Navigando in internet e più precisamente sui siti dell'associazionismo varesino, ci s'imbatte sul sito degli Angeli Urbani (clicca QUI) dove lasciano il segno alcune belle interviste a due personaggi che hanno, di fatto, visto mutare il centro cittadino e le persone che lo frequentano.
Entrambi parlano della gente e dei suoi comportamenti, chi dal basso, chi invece dall'alto, ma su una cosa sono entrambi concordi e cioè che il "c'era una volta" restituiva più umanità...
Cesare Lorenzini (ristorante Bologna) ci parla di come la gente (bottegai e clienti) si aggregava con pace e spensieratezza attorno ad un tavolo per una partita a briscola o a scopa e solo dopo aver finito si pensava ad aprir bottega. I clienti non si lamentavano di certo, anzi si facevano partecipi di questa gioia e spensieratezza, commentando gli eventi mondani o la semplice partita appena conclusa.
Nella seconda intervista ad Alfredo Corvi (Fioraia Corvi) vediamo come questo concetto di aggregazione e di aiuto reciproco non arriva più, nemmeno dalle istituzioni pubbliche. Corvi ricorda che c'era una volta lo spirito del mutuo soccorso con le istituzioni che parlavano alla gente al fine di migliorare la vivibilità, la convivenza e la voglia di fare negozio all'interno della società.
Partendo da Roma arrivando all'ultimo, ma non per importanza, dipendente della cosa pubblica, si è perso questo aspetto, il buonsenso nel dare delle risposte chiare anche ai più piccoli problemi di tutti i giorni che il cittadino deve affrontare da solo. «Da Roma a Varese - dice - c’era una volta il rispetto dei cittadini. Adesso stanno dietro la loro bella scrivania e non si sforzano di comprendere le nostre esigenze»
Entrambi danno poi un'opinione sul periodo d'emergenza Coronavirus che stiamo vivendo. Corvi guarda l'aspetto più spiccio ovvero l'ingigantimento dei problemi e delle prassi dovute alla burocrazia in modalità smartworking all'italiana, ovvero telefoni che squillano a vuoto, rallentamenti sulle pratiche burocratiche, e spesso dipendenti che arbitrariamente non seguono le direttive dei superiori: «Anche adesso con il Covid i telefoni squillano e nessuno risponde. Una volta c’era il buon senso per risolvere i problemi di tutti i giorni».
Ci piace finire con l'idea "romantica" di Lorenzini che nonostante il periodo riesce a vedere positivo anche nel gesto di indossare una mascherina perché la gente, almeno così, forse ritornerà a guardarsi negli occhi: «Il Covid è una cosa serissima, torniamo a guardare tutti negli occhi sopra la mascherina e non per terra - dice - C’erano problemi anche una volta però la gente era più felice e unita. Oggi tutto è motivo di rincorsa, torniamo ad apprezzare il valore del tempo. Soprattutto in questo stop forzato».













