Territorio | 25 ottobre 2026, 08:51

OTTANT’ANNI DI VOTO ALLE DONNE. La sindaca che amministrava, studiava e non dormiva la notte: Laura Prati, fermata dai proiettili

A colloquio con Massimo Poliseno, oggi in Polizia, universitario all’epoca dell’attentato che costò la vita a sua mamma: l’impegno politico e nelle istituzioni, il Comune di Cardano al Campo come luogo di impegno e di servizio, la capacità di essere presente per la famiglia oltre che per i cittadini. «Mi ripeteva un detto diffuso, quasi banale. Che la sua storia ha reso profondo»

Laura Prati - Foto dalla pagina Fb Associazione Culturale Laura Prati

Laura Prati - Foto dalla pagina Fb Associazione Culturale Laura Prati

Continua il viaggio nella politica femminile e nell'impegno delle donne nel territorio, a 80 anni esatti dal primo voto universale. La storia recente offre, purtroppo, anche esperienze estreme. A 13 anni dalla morte, il ricordo di Laura Prati.

La Medaglia d’oro al Valore civile conferita dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. E l’attestato di Benemerenza dell’Università di Ferrara. Sono due riconoscimenti assegnati alla sindaca di Cardano al Campo, Laura Prati, nel 2023, dieci anni dopo l’attentato che le costò la vita. Descrivono, ovviamente senza esaurire le sfaccettature di una personalità forte, una donna che ha vissuto la politica e le istituzioni con spirito di servizio, che ha avuto come faro l’impegno per la collettività, la famiglia, i propri valori e le proprie aspirazioni.

La medaglia è l’alta onorificenza che suggella il percorso nell’amministrazione della cosa pubblica e il sacrificio: Laura Prati morì per gli spari di un vigile, sollevato dalle sue mansioni in seguito a una condanna, che raggiunse lei e il suo vice, Costantino Iametti, in Municipio.  L’attestato corona il grande desiderio della sindaca (così voleva essere chiamata, al femminile): il raggiungimento della laurea che non aveva ottenuto.

Ricorda le due attribuzioni il figlio di Laura Prati, Massimo Poliseno, studente di Giurisprudenza all’epoca dell’omicidio, commissario capo di Polizia, in servizio a Como, oggi. Cresciuto a pane politica «…perché anche mio papà si è impegnato in quell’ambito. Di politica i miei genitori parlavano spesso, quasi la si respirava. E poi le telefonate… Mia mamma ne faceva di interminabili. All’epoca in cui le conversazioni al fisso impedivano di usare internet, nascevano le discussioni per la linea. Telefonica, non politica».

Impegno e passione entravano in casa. Erano invadenti? 

Diciamo che connotavano il contesto domestico e hanno un po’ segnato la storia della famiglia (c’è anche una sorella, Alessia, Ndr). Teniamo presente che mia mamma non è diventata sindaca da un momento all’altro, il suo è stato un percorso. Segretaria del Pds a Cardano, esponente di rilievo, a livello provinciale, del Pd. È stata in Consiglio comunale, anche come capogruppo, ha maturato un’esperienza importante da assessore all’Istruzione e alle Pari opportunità. E' stata vicesindaco, prima di vincere le elezioni che l’hanno portata a guidare l’Amministrazione locale.

Qualcosa di cui essere gelosi? 

No. Non ho mai avuto la sensazione che trascurasse la famiglia per i suoi impegni. Nell'ultimo periodo, tanto per fare un esempio, era la prima a chiedermi come fosse andato un esame, all'università. La sua passione è stata contagiosa. Io stesso mi sono impegnato in politica e in Consiglio comunale. In precedenza ho seguito mia mamma non solo nella campagna elettorale vinta a Cardano ma anche alle regionali. Non fu eletta ma ottenne ottimi riscontri… Glielo leggevi negli occhi, ci metteva determinazione, coinvolgimento. Pure troppo.

Cioè?  

Mio padre mi ha raccontato più di una volta le difficoltà nel prendere sonno. Soprattutto quando si presentava il caso di qualche famiglia in difficoltà e non era possibile dare una risposta rapida. Tutti sanno che i Comuni faticano a trovare le risorse per aiutare chi vive disagi di qualche tipo. Tanto si fa, molto di più si vorrebbe, o dovrebbe, fare. Ecco, lei non riusciva a staccare, il suo pensiero tornava a questa o a quella situazione, a questa o a quella persona. In generale i cardini del suo agire, amministrativo e politico, sono quelli che fondano l'associazione a lei intitolata: cultura, parità, solidarietà, istruzione.

Ecco, l'istruzione. I crucci della vita amministrativa non furono sufficienti a prosciugare le energie di sua mamma. Che si rimise a studiare, giusto? 

Giusto. Era diplomata al linguistico e aveva intrapreso la scuola per interpreti. Inglese, francese, tedesco, un’infarinatura di russo. La laurea, però, non l’aveva conseguita. Ma ci teneva eccome. Per questo si era iscritta, da adulta, all’Università di Ferrara, Scienze dei Beni culturali. Sui libri si metteva di notte. A un certo punto partiva e dava gli esami. Passandoli. È stato uno dei tanti percorsi interrotti in modo traumatico. La benemerenza del 2023 ha, in qualche modo, dato un senso alla suo impegno per completare il cammino, ha chiuso un cerchio.

La benemerenza a Laura Prati viene ritirata dal figlio, Massimo Poliseno, e dal marito, Giuseppe. Foto dalla pagina Fb dell'associazione culturale Laura Prati

Per un certo periodo avete condiviso il fatto di essere iscritti all’Università, sebbene in atenei e facoltà diverse. Altro tratto comune risulta il valore della legalità. È stata sua madre a influenzare la scelta di entrare in Polizia? 

Difficile dirlo. Lo spirito di servizio, il mettersi a disposizione, il senso, direi il dovere della legalità sono sempre stati importanti per me. A prescindere dall’esperienza di mia mamma. Certo in casa, in famiglia, nel rapporto con lei, tutto questo ha trovato terreno fertile.

La risposta probabilmente è scontata. Ma è giusto chiederlo: parlerà di Laura Prati ai suoi figli? Racconterà loro chi è stata e perché è importante Laura Prati? 

Non ho figli. Ma certamente, se ce ne saranno, sapranno chi è stata la loro nonna. Conosceranno la persona, oltre che la sua esperienza nella politica e nelle istituzioni. Ripeterò loro quello che mia mamma diceva a me: non rinviare a domani ciò che puoi fare oggi. È una raccomandazione popolare e diffusa, se vogliamo scontata. Ma alla luce di quello che le è capitato, il detto assume uno spessore, una profondità. L’ho pensato tante volte, dopo i fatti del 2013: meno male che mia mamma ha vissuto così, senza rimandare. Agendo.

Stefano Tosi

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