"Italiani a Tenerife e coronavirus. Muchas gracias, Tenerife!": è questo il titolo di un articolo che arriva dalle Isole Canarie ed è scritto dalla giornalista Cinzia Panzettini e da Antonina Giacobbe, direttrice di "Vivi Tenerife", il primo periodico di lingua italiana nell'isola, poi arrivato anche a Gran Canaria. E contiene ciò di cui noi, da qui, forse non ci accorgiamo: «Dall’Italia, più che il coronavirus - scrivono le due giornaliste in quello che diventa un accorato appello animato da un profondo senso di verità - sembra sul punto di arrivare il virus dell’informazione errata, foriera solo di incomprensione e dissidi».
«Ora ci giungono informazioni circa un allarme che dovrebbe riguardarci come Italiani residenti, che è totalmente infondato e che ci costringe a schierarci al fianco del Governo e della gente canaria» proseguono. «A Tenerife non è cambiato assolutamente nulla, nessun pullman di Italiani è stato invitato ad alzare le tende e la gente non si muove dando la sensazione di essere preoccupata dalla nostra presenza. Non deve essere permesso a nessun sensazionalismo di arrecare danno né a noi immigrati né a un popolo, quello canario, che chi si è comportato con enorme comprensione e senso di responsabilità».
Ecco l'articolo completo pubblicato dal direttore Antonina Giacobbe e dalla giornalista Cinzia Panzettini di Vivi Tenerife, primo periodico in lingua italiana di Tenerife e delle Isole Canarie.
«Dopo che “Repubblica” on line ha pubblicato il filmato, ansiogeno e molto preoccupante, di una donna italiana in quarantena con il marito e due bimbe piccole presso l’Hotel tinerfeño nel quale il medico italiano e la sua famiglia si sono ammalati, si vanno diffondendo notizie che potrebbero diventare l’unico e solo motivo di preoccupazione per noi residenti a Tenerife.
Il filmato concitato della nostra connazionale ci ha naturalmente allarmati, e in molti ci siamo consultati per capire se potessimo fare qualcosa per la signora, ma ora ci giungono informazioni circa un allarme che dovrebbe riguardarci come Italiani residenti, che è totalmente infondato e che ci costringe a schierarci al fianco del Governo e della gente canaria che non ci ha arrecato sino ad ora né offesa né danno.
A Tenerife non è cambiato assolutamente nulla. Nessuno ha dato l’assalto ai supermercati e non è mai mancato alcun tipo di alimento; gli aeroporti, pur con i dovuti e ovviamente più seri controlli, hanno funzionato e funzionano regolarmente, sbarcando turisti italiani senza problemi.
Nessun episodio di intolleranza nei nostri confronti si è verificato - scrivo per uno dei due periodici in lingua italiana all’isola: saremmo i primi ad essere informati! - nessun pullman di Italiani è stato invitato ad alzare le tende da qualche squinternato e la gente non si muove dando la sensazione di essere preoccupata dalla nostra presenza. Non si vedono in giro mascherine e se parliamo italiano nessuno si scansa, si agita o ci dimostra di aver paura.
Non deve essere permesso a nessun sensazionalismo di arrecare danno né a noi immigrati né a un popolo, quello canario, che chi si è comportato con enorme comprensione e senso di responsabilità! Tenerife è un’isola di turismo e di accoglienza, patria di adozione di quasi cento etnie differenti che convivono pacificamente e civilmente come credo in pochi luoghi al mondo.
È un’isola sensibile all’anzianità e all’handicap, meta privilegiata proprio di coloro che vogliono godere del clima e del mare in un luogo che si prodiga come nessuno per ridurre al minimo i disagi della disabilità.
Noi Italiani a Tenerife non permetteremo nessun tipo di informazione errata e allarmistica di prendere piede, perché una sola cosa del nostro “Made in Italy” noi stessi italiani non desideriamo sbarchi a Tenerife: la pessima informazione che ha diffuso un panico incontrollato e ha portato all’idea di una “caccia all’untore” di stampo medioevale e frutto di un’ignoranza oggi inconcepibile.
Non sta accadendo nulla di nemmeno di lontanamente sgradevole su quest’isola, e anzi è doveroso cogliere la (pessima) occasione per ringraziare il popolo canario la cui gentilezza è sempre squisita, ma in questa circostanza per tutti noi sta assumendo un valore più grande.
Dall’Italia, più che il coronavirus, sembra sul punto di arrivare il virus dell’informazione errata, foriera solo di incomprensione e dissidi, ma se contro il primo virus ci laveremo le mani e terremo una condotta responsabile, contro il secondo le mani saremo disposte a “sporcarcele”, sempre tenendo una condotta esemplare, ma unendoci contro chi diffonde, dal nostro Paese d’origine che dovrebbe proteggerci, solo falsità.
Non siamo vittime di nessuna discriminazione: si eviti, dalla nostra stessa patria, di farci apparire bugiardi e irriconoscenti.
Cinzia Panzettini e Antonina Giacobbe»














