/ Attualità

Attualità | 23 febbraio 2020, 18:31

La varesina che vive in Cina: «Qui prevenzione altissima e regole ferree. Così il virus fa meno paura»

Silvia Notaro, designer malnatese, da due anni lavora a Canton. Le sue abitudini quotidiane sono profondamente cambiate per il rigido protocollo della prevenzione: «Siamo tutti con la mascherina e ogni spostamento è registrato: questo tiene sotto controllo i contagi. Così la vita torna lentamente alla normalità»

Silvia Notaro con la mascherina

Silvia Notaro con la mascherina

Il Coronavirus tiene con il fiato sospeso l'Italia, mentre in Cina sono state prese misure di prevenzione drastiche, che hanno modificato profondamente le abitudini di chi vive e lavoro nel Paese asiatico. Tra loro anche una varesina, Silvia Notaro, che da due anni vive a Canton, metropoli da 14 milioni di abitanti, dove lavora in una importante casa automobilistica.

Poche settimane fa la designer si trovava a Malnate, sua città di origine, in vacanza. Ora è rientrata in Cina per il suo lavoro. Nei giorni scorsi ci aveva raccontato come si stava preparando la città all'emergenza sanitaria (leggi QUI). A Canton Silvia deve sottoporsi al rigido protocollo della prevenzione, ma la malattia non si è diffusa ulteriormente, almeno in maniera significativa.

«La situazione qui è sotto controllo, i casi sono stati limitati a 339 su 14 milioni di abitanti di cui una parte già guariti e nessun morto - racconta la designer malnatese - I sistemi di prevenzioni sono elevati, ma stanno funzionando. Siamo tutti con la mascherina, viene presa la temperatura in tutti i luoghi pubblici e mezzi di trasporto, ai caselli dell'autostrada, all'ingresso dei palazzi e dei luoghi di lavoro. Per limitare le situazioni affollate nelle scorse due settimane i ristoranti e tutti i luoghi dove si mangia erano aperti solo per il takeaway, ma in generale, a parte le scuole, la vita è ripresa dopo il rientro dalle vacanze del capodanno».

«I negozi han quasi tutti riaperto e anche le aziende - prosegue Silvia - Dove possibile viene promosso il lavoro da casa. Per esempio da me facciamo a turno ad alternare casa e ufficio in base alle esigenze di lavoro perché per delle norme di sicurezza devono garantire che non ci siano troppe persone in ufficio».

Si sta tornando a una quotidianità quasi normale: «In generale la città si è rianimata, molta più gente esce all'aria aperta anche perché qui comunque ci sono 20-25 gradi, ovviamente ci sono persone molto preoccupate, barricate in casa da settimane che si bardano con guanti, occhiali e mascherina ma la situazione non è allarmante».

Rispetto a qualche settimana fa non c'è la folla assiepata tra le strade, ma neppure le vie "fantasma" immortalate spesso in TV. «I mezzi di trasporto pubblici sono abbastanza vuoti - ha raccontato la donna - e c'è meno gente in giro, ma questo credo che sia dovuto molto alla chiusura dei ristoranti. Qui la gente normalmente esce solo per mangiare e se non è possibile si fa consegnare tutto a casa».

Il controllo è molto serio e viene sollecitato dappertutto: «In generale - ha specificato - spingono a registrarsi ovunque, per esempio tramite l'operatore telefonico che può certificare dove sei stato in base a dove si è connesso il tuo telefono, quando sali sulla metro sempre tramite un codice QR dovresti segnalare in che carrozza sei, al lavoro tramite questionari, alla municipalità sempre tramite cellulare. Ci sono siti dove puoi verificare se sui mezzi che hai preso (treni e aerei) hai viaggiato con persone infettate e siti dove puoi vedere in quali palazzi ci sono stati casi di infettati. Ovviamente qui non c'è regolamentazione sulla privacy». La Cina insomma sta fronteggiando un'emergenza che con tutte le misure di contrasto adottate fa certamente meno paura. In nome di una prevenzione fondamentale, anche in Italia, per fronteggiare la diffusione della malattia.

Pino Vaccaro

Google News Ricevi le nostre ultime notizie da Google News SEGUICI

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore