Il 16 settembre sarà sciopero nazionale dei lavoratori della Sanità Privata, in segno di protesta per la mancata sottoscrizione del testo definitivo del contratto nazionale di lavoro da parte di Aris e Aiop dopo la sottoscrizione della preintesa dello scorso 10 giugno, dopo tre anni di estenuanti trattative e ben 14 anni di assenza di rinnovo contrattuale.
Dopo l’esito negativo del tentativo obbligatorio di conciliazione è iniziato il percorso di lotta che ha portato a un presidio dinnanzi a Montecitorio il 5 di agosto e altre iniziative svolte a livello territoriale, con il presidio del 24 agosto dinnanzi alla Prefettura di Varese e quello successivo del 31 agosto davanti alla sede di Confindustria a Busto Arsizio.
Domani ci sarà lo sciopero nazionale di tutti i lavoratori del comparto per l’intera giornata o turno di lavoro, che in provincia di Varese prevede un presidio dalle 8 alle 14,30 davanti alla clinica Multimedica di Castellanza.
«Come è noto dopo 3 anni di trattative e 14 anni di assenza di rinnovo contrattuale, si era giunti alla sottoscrizione di un testo di contratto collettivo nazionale condiviso dalle delegazioni trattanti datoriali e sindacali, sul quale le Organizzazioni Sindacali hanno tenuto assemblee e proceduto alla consultazione degli organismi come previsto nella stessa intesa - scrivono da Uil Varese - Nonostante le lettere e gli impegni formali da parte del Ministro della Salute e del Presidente della Conferenza delle Regioni i rappresentanti di Aris e Aiop, anche nel tentativo di conciliazione dello scorso 5 Agosto, hanno ribadito di non ritenere che ci siano le condizioni per sottoscrivere in via definitiva il contratto venendo meno agli impegni sottoscritti, cosa mai avvenuta prima e ponendo i lavoratori in una condizione di incertezza e privazione di riconoscimenti economici».
Tale comportamento delle parti datoriali «appare ancora più vergognoso se si pensa che, ancora una volta, le professioniste ed i professionisti della sanità privata hanno operato, unitamente ai colleghi della sanità pubblica, per far fronte alla grave emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 con la stessa professionalità ed impegno ma senza gli stessi diritti ad un medesimo riconoscimento economico».














