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Economia | 06 febbraio 2021, 10:45

L’amianto corre sui binari

L’amianto è stato utilizzato su larga scala nel settore dei rotabili ferroviari. Solo nella seconda metà degli anni ’80 è iniziata la scoibentazione. Questa messa in sicurezza è stata molto lenta, e ancora in tempi recenti sono state identificate carrozze con l’asbesto.

L’amianto corre sui binari

L’amianto è stato utilizzato su larga scala nel settore dei rotabili ferroviari. Solo nella seconda metà degli anni ’80 è iniziata la scoibentazione. Questa messa in sicurezza è stata molto lenta, e ancora in tempi recenti sono state identificate carrozze con l’asbesto.

Tutti coloro che hanno lavorato nelle FS sono stati esposti alla fibra killer.

E’ tutt’oggi in corso, come certificato anche del VI Rapporto ReNaM, edito da INAIL, un’epidemia di patologie asbesto correlate nel settore dei rotabili ferroviari, che si colloca al nono posto per malati e deceduti di mesotelioma, con oltre 600 morti negli ultimi anni.

Il bilancio delle vittime cresce enormemente se si pensa che l’amianto è stato utilizzato nelle ferrovie fino al 1992, anno di messa al bando del minerale con la Legge 257, ma con permanenza all’interno dei mezzi di traporto ben oltre quella data, ovvero fino ad esaurimento scorte. Il quadro tracciato vede migliaia di ferrovieri, ed altri operai che hanno lavorato nelle stazioni, colpiti da patologia asbestotica.

In occasione della diciottesima puntata di ONA News l’attenzione è stata rivolta alla condizione di rischio amianto nel settore dei rotabili ferroviari, ascoltando le testimonianze di coloro che hanno lavorato per FS, e che hanno visto morire i loro cari per patologie asbesto correlate, prima tra tutte, il mesotelioma.

La trasmissione, condotta da Massimo Maria Amorosini, ha avuto come ospiti :l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente ONA; Fosca Antonelli, figlia di Franco Antonelli, dipendente di FS e deceduto a causa di mesotelioma peritoneale; Massimo Alampi, Coordinatore di ONA Reggio Calabria e figlio di Letterio Alampi, dipendente dell’OMECA di Reggio Calabria e deceduto a causa di mesotelioma sarcomatoide; Danilo Dilda, figlio di Osvaldo Dilda, macchinista di FS e deceduto a causa di mesotelioma; Diego Giordano, Segretario Nazionale di Federpensionati F.A.S.T..

Il Presidente dell’ONA Bonanni, ha rappresentato come a partire dagli anni ‘60 l’amianto sia stato utilizzato in modo ancora più abnorme nelle Ferrovie dello Stato. Ciò è dovuto al fatto che nella metropolitana di Parigi, ad inizio 900, andarono a fuoco dei vagoni di legno e sughero, e morirono 80 persone. Successivamente, venne adottato l’amianto come materiale sostitutivo, anche per sue note caratteristiche ignifughe e di notevole resistenza. Sul finire degli anni’80 però, in seguito all’alta incidenza di patologie insorte da esposizione all’amianto (tumore del polmone, asbestosi, mesotelioma, tumore della laringe, faringe e di altri distretti), ci fu un sindacato di lavoratori, in particolare quello delle Officine Grandi Riparazione di Torino, Bologna e Firenze che aveva portato già nel 1987 l’allora Pretore di Firenze, Dott. Deidda, ad effettuare un sequestro presso l’isochimica di Avellino, dove era presente una fabbrica dedita alla scoibentazine delle carrozze ferroviarie.

L’ONA, associazione che tutela le vittime dell’amianto, è sensibile alla problematica e ha stipulato una convenzione con il sindacato dei macchinisti, poiché anche questa categoria di lavoratori è stata vittima inconsapevole dell’amianto.

Il problema amianto però non ha riguardato solo esclusivamente chi ha lavorato in FS, dove si contano oggi 619 casi di mesotelioma Ferrovie. Ricordiamo anche che le malattie amianto sono molte di più rispetto al mesotelioma. Infatti tra i tumori amianto vi è quello del polmone, della laringe, della faringe, ecco perché i casi di decesso sono realmente più di 2000.

Ci sono purtroppo circa 150 mesoteliomi tra coloro che hanno vissuto nei dintorni delle Stazioni Ferroviarie. Poi ci sono anche tutti coloro che sono deceduti nelle attività di costruzione o di riparazione delle carrozze ferroviarie, come per esempio nell’OMECA di Reggio Calabria, ovvero la Breda di Lucca, o anche le Officine Stanga di Padova.

L’epidemia di patologie asbesto correlate, non ha colpito solo coloro che sono stati impiegati direttamente in FS, ma coinvolge un maggior numero di vittime, anche per sola esposizione ambientale.

La condizione di rischio in FS, non è stata limitata solo all’amianto, ma anche ad altre sostanze, risultate poi essere cancerogene, come l’olio di creosoto, utilizzato nel rivestimento delle traversine, o anche i fumi di scarico dei motori diesel, e residui della combustione per l’utilizzo di strumenti tecnici, come anche le brecce, che erano realizzate con gli scarti della miniera di Balangero. Possiamo affermare che nel contesto di FS, vi era un vero e proprio cocktail di cancerogeni che determinava un rischio sinergico e moltiplicatore per l’insorgenza di patologie quali tumore del polmone, tumore della faringe etc, che hanno nella loro multifattorialità un loro comune denominatore: l’amianto.

Ospiti in trasmissione anche i figli di ex dipendenti di Ferrovie dello Stato. Uomini che hanno dedicato la loro vita al lavoro, tra i locomotori e le stazioni ferroviarie, ignari ed inconsapevoli del rischio amianto.

Con Fosca Antonelli si è raccontata la storia del padre Franco Antonelli, dipendente di FS dal 1966 al 1991. Antonelli si occupava di valutare il corretto funzionamento del sistema frenante del locomotore, oltre che di tutti gli altri apparati. Il lavoratore era privo di mezzi di prevenzione tecnica e protezione individuale che potessero limitare l’esposizione a polveri e fibre di amianto, oltre che a tutti gli agenti cancerogeni. Il luogo periodo lavorativo vissuto nella condizione di rischio ha fatto insorgere il mesotelioma peritoneale che ne ha segnato la morte. Gli eredi hanno portato avanti la battaglia di Antonelli contro FS, iniziata nel 2007 e conclusa in Cassazione nel 2019. Dopo una lunga battaglia processuale, le Ferrovie dello Stato hanno subito la loro condanna definitiva al risarcimento del danno amianto. Così la Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza n. 15165/2019, ha confermato la sentenza della Corte di Appello di Roma, che aveva condannato le FS al risarcimento del danno per un importo di €800.000,00. Questi principi sono molto importanti, perché la Suprema Corte ha stabilito la rilevanza della liquidazione della malattia professionale. Infatti sia il lavoratore che in caso di decesso i familiari, hanno diritto all’indennizzo INAIL mesotelioma malattia professionale

Testimonianza anche di Danilo Dilda, figlio di un ex lavoratore esposto in Ferrovie dello Stato, che ha contratto il mesotelioma dopo esser stato esposto a polveri e fibre di amianto durante il periodo di lavoro. Osvaldo Dilda, macchinista di FS, lavorava sopra i locomotori con motore diesel. L’amianto era presente in tutte le componenti del treno, ed in particolar modo a quelle sottoposte ad alta temperatura. Il principale era l’impianto frenante, e poi nell’impianto di riscaldamento delle cabine di guida dei conducenti, così come nei pannelli collocati nelle carrozze, per isolamento termico e acustico.

 

Tra gli ospiti della trasmissione anche Massimo Alampi, figlio di Letterio Alampi, che è stato dipendente dell’OMECA di Reggio Calabria, oggi Hitachi, nota azienda produttrice delle carrozze ferroviarie, poi acquistate da FS. Letterio ha lavorato dall’anno 1966 al 1992 con la mansione di addetto alla costruzione, alla saldatura, alla coibentazione, ed operativo presso tutti i reparti dell’azienda. Anche in questo caso le attività lavorative erano svolte senza alcun tipo di mezzo protettivo, e questa condizione di rischio era comune a tutte le mansioni dello stabilimento. Sebbene Letterio fosse felice del suo lavoro, è stato lì che ha trovato la morte, perché ammalatosi di mesotelioma sarcomatoide, e poi deceduto. Così ha raccontato il figlio Massimo intervenuto durante la puntata per testimoniare la sofferenza e soprattutto l’impegno che lui stesso ha iniziato a investire nella lotta contro l’amianto, impegnandosi come Coordinatore della sede ONA di Reggio Calabria.

Nel dibattito sulla condizione di rischio amianto in Ferrovie dello Stato è intervenuto anche il sindacalista Diego Giordano, che ha rilasciato un’importante testimonianza sulle attività lavorative, le modalità di svolgimento e la mancanza di qualsivoglia strumento di protezione e prevenzione dei lavoratori.

E’ stato messo in luce il rischio che i lavoratori del settore dei rotabili ferroviari hanno vissuto negli anni antecedenti la messa al bando del minerale, ovvero ante 1992, ma che è perdurata negli anni a seguire facendo esplodere una vera e propria epidemia di patologie asbesto correlate, come anche confermato nel Rapporto Mesoteliomi.

In effetti, uno dei settori maggiormente interessati al fenomeno dell’esposizione dei lavoratori alle fibre di amianto è, senza dubbio, quello della fabbricazione, manutenzione e utilizzo del materiale rotabile ferroviario, poiché l’utilizzo, a basso costo del minerale, e le note capacità ignifughe e di resistenza lo ha reso una materia prima ad uso ubiquitario.

Infatti, il trattamento e l’utilizzo di amianto non si riduceva alla sola costruzione del locomotore, sia nella parte interna che esterna, ma era impiegato anche nelle varie fasi di manutenzione, sia essa ordinaria che straordinaria del rotabile e dei suoi apparati. Specialmente per i locomotori e assimilati, l’amianto veniva rimosso, lavorato e reimpiegato, determinando una condizione di rischio su larga scala.

Federpensionati F.A.S.T, sindacato rappresentativo del personale FS, ha stipulato un protocollo di intesa con l’Osservatorio Nazionale Amianto che tutela i lavoratori di FS per il prepensionamento.

Occorre ricordare che il mesotelioma, pur essendo una patologia rarissima, annovera un’alta incidenza di mortalità tra coloro che lo contraggono. Ad oggi, è la patologia asbesto correlata per eccellenza, ma che al contempo rappresenta solo la punta dell’iceberg. Infatti, in tempi passati, molti pazienti dalla data della diagnosi al decesso, avevano un’aspettativa di vita non superiore ai due mesi, e molte, troppe volte erano soggetti a cure non adeguate, sottoposti ad interventi talvolta fatali. Il mesotelioma, inoltre, ha una lunga latenza che può variare da un minimo di 15-20 anni fino a giungere a 30-40 anni da quando è iniziata l’esposizione alle fibre.

La scienza, unitamente alla medicina, nel corso degli anni ha fatto dei grandi progressi nella cura del mesotelioma, allungando il periodo di sopravvivenza del paziente, come spiegato anche dal Prof. Marcello Migliore, che ha portato in Italia una tecnica innovativa per la cura del mesotelioma.

Anche per quanto riguarda il tumore del polmone, i numeri sono elevati, sia per i malati, che per coloro, che purtroppo non ce l’hanno fatta, e sono state vittime della neoplasia in percentuale del 12% di sopravvivenza ai 5 anni.

La tutela dei diritti dei ferrovieri è molto importante. Infatti l’ONA, unitamente al sindacato F.A.S.T., in forza della già stipulata convenzione, sta proseguendo nella tutela dei diritti. Innanzitutto il c.d. prepensionamento amianto, oltre alle rendite INAIL e a tutti gli altri diritti, compreso il risarcimento dei danni.

Quello della tutela legale è un punto chiave fondamentale per la tutela dei diritti dei cittadini, ferma la necessità della c.d. prevenzione primaria, e cioè della bonifica e messa in sicurezza.

Il servizio di assistenza legale gratis online è fornito dall’ONA, anche attraverso il numero verde gratuito (800 034 294).

 

 

Ezio Bonanni

 

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