Torna l'appuntamento con la rubrica dedicata alla storia, agli aneddoti, alle leggende e al patrimonio storico e culturale di Varese e del Varesotto in collaborazione con l'associazione La Varese Nascosta. Ogni sabato pubblichiamo un contributo per conoscere meglio il territorio che ci circonda.
Gnomi, streghe e i candelabri d’argento: Leggende lungo il Margorabbia
Il Margorabbia scorre quieto e a tratti misterioso tra le valli prealpine, dalle sorgenti della Valganna fino a congiungersi col Tresa prima del Lago Maggiore. Le sue acque hanno sempre alimentato mulini, magli e leggende. Tra le rive di Luino, Mesenzana, Ferrera e Cunardo e per tutto il suo percorso, la tradizione orale ha tramandato tre storie particolarmente vive: i gnometti dispettosi, il ponte delle streghe e l’incontro del mugnaio con i candelabri d’argento.
Gli gnometti dispettosi
Un tempo, quando le strade erano ancora battute solo da piedi e carri, chi doveva attraversare i ponti tra Luino e Mesenzana sapeva di non essere mai solo. Lungo le sponde del Margorabbia vivevano piccoli esseri dispettosi, gli gnometti. Apparivano all’improvviso, facevano sparire oggetti, spaventavano i viandanti e a volte assumevano forme inquietanti. Per proteggersi, la gente indossava scapolari con l’immagine dell’Agnus Dei. Alla vista dell’agnello di Dio gli gnomi fuggivano di gran carriera, lasciando il passante in pace.
Il pont di strii
A Ferrera di Varese, sempre lungo il corso del fiume, sorgeva il “pont di strii”, il ponte delle streghe. Da tempo immemore quella struttura era considerata infestata.
Le streghe, brutte e cattive, si divertivano a bastonare i passanti, specialmente di sera. Molti preferivano fare lunghi giri piuttosto che rischiare di attraversarlo al buio. Le streghe abitavano vicino ai mulini, accompagnate dai loro gatti, e i contadini che tornavano dal lavoro dovevano fare i conti con le loro burle, a volte pesanti e cattive.
I candelabri d’argento del mugnaio
La storia più suggestiva riguarda un mugnaio che una sera, dopo una lunga giornata di lavoro, stava tornando a casa costeggiando il Margorabbia. All’improvviso udì degli spari. Non c’era nessuno in vista, eppure accelerò il passo, inquieto. Poco dopo vide davanti a sé due candelabri d’argento.
Li raccolse subito, contento del ritrovamento. Quando passò davanti a un cimitero, però, accadde l’incredibile: i due candelabri si trasformarono in braccia mozze che iniziarono a tirargli pugni e schiaffi. Il mugnaio non si perse d’animo e cominciò a recitare una preghiera. Come per magia, le braccia tornarono a essere candelabri.
Spaventato e preoccupato, l’uomo decise di portarli subito nella chiesa di Cunardo. Secondo la tradizione, quei due candelabri si trovano ancora oggi sull’altare della chiesa, a testimonianza di quella notte strana e di tutte le leggende che da secoli avvolgono il Margorabbia.
Queste storie, raccolte e tramandate nella tradizione locale, continuano a dare voce al fiume e alle sue rive. E poi si sa… in ogni leggenda, come in ogni sogno che scorre sull’acqua, c’è sempre un filo di verità che sussurra tra le foglie e le pietre, pronto a rivelarsi a chi sa ancora ascoltare.
Davide Sottocasa















