Un impegno del Governo a contrastare la desertificazione commerciale e a sostenere la permanenza delle attività di vicinato nei centri storici. È il risultato ottenuto dal deputato varesino del Movimento 5 Stelle Antonio Ferrara, componente della X Commissione Attività produttive della Camera, durante l'esame della proposta di legge A.C. 362-A, dedicata alla tutela e valorizzazione delle attività commerciali e artigianali.
Un risultato arrivato al termine di un confronto parlamentare nel quale Ferrara ha evidenziato le contraddizioni di un provvedimento che punta prevalentemente sulla regolamentazione delle attività commerciali senza prevedere nuovi finanziamenti.
«Non possiamo pensare di salvare i nostri centri storici limitandoci a stabilire quali negozi possono aprire, a quale distanza e con quali orari. Il problema è molto più profondo: le botteghe chiudono perché non riescono a sostenere affitti, bollette e concorrenza delle grandi piattaforme commerciali. Le regole possono essere utili, ma da sole non tengono aperta una serranda».
Il primo passaggio parlamentare ha riguardato l'emendamento 4.11, a prima firma Ferrara, presentato insieme ai colleghi Appendino, Cappelletti e Pavanelli, con il quale si chiedeva di inserire espressamente nella legge la possibilità per i comuni di adottare misure contro la desertificazione commerciale e la perdita delle attività di prossimità.
L'emendamento è stato respinto dall'Aula con 139 voti contrari e 104 favorevoli, dopo il parere negativo del Governo e della Commissione.
«Una scelta che lascia perplessi. Si approva una legge per tutelare i centri storici, ma si respinge una proposta che chiede espressamente di contrastare la scomparsa dei negozi. Viene spontaneo domandarsi se l'obiettivo sia salvare le botteghe oppure limitarsi a regolamentarne la progressiva chiusura».
Il confronto è però proseguito con l'ordine del giorno 9/362-A/8, sempre a prima firma Ferrara, sul quale il Governo ha espresso parere favorevole, chiedendo una modifica al testo.
La sottosegretaria alle Imprese e al Made in Italy, Fausta Bergamotto, ha infatti chiesto di eliminare il primo impegno, relativo alla predisposizione di linee guida nazionali per i comuni.
È stato invece mantenuto l'impegno a promuovere misure coordinate di tutela e incentivazione contro la desertificazione commerciale, sostenendo la permanenza delle botteghe di vicinato e delle attività artigianali, la rigenerazione commerciale dei centri storici e il rafforzamento dei Distretti Urbani del Commercio.
«È un passaggio significativo. Prima la maggioranza respinge il nostro emendamento, poi il Governo riconosce la necessità di intervenire sullo stesso problema, accogliendo il nostro ordine del giorno, seppure con una modifica. Naturalmente, un impegno politico non equivale a uno stanziamento di risorse, ma rappresenta un punto di partenza sul quale continueremo a chiedere risposte concrete».
Una questione che riguarda direttamente anche Varese e tutta la sua provincia, dai centri di Busto Arsizio, Gallarate e Saronno fino ai numerosi piccoli comuni del territorio.
«La desertificazione commerciale non rappresenta soltanto un problema economico, ma una vera frattura sociale. Quando chiude una bottega perdiamo posti di lavoro, servizi essenziali e relazioni umane. Pensiamo agli anziani, alle persone con disabilità e alle famiglie senza automobile: la chiusura dell'ultimo negozio di un quartiere può significare perdere autonomia e qualità della vita. Quando si spegne un'insegna, spesso si spegne anche un pezzo della comunità».
Ferrara ha inoltre richiamato la contraddizione economica della legge, ricordando che la proposta originaria della Lega prevedeva un Fondo da 300 milioni di euro annui per tre anni, complessivamente 900 milioni, mai effettivamente stanziati e successivamente eliminati dal testo.
«Dopo quasi quattro anni di lavori parlamentari siamo passati da 900 milioni di euro inizialmente ipotizzati a zero euro di nuovi finanziamenti. Si riconosce il problema, si introducono prescrizioni, ma non si accompagnano le imprese con adeguati strumenti economici. È difficile immaginare di contrastare la chiusura delle botteghe limitandosi a produrre nuovi regolamenti».
Per il deputato del Movimento 5 Stelle, l'accoglimento dell'ordine del giorno deve ora tradursi in iniziative concrete, capaci di sostenere il commercio tradizionale, recuperare i locali abbandonati, favorire il ricambio generazionale e valorizzare i Distretti Urbani del Commercio, anche attraverso un migliore coordinamento degli strumenti di sostegno già esistenti.
«Il nostro obiettivo è mantenere vivi i centri storici, non trasformarli in musei a cielo aperto. Vogliamo città nelle quali i giovani possano aprire un'attività, gli artigiani possano continuare a lavorare e le famiglie possano trovare i servizi essenziali vicino a casa».
«Non si salva una bottega limitandosi a stabilire dove può aprire. Si salva creando le condizioni perché possa continuare a lavorare. Perché una città senza botteghe perde la propria identità, ma una città senza persone perde il proprio futuro. Adesso il Governo dia seguito all'impegno assunto».










