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Calcio | 16 ottobre 2021, 08:35

IL RICORDO. «Mario ci faceva sentire protetti. Il suo sguardo arrivava in luoghi dell'anima dove le parole non bastavano»

Lunedì alla chiesa Kolbe di viale Aguggiari Varese dice addio a Mario Barluzzi, indimenticabile numero 1 biancorosso in campo e nella vita. Carmignani: «Lo vedevo in centro sulla sua bici e mi chiedeva dei ragazzini portieri che allenavo». Fabris: «Un fratello maggiore e un maestro nei momenti difficili». Martina: «Trasmetteva fiducia vera»

IL RICORDO. «Mario ci faceva sentire protetti. Il suo sguardo arrivava in luoghi dell'anima dove le parole non bastavano»

Manca già a tutti "il Mario", come era chiamato Barluzzi dai tifosi tifosi biancorossi di fine anni Sessanta. Nato a Belluno nel 1935, il portiere scomparso giovedì a 86 anni in quella Varese che era diventata la sua "famiglia", giocò prima nella squadra della sua città, per poi arrivare al Milan dove vinse Coppa Campioni (fu il vice di Ghezzi) e Coppa Italia.  In quegli anni fece scalpore il suo passaggio ai cugini nerazzurri, ma con la sua calma e la sua proverbiale riservatezza, "il Mario" riuscì a gestire la polemica del momento con molta pacatezza. 

A 34 anni Mario Dario Barluzzi arrivò al Varese per trasmettere la sua esperienza, la sua leadership e la sua umanità fuori dal comune: fece da spalla, tra l'altro, ad un giovane e promettente Gedeone Carmignani ma poi, a inizio anni Ottanta, con i biancorossi sedette anche in panchina da allenatore. E’ proprio con alcuni numeri uno, in campo e fuori, come lo stesso Carmignani, Silvano Martina e Leo Fabris che vogliamo ricordare la figura di questo straordinario personaggio che non ha più lasciato la Città Giardino, trovando famiglia e amicizie e circondato da grande affetto e riconoscenza.

Gedeone Carmignani, come ricorda "il Mario"?

E' stato un pilastro per la mia storia calcistica e personale. Mi ha insegnato tantissimo: con la sua calma non mi metteva tensione e trasmetteva solo fiducia. Allora il portiere era un po' un kamikaze, non esistevano pantaloncini imbottiti e guanti adeguati, nella zona della porta non cresceva erba e ci buttavamo sulla segatura: spesso finivamo le partite con le ossa rotte e con qualche fischio dagli spalti perché avevi mancato un'uscita.
Mario era la mia spalla e il leader che mi faceva sentire protetto. Poi negli anni siamo rimasti in contatto: giocava a tennis, spesso con il compianto amico Pietro Anastasi, ma era anche un abile giocatore di carte. Fino a qualche tempo fa, prima della pandemia, lo vedevo in centro con la sua bicicletta e mi chiedeva dei ragazzini portieri che allenavo.


Anche Leo Fabris, altro portierone biancorosso dal '71 al '75, dal '77 al '79 e poi nella stagione 1980/81, apre il libro dei ricordi.

Leo, ci racconta qualche aneddoto su Barluzzi?

Un preparatore eccellente: io ed il compianto Della Corna detto "ciuffo" eravamo giovani che scalpitavano, avevamo voglia di farci vedere, e da portiere non è facile, perché basta sbagliare una volta e sei segnato. Mario gestiva molto bene la nostra ansia e i momenti difficili che ci capitavano durante il campionato. Amava tutti gli sport, gli piaceva essere sempre in forma. Anche quando faceva l'allenatore, per me lui è sempre stato un fratello maggiore.

Silvano Martina, numero 1 del Varese in due riprese, a metà e a fine anni Settanta, ora è anche procuratore di Gigi Buffon.

Silvano, qual è il suo ricordo di Mario Barluzzi?

Arrivai a Varese dall’Inter e trovai un gruppo straordinario tra compagni, team e allenatori: era un ambiente sereno con poca pressione. A creare questo gruppo c’erano mister meravigliosi come Maroso, Barluzzi e Arcelli. In particolare, mister Barluzzi era unico nel tramettere fiducia vera: con il suo sguardo penetrante, ti colpiva nell'anima e arrivava in luoghi che le semplici parole non potevano raggiungere, dandoti una forza senza eguali. Mario era una persona dal carisma unico.

Il funerale di Mario Barluzzi avranno luogo lunedì alle 10,30 alla chiesa Kolbe di viale Aguggiari. Alla moglie Franca, ai figli e ai familiari le più sentite condoglianze dalla redazione di VareseNoi e della grande famiglia biancorossa.

Claudio Ferretti


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