Da giorni si discute sulla possibilità di cambiare la destinazione di Palazzo Estense, per aprirlo al pubblico come dimora storica, e di trasferire all’ex Caserma gli uffici comunali e rivedere l’originario progetto di realizzare al suo interno spazi espositivi e sale congressi. La vera questione potrebbe però essere un’altra: il ritardo nei lavori di riqualificazione potrebbero farci perdere la possibilità di ospitare l’Archivio del Moderno.
A sollevare il dubbio è stato l’assessore regionale alla Cultura, il professor Stefano Bruno Galli che oggi è stato in visita a Varese per sostenere Matteo Bianchi nella corsa per Palazzo Estense. L’assessore, entrando in città, si è reso conto di quanto siano indietro i lavori di riqualificazione dell’ex Caserma, rispetto all’impegno di accogliere entro il 2022 l’Archivio del Moderno ora in Svizzera. «E’ un archivio di grandissimo valore e di elevata ricchezza che entro il 2022 deve rientrare in Lombardia. Ho dei seri dubbi che possa accadere e sarebbe gravissimo. Il patrimonio culturale non si gestisce in questo modo e se Varese non era in grado di accoglierlo non avrebbe dovuto candidarsi».
E’ stato molto duro l’assessore regionale nei confronti della giunta Galimberti e non ha dimenticato la querelle nata in occasione del restauro della “Fuga in Egitto” di Guttuso. «Come Regione abbiamo più volte cercato un’interlocuzione con la giunta Galimberti per l’accordo di valorizzazione del Sacro Monte, ma abbiamo trovato sempre le porte chiuse e grandi campagne denigratorie sui giornali. La mia sensazione è che la città di Varese sia seduta su una polveriera che è il suo patrimonio culturale che potrebbe essere valorizzato fino in fondo, ma così non è. Per questo spero che il 4 ottobre si volti pagina in modo significativo per lavorare concretamente per la valorizzazione dell’offerta culturale di una città che ha davvero un grande patrimonio».
A cominciare proprio da Palazzo Estense «che merita di essere riaperto al pubblico e condivido al 200% la visione di Matteo Bianchi su questo e sulla cultura in generale. Veniamo fuori da una stagione pandemica di lunga durata e questo ha innescato delle derive disgregative della socialità molto forti, soprattutto nelle piccole comunità. Io sono convinto che solo valorizzando il patrimonio culturale, come i musei, i teatri e i cinema, è possibile ridare senso alle comunità per stare insieme. Gli istituti di cultura sono il motore delle identità culturali delle persone e se vogliamo abbattere un teatro, come farebbe Galimberti, vuol dire non aver capito niente. Se ne deve costruire uno in più se mai e occorre una valorizzazione integrata dell’offerta culturale territoriale».
Sulla questione Caserma è intervenuto anche Matteo Bianchi, ribadendo la sua posizione: «Riteniamo sia una proposta di buon senso per far rivivere il centro di Varese. Le accuse di danno erariale mosse dal sindaco uscente sono totalmente infondate e gettano fumo negli occhi alla cittadinanza. L’utilizzo strumentale della carta stampata con il logo del Comune di Varese per controbattere su questioni di natura elettorale è infine una scorrettezza di basso profilo».













