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Economia | 18 giugno 2021, 16:35

L’Italia arranca e Preply la piazza penultima in classifica nel 2021

L’Italia arranca e Preply la piazza penultima in classifica nel 2021

Non è un ranking calcistico o sportivo, quello stilato dal Preply nel 2021. E non è nemmeno una valutazione economica o legata allo sviluppo del paese. Si tratta piuttosto di un giudizio basato su indicatori statistici che descrivono la possibilità degli italiani di studiare e apprendere una nuova lingua entro i confini nazionali. Preply ha analizzato i 27 paesi dell’Unione Europea, ad eccezione del Regno Unito, e ha stilato una classifica che sostanzanzialmente boccia l’Italia senza attenuanti.

Lo studio condotto da Preply, piattaforma di apprendimento online che unisce studenti e tutor privati da remoto, colloca l’Italia al 26° posto in graduatoria, praticamente penultima, e mostra come sia più difficile imparare una nuova lingua in patria rispetto agli altri paesi dell’Unione. Sebbene il 95,3% dei bambini inizi il percorso di studio di un nuovo idioma a partire dalla scuola pubblica primaria, negli anni successivi il livello di apprendimento cala e non resta al passo con le performance degli altri paesi. La debole importanza che il sistema Italia attribuisce ad altre lingue si evince anche dal singolare caso della piattaforma web del Governo, consultabile solo in italiano. Eppure il bel paese è abitato da numerosissime minoranze linguistiche che totalizzano ben 47 lingue non ufficiali parlate da nord a sud. Ed esistono poi dialetti e localismi. Un substrato di radici e radicamenti territoriali che probabilmente si ergono a fattore di resistenza e mostrano una forte identità nazionale, maggiore, forse, di quella spesso sbandierata dai media.

 

Ma se l’Italia occupa il fondo della classifica, al vertice c’è un vincitore inaspettato. Si tratta del Lussemburgo, cuore finanziario del centro Europa che vanta tre lingue ufficiali entro i confini nazionali, ossia lussembughese, francese e tedesco. Del resto, la contesa territoriale da parte di Francia e Germania è stata pressochè continua fino al 1867, anno dell’indipendenza dalla confederazione germanica. L’appartenenza storica dell’attuale Lussemburgo a culture e dominazioni differenti rendono estremamente debole l’identità del paese, ragion per cui il multilinguismo è un fattore insito nella cultura dei cittadini. Il 100% dei bambini inizia a studiare una nuova lingua dalla scuola primaria e 98,4% dei lussemburghesi possiede un televisore in casa permettendo così l’accesso a programmi con sottotitoli o voiceover con cui perfezionare il lessico e l’ascolto di un nuovo idioma. Per la cronaca, Svezia e Danimarca occupano il secondo e il terzo posto della graduatoria.

 

Concludiamo con i sette indicatori elaborati da Preply mediante standardizzazione statistica che hanno permesso di stilare la classifica europea: differenziazione linguistica, doppiaggio e sottotitolaggio di film e serie TV, accesso allo studio tramite strumenti online, livello di conoscenza della lingua straniera più conosciuta in patria, apprendimento linguistico scolastico, multilinguismo e numero di idiomi ufficiali in patria. Studiare o perfezionare una nuova lingua è ormai un fattore strategico e competitivo per cui il sistema Italia dovrà indubbiamente implementare gli strumenti per consentire soprattutto alle nuove generazioni l’integrazione in un mondo sempre più complesso e interrelato.

 

 

richy garino

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