In un anno in cui il Covid ci ha tolto tanto, non solo nella quotidianità ma portando via a molte persone i propri cari (a Varese funerali triplicati negli ultimi mesi del 2020 rispetto all'anno prima), Renzo Oldani, titolare delle onoranze funebri Sant'Ambrogio-Campo dei Fiori, descrive come è cambiato il lavoro negli ultimi mesi ma, soprattutto, com'è cambiato il momento in cui si dà l'addio ai propri cari. Perché per molto tempo i funerali sono stati impediti per evitare il diffondersi del contagio, perché anche i parenti erano malati, o perché le salme dovevano essere portate altrove per essere cremate.
«È stato un anno terribile. Difficile a livello emotivo, organizzativo e amministrativo - racconta - Molti ci vedono solo come un'attività che ha triplicato il proprio lavoro in un momento di crisi, ma vi assicuro che nulla può superare l'impatto psicologico ed emotivo nel dovere garantire un servizio di sostegno a persone doppiamente disorientate: dalla perdita e dal Covid».
Avere a che fare con un momento così delicato della vita, con il dolore e la sofferenza di chi perde una persona cara, non è mai facile in generale. «Immaginate quanto possa esserlo stato quando i parenti ti chiedono di scattare una foto del defunto perché non lo vedevano dal giorno del ricovero e hanno il dubbio, o la speranza, che si possano essere sbagliati. C'è chi ha dovuto attendere anche un mese prima di poter celebrare il funerale o chi non ha avuto nemmeno questa possibilità. Sono passaggi fondamentali per l'elaborazione del lutto. È necessario metabolizzare la morte, anche attraverso quelli che ormai noi definiamo riti. Questo è stato negato alle persone».
Vite archiviate quasi come numeri, «perché è successo anche questo, la reazione opposta, cioè di voler archiviare il momento il più velocemente possibile, di trattare il funerale quasi come una scocciatura, nel rispetto di disposizioni che sono state imposte, per una fase tanto delicata e particolare della vita, senza alcun rispetto».
Aspetti emotivi a cui si sommano quelli organizzativi. «Abbiamo lavorato e stiamo tutt'ora operando con standard di sicurezza elevatissimi per proteggere noi e i nostri cari, anche quando si tratta di decessi non certificati Covid, con tute, guanti e mascherine che contribuiscono a rendere surreale la situazione».
E il peggio non sarebbe nemmeno passato. «Abbiamo avuto una tregua di qualche giorno, dalla vigilia di Natale in poi, ma oggi i ritmi sono già tornati quelli degli ultimi tre mesi. L'anno nuovo sarà anche iniziato, ma nulla è cambiato».
L'augurio che Oldani fa, entrando nel 2021, «è che si possa tornare a vivere il lutto come si deve, attraverso le cerimonie che servono a prendersi il tempo necessario per lasciare andare le persone care. Non sembra, ma è importante anche per le prossime generazioni: anche attraverso questi dolorosi passaggi, possono imparare il valore della vita».














