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Sport | 13 gennaio 2020, 00:00

OMAGGIO AL PIRATA CHE OGGI AVREBBE COMPIUTO 50 ANNI. «Buon compleanno, Marco Pantani: ti regalo il mio cuore e un po' di giustizia»

Martino Caliaro, re del Cuvignone e uno dei più grandi innamorati del Pirata: «A mio figlio racconterei le sue imprese, facendolo salire in bici insieme a me. Nel ciclismo nessuna emozione è stata più la stessa. In questo giorno è giusto continuare a provare rabbia e dolore perché portano alla verità di un uomo fatto fuori due volte»

OMAGGIO AL PIRATA CHE OGGI AVREBBE COMPIUTO 50 ANNI. «Buon compleanno, Marco Pantani: ti regalo il mio cuore e un po' di giustizia»

Oggi Marco Pantani avrebbe compiuto 50 anni: noi lo ricordiamo insieme a Martino Caliaro, recordman delle scalate al Cuvignone, il Mortirolo della provincia di Varese: per Martino la bicicletta e il ciclismo, oltreché un lavoro e poi una passione, sono state e sono tutt'ora un inno al Pirata. 

Il primo ricordo di Marco Pantani qual è?
12 luglio 1995: avevo 6 anni quando sull'Alpe d'Huez trionfava un giovanotto venuto dal mare.

Cosa manca al ciclismo di Marco?
Un corridore che sa emozionare. Quando scattava lui, la gente si alzava in piedi davanti alla tv o urlava sulle strade: non è più accaduto.

E a te cosa manca?
Il suo pedalare leggero in salita, il suo modo di alzarsi sui pedali, le sue vittorie che mi facevano venire voglia di salire in bicicletta.

Il giorno in cui Marco compie 50 anni, perché a tutti noi sembra di parlare di una persona che è qui, è giusto provare ancora tanta rabbia e tanto rancore?
Il 13 gennaio e il 14 febbraio andrebbero cancellati dal calendario perché nei giorni in cui è nato e morto Marco non si può non provare dolore e rabbia: è stato fatto fuori sia a Madonna di Campiglio (è ben noto ormai come le analisi fossero state alterate) che nel Residence Le Rose. Quello che tutti hanno descritto come un suicidio tale non è: Marco è stato ammazzato e la gente, finché è consentito, chiederà verità. Per farlo servono sia il dolore che la rabbia. 

Conosci Tonina Pantani: cosa le diresti nel giorno in cui suo figlio compie 50 anni?
La abbraccerei forte, forte, forte, sia lei che Paolo, e le direi che finché vita ci sarà, noi proveremo a darle giustizia. Poi starei lì, davanti a lei, guardandola negli occhi senza aggiungere una parola. 

A tuo figlio cosa racconteresti del Pirata?
Per prima cosa: se io dovessi avere un bambino, lo chiamerei Marco. Poi lo porterei in bici con me e gli racconterei le sue vittorie e le sue imprese perché in quelle vittorie e in quelle imprese c'è tutto Pantani.

Se oggi avessi davanti Marco e lui ti chiedesse "Dove ho sbagliato, Martino?", cosa risponderesti?
A livello sportivo non ha sbagliato nulla, a livello umano è caduto o è stato fatto cadere in quella "merda" che, comunque, non è la causa della sua morte.

Gli anni passano e la nostalgia del Pirata cresce, anche quelli che allora lo scaricarono oggi lo ricordano: perché?
Perché era l'unico che aveva gli attributi per dire quello che pensava in faccia alle persone. E questo, in un mondo di compromessi e parole dette per opportunismo oppure non dette, manca sempre di più.

 

Andrea Confalonieri

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