combattere per la libertà»

Casa Leila e suor Marcella

Casa Leila e suor Marcella

È il febbraio 1998, la Serbia invade il Kosovo portandosi a pochi chilometri da un villaggio in Albania: lì c'è una giovane suora, Marcella Catozza, che assiste nell'accoglienza dei profughi. Non si scorderà mai il volto di un bambino che fuggiva, da solo. Anche in nome di quel piccolo, oggi comunica una decisione: in Umbria Casa Lelia, che doveva accogliere i ragazzini di Haiti, aprirà le porte ai profughi ucraini.

La guerra è sempre uguale

Perché la guerra, è sempre uguale. Suor Marcella si rivede nel piccolo villaggio di Babicë e Madhe, al sud, vicino al confine con la Grecia. «Il Prefetto di Valona ci mandò a chiamare con urgenza, eravamo nella settimana santa, e una volta arrivata al palazzo municipale trovai l’Imam, il Pope e il parroco... Ricordo un bambino, era da solo. Mi diede un foglietto tirato fuori da una tasca di un cappottino sudicio e umido. Vedo ancora la scritta: “Mi chiamo Ramel, sono di Mitrovica. La mia mamma ed il mio papà sono restati a combattere per la libertà”. Per fortuna kosovaro e albanese sono molto simili così non mi fu difficile capire. Fu un attimo chiedere con il microfono il silenzio a quell’immensa folla spaventata».

Ramel viene messo sul tavolo, mentre si legge il messaggio. Tutti tacciono, ma un anziano avanza e dice: «Noi siamo il clan di Mitrovica, lo prendiamo con noi. E Ramel sparì inghiottito dal dolore del suo popolo. Potrei raccontare per ore il seguito ma non voglio annoiarvi. Solo ho davanti agli occhi quelle immagini e quel vecchio che accolse quel bimbo».

Immagini che riportano a oggi. Suor Marcella ha negli occhi e nel cuore altre immagini di dolore, sofferenza, miseria: quelle di Haiti. In estate si sarebbe dovuto organizzare il campus per i ragazzi ma non è possibile ormai: troppi problemi burocratici ed economici, così ne verranno solo quattro, ospitati in famiglia.

La missionaria bustocca ha deciso: «Anche noi vogliamo essere così liberi da dire “Lo prendiamo noi” e per questo vogliamo renderci disponibili all’ACCOGLIENZA DEGLI SFOLLATI UCRAINI mettendo a disposizione la struttura di Cannara CASA LELIA: una struttura che, come sapete, era nata per dare accoglienza ai bambini haitiani della Kay Pè Giuss, ai nostri bambini, una struttura che doveva aiutarli a costruirsi un futuro, una struttura che dopo due anni di piena attività è oggi chiusa perché lo Stato italiano non ha idea di cosa voglia dire accogliere e ci ha rimandato a casa dove, non ci cadranno bombe addosso, ma la violenza segna le nostre giornate come non mai».

Non c'è recriminazione, nell'amarezza, tuttavia, perché lo sguardo si posa altrove: «Ma il buon Dio sceglie sempre la realtà per provocarci e chiamare in gioco la nostra libertà: una casa nata per un’opera di carità, per un’opera di accoglienza, nata per una compagnia apre oggi le sue porte a chi ne ha bisogno. Non importa il colore della pelle, l’età o la ragione per cui si è soli. Chiedo quindi a tutti voi, se avete voglia di sostenerci anche in questa cosa. Lavoreremo con la Caritas Diocesana e con le Suore Francescane Alcantarine, seguiremo le loro indicazioni appena saranno chiari numeri e tempistiche»

La macchina della solidarietà

La macchina della solidarietà si è messa in moto e ancora vuole correre in Umbria. «Il nostro amico Max, come già per i bimbi haitiani, troverà forniture alimentari ma avremo fuori carne, verdure, frutta. Un imprenditore benefattore mantovano ci sosterrà con materiali per l’igiene ma avremo fuori da questa fornitura shampoo, bagno schiuma, carta igienica, pannolini e assorbenti. Coinvolgete i vostri amici e viviamo la carità come educazione alla vera dimensione della vita: la generosità si perde nel tempo, la carità fa la storia. Contiamo su di voi».

Il messaggio è firmato da suor Marcella e dagli amici della Fondazione Via Lattea. «Chi ha voglia di lasciarsi educare dal reale può inviare il suo contributo al Conto Bancario della Fondazione Via Lattea Onlus specificando come causale Accoglienza Ucraini Casa Lelia Banca Popolare di Sondrio IBAN: IT85R0569622800000021115X46» conclude Marcella.

Li prendiamo con noi. Come il bimbo kosovaro, come ogni bimbo del mondo. 

Marilena Lualdi

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