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Economia | 04 maggio 2020, 10:32

Programmare "in digitale" è meglio che curare un’Italia in cerca di futuro

La preventiva messa in cantiere di soluzioni digitali ci avrebbe risparmiato una corsa folle all’adozione di tecnologie ed abitudini che usualmente, con una illuminata e lungimirante pianificazione, un paese adotta in dieci anni di governo.

Programmare "in digitale" è meglio che curare un’Italia in cerca di futuro

Dall’inizio dell’emergenza Codiv-19 l’Italia ha colmato un gap di dieci anni di inerzia digitale.

Non è possibile pensare di diventare una nazione Full Digital in soli due mesi, trasferendo senza un vero valore aggiunto la maggior parte delle attività quotidiane in flussi di dati gestiti da algoritmi; tuttavia gli ultimi 60 giorni hanno visto un’Italia adagiata sulle tradizioni analogiche costretta a correre i cento metri, poiché App, Smart Working, formazione scolastica in classi virtuali, pagamenti digitali via POS e medicina a distanza sono ancora purtroppo solamente idee senza un preciso piano per una coerente adozione e diffusione sul territorio. Sino ad oggi l’Italia ha rimandato il futuro, perdendo opportunità che paesi con un minore peso internazionale già vivono da almeno un decennio.

Pensiamo solo all’Estonia, nazione in cui solo tre cose non si possono fare online: sposarsi, divorziare ed acquistare o vendere casa, un modello digitale che fa scuola a partire dal primo voto a distanza delle elezioni amministrative del 2004 e che si rinnova ogni giorno con l’erogazione telematica dei certificati richiesti alla Pubblica Amministrazione e con la possibilità di accesso via web da un unico portale alle posizioni fiscali, contributive, assicurative, giuridiche, sociali e sanitarie di ciascuno.

Se pensiamo alla sanità, tutto sarebbe stato più semplice in questo periodo di emergenza se il sistema avesse avuto una gestione più digitale degli accessi agli ambulatori dei medici di base, spesso intasati senza una reale esigenza, oppure una piattaforma unica per inviare le ricette elettroniche alle farmacie con conseguente ritiro immediato dei prodotti via sportello veloce dedicato, o ancora una rete di consegne a domicilio dei farmaci non urgenti in base alla priorità elaborata da un algoritmo, grazie ad una semplice App nazionale. Tecnologie che però abbiamo iniziato a comprendere quanto siano indispensabili nell’immediato futuro per diminuire i costi di gestione del Sistema-Paese e per proteggere la salute dei cittadini.

D’ora in poi dunque dovremo collaborare per reinventare radicalmente le Istituzioni, così come l’innovazione tecnologica fa già ogni giorno con le abitudini più semplici delle nostre vite, ad esempio attraverso l’utilizzo di sensori per gestire l’efficienza energetica delle nostre case, ma paradossalmente non ancora quella dei nostri ospedali, oppure permettendoci di tenere sempre in mano l’Intelligenza Artificiale tramite i nostri smartphone, ma non ancora di averla presente come una costante nelle sale operatorie.

Competenze e conoscenze per fortuna in Italia non mancano: esistono menti brillanti e ricercatori capaci di trasformare un’idea folle in un dispositivo salva-vita in tempo di Covid-19. I soldi poi sono solo carta, voci di bilancio che sino ad ora non sono state investite sempre nel posto giusto ed al momento giusto.

Coloro che oggi lavorano per rendere la PA più aperta e digitale e le imprese più connesse al futuro, hanno capito che solo un piano shock di innovazione può consentire all’Italia di ritrovarsi più efficiente, trasformando una dolorosa epidemia in un’opportunità di rinascita.

In fondo, la storia insegna sempre, e se dopo la Peste Nera del Trecento seguirono il Rinascimento ed una prima meccanizzazione dei mezzi di produzione dovuta alla scarsità di uomini, se dalle ceneri della seconda guerra mondiale nacque la crema spalmabile più famosa al mondo, anche la doccia fredda del Coronavirus ci farà trovare pronti, grazie ad una corretta allocazione di risorse economiche, ad una adeguata programmazione ed una continuativa condivisione di conoscenza.

Ci auspichiamo pertanto che da ora in poi la “voce futuro” sarà un elemento stabile nei bilanci sia delle imprese sia delle Istituzioni che sempre di più si sposteranno verso un approccio digitale, con l’obiettivo di trasformare la tecnologia non solo in innovazione, ma soprattutto in solido progresso.

Sarà anche l’occasione per aumentare la consapevolezza nelle famiglie che adottare nuove soluzioni e modelli digitali consentirà di risolvere i piccoli problemi quotidiani, come ad esempio trovare subito parcheggio nel centro delle grandi città grazie ai sensori del nostro navigatore satellitare, oppure aiutare l’ambiente grazie a sistemi di compostaggio che consentono di gettare i rifiuti tramite il riconoscimento facciale e premiamo il nostro impegno per la differenziata direttamente sul nostro conto PayPal.

Enrico Molinari

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