Quella approvata oggi da Regione Lombardia è una vera riforma del sistema delle dipendenze e del contrasto alla droga, se si considera che l'ultima legge di Roma è del 1990. «C'erano molti aspetti da definire e normare e oggi lo abbiamo fatto - ha spiegato Emanuele Monti, presidente della Commissione Sanità e Politiche Sociali di Regione Lombardia e relatore del PdL 133 “Nuovo sistema di intervento sulle dipendenze patologiche” - Primo fra tutti quello che riguarda la presa in carico: ad oggi il tempo medio tra il primo consumo di alcool e droghe e la presa in cura è di 8 anni, troppi. L’obiettivo è anticipare attraverso la prevenzione, l'aggancio precoce, con servizi mirati ai minori».
La legge si propone quindi di ridefinire un nuovo sistema di intervento sulle dipendenze patologiche, introducendo concetti quali l’aggancio, diagnosi precoce, programmi di cura e riabilitazione, superando il sistema a prestazione, e ampliando la presa incarico, con particolare attenzione alle famiglie e ai minori, nonché prevedendo la realizzazione di nuovi servizi oltre all’attivazione e gestione di “Reti diffuse” per favorire interventi precoci e migliori sotto il profilo dell’efficacia.
L'andamento del consumo di sostanze stupefacenti e psicotrope non ha mostrato una inversione di tendenza rispetto al “trend” degli ultimi anni. Se si può notare una lieve flessione nella crescita dei casi di tossicodipendenza da eroina destano invece grande preoccupazione l’aumento dell’uso e abuso di cannabis e droghe sintetiche assunte con grande semplicità e a costi sempre più bassi da ragazzi sempre più giovani. «Stupefacenti di cui spesso non si conosce nemmeno l'esistenza - ha sottolineato Monti - Per questo abbiamo destinato un milione di euro all'anno proprio alla ricerca delle nuove droghe».
In Regione Lombardia, nel 2019, le unità d’offerta ambulatoriali (pubbliche e private) e le strutture residenziali hanno avuto in carico 49.597 persone. Il dato sugli assistiti in carico è costante nell'ultimo triennio con una leggera variazione in aumento di circa il 2%. Il maggior numero di assistiti è in carico per dipendenza da sostanze illegali (oppiacei 40% e cocaina 35% sono le sostanze più diffuse). Il consumo di sostanze illegali nella popolazione generale prevede invece una massiccia diffusione di consumo di cannabis e droghe sintetiche (oltre il 25% dei giovani under 30 anni ne fa un consumo almeno una volta al mese).
Negli ultimi anni si osserva un graduale aumento di assistiti con richieste di trattamento per nuove sostanze, farmaci e, soprattutto, per gioco d’azzardo patologico. Infatti, si riscontra un incremento delle cosiddette “nuove dipendenze” non legate all’utilizzo di sostanze, ma a comportamenti quali ad esempio, il gioco d’azzardo patologico, lo shopping compulsivo, la dipendenza da internet. L’assistito medio è in prevalenza maschio (80%), con età media attorno ai 40 anni. La fascia under25 rappresenta circa il 25% del totale degli assistiti e circa il 30% degli assistiti ha problemi legali in corso, il 20% disoccupato e il 40% in cerca di una occupazione stabile. Oltre l’80% degli assistiti ha dipendenze associate da più sostanze. In genere la sostanza primaria è associata all’uso di alcol o cannabis. Più del 20% degli assistiti ha problemi di tipo psichiatrico e spesso con associata una doppia diagnosi.
Mediamente l’assistito resta in carico più di tre anni e accede ai trattamenti con una latenza di più di sette anni dal primo uso di sostanza illegale. Il 30% degli assistiti abbandonano il percorso nelle prime fasi del trattamento. Le dimissioni e il termine del trattamento coinvolgono circa il 40% degli assistiti in cura. Negli ultimi anni si è notato un forte e preoccupante incremento del fenomeno nella popolazione femminile.
«Le nuove disposizioni normative – aggiunge Monti – metteranno le unità d’offerta in condizione di operare in maniera rapida ed efficace su un fenomeno in continua crescita, attraverso l’azione sinergica di tutto il Sistema Sanitario Regionale, superando la logica della prestazione verso una presa in carico multidisciplinare. A tal fine, il progetto di legge ha istituito il ‘Comitato di Indirizzo e Coordinamento in Area Dipendenze’, un organo presieduto dal Presidente della Giunta regionale, che ha il compito di collaborare alla realizzazione degli atti di Giunta in materia di dipendenze, necessari per l’attuazione delle politiche regionali. A livello territoriale, presso le ATS, è costituita la Rete Diffusa Dipendenze (Re.Di.Di.), al fine di promuovere, organizzare e coordinare l’interazione sinergica dell’attività erogativa delle diverse componenti pubbliche e dei soggetti privati accreditati. Vi partecipano tutti gli attori sanitari e sociosanitari del territorio. Inoltre, ogni ATS, sempre nell’ambito del territorio di competenza, costituisce, in accordo con almeno una ASST, un IRCCS o altro soggetto di ricovero e cura accreditato, una Equipe Specializzata Ospedaliera Dipendenze (E.S.O.D) per il trattamento della disintossicazione e di situazioni cliniche complesse. Per quanto concerne il superamento della frammentazione delle unità di offerta residenziali e semiresidenziali, Regione Lombardia le converte in Centri di Cura e Riabilitazione per le Dipendenze (C.R.D), e ne aggiorna i criteri di accreditamento. I CRD, all’interno della dotazione di posti letto accreditati, possono offrire programmi specializzati, terapeutici, educativi e di doppia diagnosi. Per i minori, invece, viene istituito presso la Direzione Generale Welfare il Coordinamento di Prevenzione e Presa in Carico, con lo scopo di garantire su tutto il territorio regionale la presa in carico, il trattamento e la riabilitazione dei minori con particolare attenzione all’area penale minorile, agli adolescenti, ai minori in carico ai servizi sociali, alla neuropsichiatria infantile e all’area della formazione professionale. Ad ogni utente viene promossa la possibilità di accedere a percorsi formativi qualificanti volti all’inserimento lavorativo e alla totale inclusione sociale. Infine, con l’obiettivo di favorire il coinvolgimento della società civile nel contrasto allo sviluppo delle dipendenze patologiche, vogliamo promuovere la partecipazione degli enti del Terzo settore ai progetti di prevenzione, ai programmi di cura e di reinserimento sociale».
Aumentata anche la dotazione finanziaria di questa riforma. Alle risorse già previste nell’ambito del provvedimento di Giunta relativo alle regole per la gestione del Servizio Sociosanitario Regionale, questa legge stanzia ulteriori 16,5 milioni già sul prossimo esercizio finanziario, portando la dotazione complessiva a 169 milioni di euro».














