Chi è il mecenate tipo e come lo si individua? Come fare a instaurare con lui un rapporto di fiducia? A questi e a molti altri interrogativi risponde il bel libro che Elisa Bortoluzzi Dubach e Chiara Tinonin hanno pubblicato per l’editore Franco Angeli e sarà disponibile in libreria a partire dal prossimo 4 dicembre.
"La relazione generosa – Guida alla collaborazione con filantropi e mecenati” (pp. 186, euro 23) è l’ideale seguito all’importante convegno che le autrici hanno organizzato lo scorso anno a Lugano con l’intervento di mecenati e operatori del settore, e si rivolge non soltanto agli specialisti, grazie alla chiarezza dell’esposizione e alla vastità della trattazione, adatta a suscitare curiosità anche nel lettore comune.
«La relazione generosa è lo scambio finalizzato a generare qualcosa di utile non solo alle due parti, ma anche a un pubblico, o comunità, di riferimento. Il valore della generosità permea ogni capitolo del libro. Siamo convinte che la solidarietà non sia solo un principio etico formale che compare nelle nostre carte costituzionali ma, soprattutto, un impegno tangibile, un valore sincero che ci appartiene come esseri umani che convivono in una società dove ogni singola persona deve essere tutelata. Il dono crea speranza e spazio di azione. Di tutto ciò oggi abbiamo bisogno più che mai», spiega Elisa Bortoluzzi Dubach, varesina che vive da tempo in Svizzera, dove insegna all’università ed è autrice di molte pubblicazioni sullo sponsoring, le fondazioni erogative e il mecenatismo.
Il libro, che ha redatto con Chiara Tinonin, a sua volta consulente di fondazioni e organizzazioni non profit in ambito artistico e culturale, è stato pubblicato grazie al sostegno di numerosi mecenati e, grazie a ciò, viene donato alle biblioteche italiane ed estere. I proventi delle vendite di questa edizione, invece, sono devoluti alla “Associazione Senzaspine” che conta 450 musicisti italiani, e al “Fondo di Solidarietà per gli studenti” del Conservatorio della Svizzera italiana.
«È il primo manuale operativo sulla relazione tra filantropi e operatori culturali in lingua italiana, suddiviso in nove capitoli più un’appendice conclusiva dedicata ai trend di sviluppo del settore della filantropia. I contenuti di ogni capitolo sono spesso sintetizzati in checklist che rendono immediata l’applicazione dei diversi criteri metodologici».
Il mecenate, secondo le autrici, si individua conoscendo alla perfezione gli aspetti distintivi del progetto per cui si cerca una donazione: «Può sembrare banale, ma non lo è: solo con la consapevolezza di ciò che si può offrire in una relazione generosa, si riuscirà a trovare il mecenate giusto con cui lavorare insieme. Questo è il passo fondamentale e, in un certo senso, rivoluzionario del libro: trasformare un “richiedente” in un “offerente”», dicono le due studiose.
Sorpresa, in Italia il mecenatismo culturale è ben presente e in salute. «Il mecenatismo ha una lunga tradizione nel nostro Paese, sia nella tutela e valorizzazione dei nostri beni culturali, sia nelle nuove produzioni artistiche. La trasformazione in atto riguarda le modalità di intervento. I mecenati sono sempre più attenti ai benefici che sono in grado di dare alle persone, specialmente alle giovani generazioni. Questo significa che agiscono con un orientamento strategico -avendo cioè una visione di impatto nel lungo termine- e, nei casi più strutturati, in modo sistemico, coordinandosi con tutti gli altri attori del territorio per incidere direttamente sulle cause alla radice di una questione sociale o culturale».














