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Economia | 12 aprile 2021, 10:10

L'industria varesina di alimentari e bevande: «La nostra locomotiva sono gli Stati Uniti»

Si è svolta in modalità digitale l'assemblea del settore di Univa. Il presidente Remo Giai: «Stiamo sicuramente reggendo di più di altri comparti economici gli impatti della crisi, ma non è tutto positivo»

L'industria varesina di alimentari e bevande: «La nostra locomotiva sono gli Stati Uniti»

«Stiamo sicuramente reggendo più di altri settori economici gli impatti della crisi, su questo non c’è dubbio. Ma non è tutto positivo. Il nostro comparto sta vivendo luci e ombre. Le luci sono rappresentate dall’andamento sui mercati esteri e dalle prospettive su questo fronte per i prossimi mesi. È vero che a livello provinciale nel 2020 abbiamo registrato un -2,9%, ma a fronte di un anno così difficile possiamo ritenere questo dato una sostanziale tenuta. Innanzitutto, perché, al netto della chimica e dell’aerospazio, è la perdita più contenuta che si registra a livello locale tra i vari comparti manifatturieri del territorio (dove il calo medio è andato oltre il 7%) e poi perché comunque su mercati strategici come quello degli Stati Uniti stiamo crescendo».

Parte dal bicchiere mezzo pieno la fotografia del presidente del Gruppo merceologico “Alimentari e Bevande” dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese, Remo Giai, scattata durante l’Assemblea annuale delle imprese del settore. Una realtà produttiva che, all’interno dell’associazione, conta 20 imprese con 3.026 addetti. Nicchia di pregio del territorio che rappresenta l’1,8% delle aziende associate a Univa e il 4,6% dei lavoratori da esse impiegati. Nel 2020, l’export del settore Alimentari e Bevande, partito dal territorio varesino, si è assestato su un valore complessivo di oltre 497milioni di euro, registrando un calo rispetto ai 511milioni del 2019 (-2,9%). Nel dettaglio, rispetto al 2019, a livello di singoli comparti si è assistito ad un -4,9% per i prodotti alimentati e a un aumento delle bevande del +5,7%. Al contrario è cresciuto l’import per un valore totale di acquisto dall’estero che supera i 600milioni di euro in aumento rispetto ai 596milioni del 2019. Situazione, quella varesina, che è comunque migliore rispetto a quella lombarda dove il calo dell’export alimentare è stato ben più consistente: -10%.

Ma l’ottimismo di Remo Giai non sta tanto nel trend generale del commercio estero, che, come mostrano i dati, è fatto di alti e bassi, quanto piuttosto nello specifico andamento del made in Italy alimentare sul mercato americano: «I nostri prodotti esercitano una forte attrazione per i consumatori di oltre Atlantico con incrementi di vendite a doppia cifra. Siamo fiduciosi sul fatto che gli Usa rappresenteranno nei prossimi mesi la nostra locomotiva». Non è, però, tutto rosa e fiori nel comparto: «Le ombre – prosegue nella sua analisi il Presidente delle imprese “Alimentari e Bevande” di Univa – si profilano nelle ripercussioni che stanno avendo sul nostro andamento le prolungate chiusure delle attività cosiddette Horeca (Hotellerie, Restaurant e Cafè) dovute agli sforzi di arginare la pandemia. Il venir meno di questa importante fetta del mercato interno, che ha anche una buona marginalità, sta avendo inevitabili ripercussioni sui nostri bilanci. Inoltre, c’è un fattore che più di altri ci preoccupa per il futuro: il forte incremento dei costi delle materie prime, oltre che dei costi e dei tempi della logistica per la movimentazione delle nostre merci. Su questo stiamo vivendo una situazione difficile, per certi versi senza precedenti, anche in fenomeni sostanzialmente banali come il recupero di container per il trasporto di merci sui mercati internazionali».

La situazione varesina è lo specchio dell’andamento del settore a livello nazionale, oggetto della relazione, incentrata sui macrotrend nell’era Covid e post Brexit, del responsabile dell’Ufficio Studi e Ricerche socio-economiche di Federalimentari, Luigi Pelliccia: «La vera locomotiva del settore rimane il commercio estero. L’alimentare italiano, pur in un anno difficile come il 2020, ha infatti registrato un +1% sul fronte dell’export. Poco rispetto al recente passato, ma molto se pensiamo che nello stesso periodo tutto il resto del made in Italy ha subito un calo del -10%. Stessa situazione sul lato della produzione, calata nel settore alimentare e delle bevande del -2,5%. In buona sostanza una tenuta a fronte del -11,4% registrato da tutta l’industria italiana». Lo sguardo sul prossimo futuro del responsabile dell’Ufficio Studi di Federalimentari è ottimista: «Ora è da vedere come si presenterà il mercato dei prossimi mesi. Speriamo che le vendite alimentari e domestiche si riprendano, dopo il calo tendenziale del -5,5% registrato a febbraio nei consumi di cibo».

Rimane però il fatto che è sul mercato a stelle e strisce che si concentrano le speranze delle imprese. «E qui – commenta Pelliccia – il trend è buono e premia i nostri prodotti le cui vendite negli Usa sono aumentate del +5,7% nel 2020». L’osservatorio di Federalimentari conferma, inoltre, le preoccupazioni del Presidente varesino Remo Giai per quanto riguarda l’andamento dei prezzi delle materie prime. A Pelliccia basta solo un dato per dare il quadro della situazione: «Il mais è aumentato del +30%».

 

Redazione

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